| Thurow: "Il futuro è delle bio-tech" | "Durerà 20-25 anni, poi il boom della terza rivoluzione
industriale comincerà a ridimensionarsi". Lester C.
Thurow, economista al Mit di Cambridge, in
Massachusetts, e autore del saggio La costruzione della
Ricchezza edito dal Sole-24 Ore, non scorge affatto
sintomi di caduta, si limita ad applicare la logica
dell'esperienza acquisita. Accadde già a fine 800,
quando s'avvertirono i grandi benefici prodotti dal
diffondersi dell'energia elettrica.
| È uno scenario che in qualche modo si ripete oggi? |
Ci sono molte somiglianze. Nel 1985 negli Stati Uniti
c'erano tredici miliardari, oggi sono più di cinquecento.
Fra il 1900 e il 1980 ce ne fu uno solo: Ford. Fra il 1880
e il 1890, invece, fu un fiorire di ricchezze, che poi
andarono concentrandosi. Oggi viviamo la terza
rivoluzione industriale, che presto porterà a fusioni in
molti settori industriali. Entro quindici anni, per esempio,
ci saranno non più di sei o al massimo otto produttori di
automobili. In cinque anni nove start up su dieci di questa
nuova economia, economia della conoscenza, saranno
fallite.
Lei ama correggere chi parla di economia
dell'informazione e pone enfasi sulla conoscenza.
Perché? |
Perché la storia ricorderà più le biotecnologie che la
diffusione della comunicazione. Il laser è utilizzato anche
in informatica, ma in futuro sarà soprattutto apprezzato
per averci consentito di abbandonare gli occhiali, grazie
alle nuove tecniche di correzione dei difetti visivi.
| Anche per questo la via delle biotecnologie è aspramente
contestata dal fronte che si oppone agli sviluppi della
globalizzazione? |
Ragioni filosofiche, religiose, etiche guidano queste
proteste. In Israele un professore mi ha detto di essere
pronto al trapianto di cuore da un maiale transgenico. Il
maiale è animale che, per evidenti ragioni, suscita enormi
problemi in Israele. La sola idea crea polemica, ma
questo non basterà a frenare il cammino bio-tech. C'è un
solo esempio di tecnologia uccisa dalla sociologia: il
nucleare. Questa volta non si ripeterà. Non potrà ripetersi
con una tecnologia che salva la vita, che risparmia te o
tua madre da sicura morte o che ti impedisce di cadere
vittima del morbo di Alzheimer. Infine, una
considerazione. Quello che abbiamo visto a Seattle non
era il prodotto di una genuina cultura americana, anche
se, non c'è dubbio, questa cultura in America è maturata.
| L'America. Il primato statunitense è schiacciante
nell'economia della conoscenza. Lei stesso ha dichiarato
che un cittadino Usa ha cinque volte più possibilità di
diventare miliardario di un giapponese o di un europeo... |
L'industria americana è leader nel campo biotecnologico
perché è più facile essere imprenditori negli Stati Uniti
che in Europa. E questo non per il facile accesso al
venture capital, ma perché negli Usa si fallisce spesso. Il
90% delle start up salta per aria, ma l'imprenditore non è
emarginato, non è escluso dalla vita produttiva. Anzi, in
America si dice spesso che non si può essere un
businessman di successo se non s'è fallito almeno una
volta. È considerata un'esperienza utile. In Giappone
questa logica è inaccettabile, in Europa appena appena.
Probabilmente noi americani abbiamo assorbito la storia
dell'immigrazione, la lezione del provare e riprovare, del
reinventarsi, della nuova frontiera.
| Il primato americano, a suo parere, non lascia all'Europa
alcuna leadership nell'industria ad alta tecnologia. Eppure
è europeo, anzi nordeuropeo, il mondo dei telefoni
cellulari... |
È vero, è l'eccezione. Nessuno avrebbe mai detto, dieci
anni fa, che la comunicazione senza fili sarebbe stata
targata Finlandia e Svezia.
| Eppure un tratto comune unisce l'esperienza Usa e quella
dei Paesi nordici europei: il grande investimento in
ricerca e sviluppo. Anche lei ha fissato nel "reaserch &
development" una delle ragioni più importanti del
successo statunitense. |
Non c'è dubbio, ma la ricerca va fatta a livello europeo. È
una strada costosissima e lastricata da esperimenti falliti,
un percorso simile a quello che fanno coloro che tentano
di individuare giacimenti petroliferi: scavano, perforano,
sondano e spesso non trovano nulla. Gli Stati Uniti
investono il 3% del Pil, una cifra pari a circa 300 miliardi
di dollari, quanto l'economia di interi Paesi europei. Ci
sono Stati nell'Ue (penso alla Spagna) che non investono
quasi nulla. In Europa si fa più sviluppo, ma poca ricerca
scientifica pura. In America ci sono gli istituti adatti,
soprattutto le università. Basti pensare al Massachusetts
Institute of Technology, che dedica alla ricerca un
miliardo di dollari del suo budget. La scelta americana
risale al dopoguerra, quando furono decisi importanti
investimenti nel settore, e furono invitati a trasferirsi
oltreoceano i migliori cervelli del Vecchio Continente. Fu
allora che cominciò a radicarsi negli Usa una cultura
scientifica e soprattutto ingegneristica autentica. E poi
negli Usa scienziati e ricercatori sono ben retribuiti.
L'economia dellla conoscenza sembra approfondire il gap
fra chi ha e chi non ha. Secondo una sua elaborazione,
trent'anni fa un amministratore delegato aveva una
retribuzione 44 volte superiore a quella di un operaio.
Oggi il rapporto è 1 a 222. |
Probabilmente è ulteriormente peggiorato. È l'aspetto
negativo del periodo che stiamo vivendo. La prima e la
seconda rivoluzione industriale contribuirono in una certa
misura a una redistribuzione. Oggi si toglie personale
all'industria manifatturiera per portarla verso i servizi, che
hanno salari mediamente inferiori di un terzo. Negli anni
90 due terzi dei lavoratori americani hanno visto le loro
retribuzioni rimanere inalterate, o addirittura ridursi. E
oggi negli Stati Uniti il 70% dei lavoratori dell'industria
privata è occupato in società di servizi.
Jeremy Rifkin ha recentemente sostenuto, nel suo ultimo
volume L'era dell'accesso, che entro il 2003 il fatturato del
commercio on line "business to business" esploderà,
arrivando a 1300 miliardi di dollari, contro i 43 del 1998.
L'e-commerce è davvero il fenomeno della nuova
economia? |
Lo è, perché lo possono fare tutti; ma è sostanzialmente
marketing, non sviluppo tecnologico. Detto questo, non
c'è dubbio che il business to business on line crescerà
anche oltre i 1300 miliardi di dollari di fatturato. Ma ciò
non deve fuorviare: lo sviluppo più sensazionale
nell'economia della conoscenza è nelle biotecnologie. I
problemi etici saranno superati, perché la scelta che si
porrà sarà tra la fede religiosa e la sopravvivenza. E alla
fine, se ci sarà da decidere se seguire la religione e
morire, oppure deviare dal corso della fede per
sopravvivere, la gente sceglierà questa terra. Non è un
caso se quel professore israeliano mi ha già confessato
di aver deciso: nonostante il cuore sia di maiale,
procederà con il trapianto. Polemica? Certo ci sarà un
gran discutere in Israele. Ma alla fine prevarrà la scelta di
vivere. |