| Come Benjamin lasciarsi
invadere dal mondo | Può ben darsi che tra i tanti significati profetici del pensiero di Benjamin ci sia anche questo, meno clamoroso e forse meno caratteristicamente "messianico", ma sociologicamente assai acuto: appunto l'idea della importanza dei Passagen, di quella sorta di ambienti intermedi tra l'interno, la casa, il caffè, il teatro, ecc. - e la strada, piazza, parco, giardino. Un posto dove non si è completamente fuori, come le vie dove non si sta ma solo si passa per andare da qualche altra parte, con altri scopi; e neppure dentro, che è invece appunto il luogo dove la strada ci conduce e dove sì suppone stiamo con qualche proposito preciso. Una sorta, possiamo dire, di condizione intermedia tra lo spaesamento e l'appartenenza, nella quale non c'è una precisa responsabilità (che cosa fa Lei qui? Mi trovavo a passare), ma che implica sempre, almeno, una scelta sia pure implicita di sostare, trattenersi, vedere che cosa succede, magari esporsi a incontri imprevisti e possibilmente piacevoli o chiaramente eccitanti. E' solo un caso che i più vari traffici legati ai piaceri meno leciti - dalla droga alla prostituzione al gioco delle tre carte - si svolgano nelle grandi Cìttà intorno alle stazioni? E che proprio alla stazione, ancora adesso, si ritrovino gli immigrati recenti la domenica pomeriggio, senza uno scopo preciso ma con il solo desiderio di incontrarsi e "passare il tempo" insieme? Una variante più moderna, che Benjamin non conosceva ancora ma a cui forse avrebbe prestato attenzione, sono gli aeroporti; dove sempre più spesso, per lo più senza volerlo e anzi con molta irritazione, molti di noi passano, sprecano, sono costretti a consumare, il loro tempo. Ma pur mettendo da parte scioperi e ritardi, c'è un tempo di attesa fisiologico (presentarsi almeno un'ora prima dell'imbarco) che il viaggio aereo richiede, e che i "Passagen" degli aeroporti si dispongono a riempire con le più varie fantasmagorie delle merci, le quali anzi, nel caso di voli internazionali, sono presentate "duty free", come sospese fuori dagli spazi consueti, libere da dogane, anch'esse "di passaggio". Le merci, certo: per Benjamin, sono queste, esposte nelle vetrine che diventano sempre più ampie e lussuose anche con l'invenzione di nuove procedure per lavorare grandi lastre di vetro, l'anima e l'attrattiva dei "Passagen". Oggi i liceali che, marinano la scuola girano sempre più spesso nei grandi shopping center, come in musei della cultura contemporanea in cui ci si muove senza dover rispettare alcuna "aura", con quella "attenzione distratta" che Benjamin immaginava caratteristica degli abitanti delle antiche città d'arte, abituati a camminare tra Santa Maria Novella e il Palazzo della Signoria senza soffermarsi ad ammirarli come turisti in visita, ma respirando come condizione normale l'aria permeata di bellezza che da essi promana.
Certo il Benjamin della attenzione distratta e della liquidazione dell'aura (il rispetto feticistico, in fondo legato al valore monetario) dell'opera d'arte, è un Benjamin marginale", che i suoi amici della Scuola di Francoforte (Adorno soprattutto) non accettarono mai; eppure se si mettono queste idee in relazione alla sua attenzione per la figura del "fláneur" tanto cara ai surrealisti e ai situazionisti la figura di chi passeggia senza scopo esponendosi agli incontri imprevisti sempre possibili nella grande città - si intuisce in lui almeno la speranza o solo il sospetto che una autentica vita interiore possa svilupparsi anche, o forse soprattutto, in quella peculiare meditazione che consiste nel lasciarsi invadere dal mondo e abbandonandosi a ciò che le cose sembrano avere da dirci. |