RASSEGNA STAMPA

9 MAGGIO 2000
SILVIA GUZZETTI
UNA TECNICA PER I POVERI
Oggi riceve a Londra il premio Templeton, il "Nobel della religione": parla il fisico inglese Dyson
"La nuova informatica rischia di creare altre forme di dipendenza. La minaccia più grande viene dall'ingegneria genetica"
Collaborò con Oppenheimer sulla bomba atomica, ma da anni opera perché la scienza elimini le barriere fra Nord e Sud del mondo
Uno scienziato filosofo, nella migliore e ormai da secoli archiviata tradizione aristotelica. Un pensatore che ha saputo fornire nuovi importanti segreti alla storia della fisica senza smettere di interrogarsi sulla natura dell'uomo.
Consapevole, come forse l'antica Grecia era molto di più dell'epoca contemporanea, che è il modo in cui pensiamo noi stessi come umanità a determinare quale uso facciamo di scienza e tecnologia. Freeman John Dyson, settantasette anni, inglese di nascita, americano di adozione, ha tutte le carte in regola per ricevere il Premio Templeton, una sorta di Nobel delle religioni. Secondo il fondatore John Templeton è proprio la mancanza della disciplina "religione" una delle lacune più gravi del premio di Stoccolma. Il prestigioso riconoscimento, che ammonta quest'anno a un miliardo e ottocento milioni di lire, verrà consegnato a Dyson proprio oggi a Buchingham Palace dal principe Filippo, marito della regina Elisabetta. Dopo aver servito come fisico nell'aviazione inglese durante la seconda guerra mondiale, Dyson si è laureato in matematica a Cambridge alla fine della guerra, l'unico suo vero titolo accademico insieme alle diciassette lauree ad honorem ricevute da Oxford, Princeton, Dartmouth, Yeshiva e altre università. La fama è arrivata nel 1946 quando, alla Cornell University americana, Freeman è riuscito ad unificare le più importanti teorie sulla elettrodinamica del quantum, guadagnandosi la stima della comunità scientifica internazionale, Dopo aver lavorato con Robert Oppnheimer, direttore del progetto Manhattan che portò alla bomba atomica, nel 1953 il vincitore del Templeton Prize diventa professore di fisica all'Istituto per gli studi avanzati dell'università di Princeton. Un titolo che ha mantenuto per 41 anni, prima di diventare professore emerito. Nonostante la lunga carriera di successi scientifici, Freeman ha sempre mantenuto consapevolezza dei limiti della sua disciplina.
Inimicandosi buona parte dei suoi colleghi si è sempre opposto a giganteschi progetti scientifici dal valore economico spropositato, come il frantumatore atomico Supercollider, che sarebbe costato otto miliardi di dollari e la Stazione spaziale internazionale che Freeman ha definito "un programma di welfare per le classi medie". Fra i volumi pubblicati dallo scienziato una autobiografia scientifica, uno studio della guerra e alcuni saggi dedicati ai rapporti tra tecnologia e scienza.
Professor Dyson, uno dei "leit-motiv" della sua opera è l'affermazione che la tecnologia tende a dividere tra ricchi e poveri. Lei ha criticato per esempio telefonini e computer portatili definendoli "giocattoli per i più ricchi".
"La tecnologia moderna tende ad aumentare il divario tra ricchi e poveri in due modi. Produce lavori nuovi ben pagati per lavoratori specializzati, mentre distrugge vecchi tipi di professioni svolte da operai non specializzati. Mette a punto medicine costose e cure sofisticate per i più ricchi, mentre rende la medicina tradizionale meno accessibile ai più poveri. Sia nella produzione che nel consumo dei beni, i ricchi traggono vantaggio, mentre i poveri vengono esclusi. Non esiste una soluzione unica a questi problemi. Ogni situazione richiede una risposta diversa. Le soluzioni ai problemi locali sono di solito locali piuttosto che globali. Per fare un esempio negli Stati Uniti non esiste alcun servizio sanitario nazionale, ma nella piccola comunità di Princeton, alla quale appartengo, possiamo essere vaccinati gratis contro l'influenza, e paghiamo per questo servizio medico perché lo riteniamo utile per la nostra comunità. Quindi la filosofia dello Stato sociale viene accettata a livello di comunità locale, anche se viene rifiutata su scala nazionale".
Può spiegare come la tecnologia ha cambiato e cambierà il nostro mondo?
"Nel corso della nostra storia abbiamo cambiato il mondo attraverso la tecnologia. Essa è stata di due tipi, verde e grigia.
Quella verde sono semi e piante, giardini e frutteti, cavalli e maiali e pecore addomesticati. La tecnologia grigia sono il bronzo e l'acciaio, l'elettricità, le automobili e i computer. A partire da tremila anni fa la tecnologia grigia ha prevalso, generando il mondo di città, fabbriche e supermercati, nel quale viviamo oggi, ma il suo dominio sta arrivando agli sgoccioli. La nuova tecnologia verde, scoperta soltanto cinquant'anni fa ci metterà in grado di usare soltanto la luce del sole come fonte di energia e l'aria, l'acqua e il suolo per manifatturare e riciclare materiali chimici di ogni tipo. Si tratta di una tecnologia pulita, in armonia con la natura che potrebbe diminuire il divario tra ricchi e poveri perché le zone tropicali del mondo, dove l'energia solare è concentrata sono anche le più povere. Ma benché vi siano soltanto vantaggi nell'uso della tecnologia verde, non è detto che essa prevarrà. Perché avvenga abbiamo bisogno di una forte spinta dall'etica, un consenso nella opinione pubblica che affermi che le ineguaglianze di oggi nella distribuzione della ricchezza sono profondamente ingiuste. Né la tecnologia da sola, né la religione da sola sono abbastanza potenti da garantire giustizia sociale alle società umane, ma tecnologia e religione unite potrebbero ottenere questo risultato".
Non vede nessuno svantaggio nel prevalere nel futuro della tecnologia verde?
"Oltre ai pericoli delle armi biologiche, la tecnologia verde potrebbe portarne altri che non hanno niente a che vedere con le armi. La minaccia più grande è l'applicazione dell'ingegneria genetica agli embrioni umani. Se permettiamo che vi sia un libero mercato di geni umani, genitori ricchi saranno in grado di comprare geni superiori per i loro figli e questo potrebbe portare a una divisione dell'umanità in caste ereditarie. Entro poche generazioni i figli dei ricchi e quelli dei poveri potrebbero diventare specie separate e l'umanità sarebbe ridotta di nuovo a una società di padroni e di schiavi. Per quanto ciecamente crediamo nelle virtù del libero mercato, esso non deve coinvolgere i geni umani".
Una delle convinzioni più condivise nella nostra società è l'idea che, grazie al progresso, siamo diventati più civili, rispetto alle epoche passate e rispetto ai Paesi del Terzo Mondo. Lei che cosa ne pensa?
"Gli antropologi e altri esperti che hanno vissuto con gli uomini primitivi concordano che sono intelligenti e complicati quanto noi. Non esiste alcuna prova che siamo più umani o più capaci di compassione dei cosiddetti "selvaggi". Sembra che la natura umana sia la stessa dappertutto, un miscuglio di amore e di odio, a volte calda e amichevole, a volte fiera e violenta. Il principale cambiamento portato dalla civiltà è che oggi abbiamo più modi di essere diversi. La scienza e la tecnologia aumentano di molto la varietà delle occupazioni umane e le opportunità a nostra disposizione. Viviamo tante vite diverse perché abbiamo maggiore libertà di scegliere i nostri strumenti e i nostri amici".
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