UNA TECNICA PER I
POVERI Oggi riceve a Londra il premio Templeton, il
"Nobel della religione": parla il fisico inglese Dyson "La nuova informatica rischia di creare altre forme di
dipendenza. La minaccia più grande viene dall'ingegneria
genetica" Collaborò con Oppenheimer sulla bomba atomica, ma da anni opera perché la
scienza elimini le barriere fra Nord e Sud del mondo |
| Uno scienziato filosofo, nella migliore e ormai da
secoli archiviata tradizione aristotelica. Un pensatore che ha
saputo fornire nuovi importanti segreti alla storia della fisica
senza smettere di interrogarsi sulla natura dell'uomo.
Consapevole, come forse l'antica Grecia era molto di più
dell'epoca contemporanea, che è il modo in cui pensiamo noi
stessi come umanità a determinare quale uso facciamo di scienza e
tecnologia.
Freeman John Dyson, settantasette anni, inglese di nascita,
americano di adozione, ha tutte le carte in regola per ricevere il
Premio Templeton, una sorta di Nobel delle religioni. Secondo il
fondatore John Templeton è proprio la mancanza della disciplina
"religione" una delle lacune più gravi del premio di Stoccolma. Il
prestigioso riconoscimento, che ammonta quest'anno a un
miliardo e ottocento milioni di lire, verrà consegnato a Dyson
proprio oggi a Buchingham Palace dal principe Filippo, marito
della regina Elisabetta.
Dopo aver servito come fisico nell'aviazione inglese durante la
seconda guerra mondiale, Dyson si è laureato in matematica a
Cambridge alla fine della guerra, l'unico suo vero titolo
accademico insieme alle diciassette lauree ad honorem ricevute da
Oxford, Princeton, Dartmouth, Yeshiva e altre università. La fama
è arrivata nel 1946 quando, alla Cornell University americana,
Freeman è riuscito ad unificare le più importanti teorie sulla
elettrodinamica del quantum, guadagnandosi la stima della
comunità scientifica internazionale, Dopo aver lavorato con
Robert Oppnheimer, direttore del progetto Manhattan che portò
alla bomba atomica, nel 1953 il vincitore del Templeton Prize
diventa professore di fisica all'Istituto per gli studi avanzati
dell'università di Princeton. Un titolo che ha mantenuto per 41
anni, prima di diventare professore emerito.
Nonostante la lunga carriera di successi scientifici, Freeman ha
sempre mantenuto consapevolezza dei limiti della sua disciplina.
Inimicandosi buona parte dei suoi colleghi si è sempre opposto a
giganteschi progetti scientifici dal valore economico spropositato,
come il frantumatore atomico Supercollider, che sarebbe costato
otto miliardi di dollari e la Stazione spaziale internazionale che
Freeman ha definito "un programma di welfare per le classi
medie". Fra i volumi pubblicati dallo scienziato una autobiografia
scientifica, uno studio della guerra e alcuni saggi dedicati ai
rapporti tra tecnologia e scienza.
| Professor Dyson, uno dei "leit-motiv" della sua opera è
l'affermazione che la tecnologia tende a dividere tra ricchi e
poveri. Lei ha criticato per esempio telefonini e computer
portatili definendoli "giocattoli per i più ricchi". |
"La tecnologia moderna tende ad aumentare il divario tra ricchi e
poveri in due modi. Produce lavori nuovi ben pagati per lavoratori
specializzati, mentre distrugge vecchi tipi di professioni svolte da
operai non specializzati. Mette a punto medicine costose e cure
sofisticate per i più ricchi, mentre rende la medicina tradizionale
meno accessibile ai più poveri. Sia nella produzione che nel
consumo dei beni, i ricchi traggono vantaggio, mentre i poveri
vengono esclusi. Non esiste una soluzione unica a questi
problemi. Ogni situazione richiede una risposta diversa. Le
soluzioni ai problemi locali sono di solito locali piuttosto che
globali. Per fare un esempio negli Stati Uniti non esiste alcun
servizio sanitario nazionale, ma nella piccola comunità di
Princeton, alla quale appartengo, possiamo essere vaccinati gratis
contro l'influenza, e paghiamo per questo servizio medico perché
lo riteniamo utile per la nostra comunità. Quindi la filosofia dello
Stato sociale viene accettata a livello di comunità locale, anche se
viene rifiutata su scala nazionale".
| Può spiegare come la tecnologia ha cambiato e cambierà il
nostro mondo? |
"Nel corso della nostra storia abbiamo cambiato il mondo
attraverso la tecnologia. Essa è stata di due tipi, verde e grigia.
Quella verde sono semi e piante, giardini e frutteti, cavalli e maiali
e pecore addomesticati. La tecnologia grigia sono il bronzo e
l'acciaio, l'elettricità, le automobili e i computer. A partire da
tremila anni fa la tecnologia grigia ha prevalso, generando il
mondo di città, fabbriche e supermercati, nel quale viviamo oggi,
ma il suo dominio sta arrivando agli sgoccioli. La nuova
tecnologia verde, scoperta soltanto cinquant'anni fa ci metterà in
grado di usare soltanto la luce del sole come fonte di energia e
l'aria, l'acqua e il suolo per manifatturare e riciclare materiali
chimici di ogni tipo. Si tratta di una tecnologia pulita, in armonia
con la natura che potrebbe diminuire il divario tra ricchi e poveri
perché le zone tropicali del mondo, dove l'energia solare è
concentrata sono anche le più povere. Ma benché vi siano soltanto
vantaggi nell'uso della tecnologia verde, non è detto che essa
prevarrà. Perché avvenga abbiamo bisogno di una forte spinta
dall'etica, un consenso nella opinione pubblica che affermi che le
ineguaglianze di oggi nella distribuzione della ricchezza sono
profondamente ingiuste. Né la tecnologia da sola, né la religione
da sola sono abbastanza potenti da garantire giustizia sociale alle
società umane, ma tecnologia e religione unite potrebbero
ottenere questo risultato".
| Non vede nessuno svantaggio nel prevalere nel futuro della
tecnologia verde? |
"Oltre ai pericoli delle armi biologiche, la tecnologia verde
potrebbe portarne altri che non hanno niente a che vedere con le
armi. La minaccia più grande è l'applicazione dell'ingegneria
genetica agli embrioni umani. Se permettiamo che vi sia un libero
mercato di geni umani, genitori ricchi saranno in grado di
comprare geni superiori per i loro figli e questo potrebbe portare a
una divisione dell'umanità in caste ereditarie. Entro poche
generazioni i figli dei ricchi e quelli dei poveri potrebbero
diventare specie separate e l'umanità sarebbe ridotta di nuovo a
una società di padroni e di schiavi. Per quanto ciecamente
crediamo nelle virtù del libero mercato, esso non deve coinvolgere
i geni umani".
| Una delle convinzioni più condivise nella nostra società è l'idea
che, grazie al progresso, siamo diventati più civili, rispetto alle
epoche passate e rispetto ai Paesi del Terzo Mondo. Lei che
cosa ne pensa? |
"Gli antropologi e altri esperti che hanno vissuto con gli uomini
primitivi concordano che sono intelligenti e complicati quanto
noi. Non esiste alcuna prova che siamo più umani o più capaci di
compassione dei cosiddetti "selvaggi". Sembra che la natura
umana sia la stessa dappertutto, un miscuglio di amore e di odio, a
volte calda e amichevole, a volte fiera e violenta. Il principale
cambiamento portato dalla civiltà è che oggi abbiamo più modi di
essere diversi. La scienza e la tecnologia aumentano di molto la
varietà delle occupazioni umane e le opportunità a nostra
disposizione. Viviamo tante vite diverse perché abbiamo maggiore
libertà di scegliere i nostri strumenti e i nostri amici". |