RASSEGNA STAMPA

17 MAGGIO 2000
LUIGI FOSCHINI
Ecco chi sono i "sacerdoti della scienza"
Avrà una risposta il sogno di Einstein?
Due libri di Pietro Greco sulla questione
Ci sono diversi storici della scienza, forse anche quasi tutti, convinti che Albert Einstein abbia "tirato i remi in barca", una volta acquisita la fama. Pietro Greco non è di questo avviso e nel suo ultimo libro, "Il Sogno di Einstein" (CUEN Napoli 2000) ne espone i motivi. Con la solita abilità narrativa, Greco racconta come il noto fisico tedesco abbia in realtà cercato sin dall'inizio della sua carriera di perseguire un programma molto ambizioso, quello del ricercare l'intima unità dell'universo. I primi lavori, quelli che rimarranno poi famosi e che furono pubblicati nel 1905, sembrano muoversi lungo binari indipendenti: uno è sul moto browniano, uno sull'effetto fotoelettrico, e un altro sulla relatività ristretta.
Invece, come mostra Greco, si tratta di tre tasselli di un unico mosaico, volto alla realizzazione di una teoria in grado di spiegare i concetti fondamentali dell'universo intero. In effetti, Einstein diede ancora grandi contributi alla fisica anche dopo il Nobel: la statistica di Bose-Einstein, le leggendarie discussioni con Niels Bohr sul fondamenti della meccanica quantistica, solo per citarne alcuni. Ma forse risultano opachi, quando comparati con la brillantezza di quel lavori del 1905.
Luis de Broglie definì questi ultimi come tre razzi fiammeggianti che improvvisamente illuminano il cielo buio della fisica. Forse ciò che maggiormente pesa sull'attività dell'Einstein famoso è il fallimento del programma prefisso, fallimento che lo stesso fisico sancirà in una delle ultime lettere al suo caro amico Michele Besso, in cui dichiara forfait di fronte a insormontabili difficoltà matematiche. Resta però una cosa di cui si tiene poco conto, soprattutto nel mondo di oggi in cui sembra che contino solo i successi: Einstein pose il problema.
Non trovò una soluzione, ma pose il problema che a tutt'oggi impegna molti scienziati. Spesso, nella scienza è molto più importante porre il problema che non la soluzione stessa, al punto che un noto scienziato definì scherzosamente la fisica come l'arte di crearsi del problemi. Parallelamente al libro su Einstein, e uscito lo scorso anno: "Evoluzioni" (CUEN Napoli 1999). In questo libro, si affronta la questione se il sogno di Einstein avrà mai una risposta. Oggi, scrive Greco, ci sono degli studiosi che sono convinti di avere trovato nella complessità una risposta alla domanda del fisico tedesco.
Ma non si fermano alla fisica, vogliono sintetizzare qualunque cosa in un Grande Algoritmo, dal Big Bang a Wall Street (come recita il sottotitolo del libro). Greco snocciola circa 470 pagine per spiegare che il Grande Algoritmo non esiste, perché, parafrasando Pascal, la natura ha infinite ragioni che la ragione umana non comprende. Senza che questo voglia significare una deriva mistica. Gli stessi studiosi della complessità non riescono neanche a mettersi d'accordo sulla definizione del loro argomento di studio, al punto che Greco conta ben 31 definizioni, tutte differenti, senza possibilità di trovare punti in comune che permettano una sintesi.
La differenza tra Einstein e i "complessisti" che si deduce dalla lettura dei due testi, è che mentre il fisico tedesco indaga l'infinito per quello che è, senza la necessità di ingabbiarlo nel finito, i sacerdoti della complessità vogliono invece ridurre tutto a un'unica formula (la formula magica?). Greco puntualizza le due credenze di base dei "complessisti": accanto alla fede incrollabile nell'esistenza del Grande Algoritmo, c'è la credenza che questo sarà rivelato dal computer.
Questo è un punto molto importante che Greco affronta con coraggio, perché verso il computer c'è oggi un rapporto di tipo quasi fideistico. Le simulazioni sono infatti delle specie di "scatole nere": si cambiano i parametri di ingresso, si "gira la manovella", e si interpretano i risultati. Cosa avvenga "dentro" è spesso sconosciuto agli stessi scienziati. Per le stesse leggi della complessità: quando si ha a che fare con programmi di migliaia e centinaia di migliaia dì linee, non è possibile tenerle tutte sotto controllo. Senza poi contare che la stessa simulazione, mano a mano che procede, introduce piccoli errori, che col tempo si possono amplificare a dismisura. Il computer è uno strumento potente e essenziale per la ricerca scientifica, ma non per questo bisogna guardarlo come dispensatore di verità assolute. E' preoccupante vedere come sempre più spesso la scienza moderna stia virando verso posizioni dogmatiche, quasi religiose, e di cui la complessità non è che un aspetto.
Greco dipinge spesso gli studiosi della complessità come "sacerdoti" e mai paragone fu più azzeccato. Anche se è bene non generalizzare; inoltre, è bene notare che questa tendenza al dogmatismo nella scienza emerge anche in altri settori. Però, se una religione ha bisogno di sacerdoti e dogmi, così non è per la scienza, che nel momento in cui ricorre a un atto di fede ha perso la sua battaglia culturale.
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Cultura-Impresa scientifica