L'INUTILE PAURA DEL CIBO| Alimenti transgenici: la garanzia è nel controllo |
| Di poche cose si è parlato così spesso e così confusamente come dei cibi
transgenici. I cibi transgenici sono alimenti derivati da piante transgeniche,
vale a dire piante nelle quali è stato inserito un gene che non avevano o alle
quali ne è stato modificato uno che già avevano. Questa limitatissima
modificazione del patrimonio genetico di una pianta la fa apparire agli occhi di
qualcuno come una creatura nuova, innaturale e pericolosa. Come se ciò non
fosse mai accaduto prima. Ma l'uomo ha modificato da sempre piante ed
animali per perseguire il proprio interesse! In natura non esistono né il grano
né il pomodoro, né la patata né la pesca. Tutti questi vegetali sono stati
prodotti dall'uomo quando, più o meno una diecina di migliaia di anni fa,
alcune popolazioni hanno deciso che erano stanche di vagare per le praterie
o le foreste a caccia di piccole o grandi prede animali e allo stesso tempo
alla ricerca di tuberi e di bacche che crescevano spontaneamente.
Alcuni uomini sono così diventati agricoltori, da cacciatori e raccoglitori che
erano, e hanno pazientemente scelto e selezionato alcune piante, oltre ad addomesticare
alcuni animali che li
aiutassero in questa loro opera. In diverse regioni del mondo, e
primariamente nella famosa
"mezzaluna fertile" che si estende intorno ai fiumi Tigri ed Eufrate, i nostri
antenati hanno scelto
alcuni cereali, alcuni tuberi, alcune verdure fogliacee e qualche frutto e se li
sono coltivati per secoli,
apportando ogni tanto qualche miglioramento. In parti diverse del mondo ci si
è dedicati a piante e
ad animali diversi. Prima della scoperta delle Americhe, gli europei non
conoscevano né il caffè, né le
patate, né il pomodoro, anche se fa un certo effetto pensare ai napoletani
prima del caffè e del
pomodoro e ai tedeschi prima della patata.
Insomma l'uomo non si è accontentato mai di "quello che passava il
convento" e ha cercato in
continuazione di aumentare le proprie probabilità di sopravvivenza e di
accrescere le proprie
comodità. E lo ha fatto incrociando fra di loro, un poco alla cieca, piante e
animali per vedere che
cosa riusciva a ottenere. Il frumento ad esempio è stato ottenuto mettendo
insieme, in un'incredibile
serie di tentativi più o meno ben riusciti, tre diversi tipi di graminacee che
crescevano
spontaneamente nelle pianure irrigue e soleggiate. Nessuno aveva a
quell'epoca la minima idea di
che cosa fossero i geni e non sapeva di conseguenza che questi tentativi
selvaggi altro non erano
che un rimescolamento di geni diversi per produrre, quando si riusciva, un
tipo diverso di organismi.
Oggi sappiamo che esistono i geni. Di molti di loro sappiamo come operano e
che effetti hanno. E li
sappiamo maneggiare. Fino al punto di inserire un gene che ci interessa nel
patrimonio genetico di
una certa specie. Con un gene opportuno introdotto nel loro genoma, i
pomodori possono resistere
alle gelate invernali, il lino resistere alle infezioni di certi parassiti e i chicchi
di riso contenere una
vitamina, la vitamina A, che non hanno mai contenuto. Esistono grandi
consorzi umani che
vivevano quasi esclusivamente di riso o di mais. All'inizio del XX secolo si è
imparato che le gravi
malattie da malnutrizione che coglievano a volte queste popolazioni erano
dovute alla mancanza di
specifiche vitamine. Queste ultime portano questo nome proprio perché si
riconobbe allora che
erano essenziali per la vita. Oggi si è prodotta una varietà di riso che
contiene la vitamina A, un
domani lo si potrà produrre arricchito di altri tipi di vitamine. Tutte queste
piante sono dette
transgeniche perché hanno un gene estraneo nel loro genoma. Le piante
transgeniche hanno
insomma un gene in più, e talvolta un gene in meno, nel loro genoma, fatto di
100 mila geni e più.
Qualcuno dice che il cibo prodotto da queste piante potrebbe essere dannoso
per la salute di chi lo
mangia. Ma perché un gene fra centomila dovrebbe essere dannoso e perché
non si è mai ritenuto
dannoso il prodotto dell'incrocio di due piante quando il numero dei geni
implicati in
quest'operazione era molto superiore? Misteri della mente umana! Il futuro, è
vero, fa sempre un po'
paura ma il cervello ci è stato dato per discriminare fra paure reali e paure
immaginarie. Quella dei cibi
transgenici è al momento una paura immaginaria. Ma poiché è comunque una
paura, vale la pena di
analizzarne alcuni aspetti, telegraficamente perché tanto ci dovremo
ritornare.
1) Un gene è un pezzo di Dna e come tale non può fare male a nessuno. Ne
mangiamo milioni e
milioni ogni giorno. 2) Il suo prodotto, una proteina, potrebbe fare male.
Certo, ma basta controllare
che quello che ci viene proposto non contenga un prodotto che fa male,
anche se non riesco a
immaginare a chi potrebbe giovare mettere in un alimento un prodotto che fa
male.
3) Questo prodotto potrebbe fare male anche se oggi non si sa. Anche se è
un'ipotesi piuttosto
remota, l'unica cosa da fare è controllare che ciò non avvenga, né più né
meno di quanto si
dovrebbe fare per ogni alimento - naturale, quasi naturale, biologico,
convenzionale o transgenico
- o per ogni nuovo farmaco.
4) Il prodotto del gene aggiunto potrebbe produrre delle allergie in qualche
individuo. E' vero, ma
questo può accadere per qualsiasi alimento, in qualsiasi momento e senza
preavviso.
5) Il prodotto del gene aggiunto potrebbe conferire a chi lo mangia la
resistenza a un antibiotico.
Quello che questa frase significa è in realtà che il gene in questione potrebbe
passare da chi lo
mangia ad alcuni batteri che lui o lei ospita e questi divenire resistenti a
quell'antibiotico. A parte il
fatto che questo processo è estremamente improbabile, non conosciamo
oggi un solo antibiotico ma
molti e un gene può conferire la resistenza a uno specifico antibiotico, non a
tutti gli antibiotici
contemporaneamente. 6) Il gene aggiunto potrebbe "fuggire" dalla specie
nella quale è stato
introdotto e diffondersi in altre piante. Non è mai successo e la probabilità
che questo succeda è
quasi nulla. E poi dove va?
In conclusione, oggi i cibi transgenici non comportano alcun rischio. Se
qualcuno mi chiede se
questo sarà vero anche fra 15 o 20 anni, onestamente non lo so dire. Non so
immaginare come, ma
potrebbe crearsi una situazione del genere. Non posso escluderlo a priori.
Possediamo però tutti gli
strumenti scientifici e tecnologici per accorgercene in tempo e provvedere. A
patto ovviamente che
lo si voglia e che ci si organizzi in maniera efficiente in questa direzione. La
maggior parte dei
problemi che sono presentati oggi come scientifici, sono in realtà problemi
sociali e politici. E' la
società che deve vigilare su se stessa e sul proprio sviluppo con lucidità e
discernimento, senza
isterismi e senza faciloneria. A noi tocca, a tutti noi, fare una società civile e
prospera utilizzando i
migliori strumenti che ci siano stati dati, cioè le mani e la testa. Che poi un
frutto che abbia un gene
in più o in meno abbia perso sapore o profumo è una cosa della quale è
anche passato il tempo di
ridere. |