RASSEGNA STAMPA

1 MAGGIO 2000
PAUL RICOEUR
Gadamer
A partire da domani, alle 17.30, Paul Ricoeur, decano dell'Università di Nanterre, terrà all'Istituto italiano per gli Studi filosofici una serie di lezioni sul pensiero di Hans-Georg Gadamer, il grande filosofo, cittadino onorario di Napoli, di cui si celebra il centesimo compleanno. "Hans-Georg Gadamer: l'ingresso nell'ermeneutica attraverso l'estetica" è il titolo del corso di lezioni, che si terranno in Palazzo Serra di Cassano ogni pomeriggio fino a venerdì.
Più di trent'anni dopo la pubblicazione di Essere e tempo, l'opera maggiore del suo maestro Heidegger, Hans-Georg Gadamer dava alle stampe il suo capolavoro, Verità e metodo. La ricchezza di quest'opera e le grandi suggestioni, discussioni e reinterpretazioni che ha suscitato - basti pensare, per l'Italia, ai contributi di Gianni Vattimo - hanno fatto perdere di vista che il progetto di una "ermeneutica filosofica" in essa proposto passa attraverso una lunga discussione dell'esperienza dell'arte. Le pagine più importanti della parte estetica di Verità e metodo sono un commentario del tema dell'"essere dell'opera d'arte". Gadamer propone un percorso delle arti che parte dal tragico. Il punto di partenza è il tragico, preso come semplice esempio delle arti della rappresentazione sdoppiata fra concezione ed esecuzione (teatro, danza, musica). Il tragico è una specie di gioco in cui si verifica l'idea di una trasmutazione in immagine, che è il senso profondo dell'idea di rappresentazione. Gadamer richiama la teoria aristotelica del tragico (appello allo spettatore, purificazione delle passioni). Ma le pagine maggiormente degne di nota di tutta la prima parte di Verità e metodo concernono l'essenza dell'immagine. Di che cosa è rappresentazione l'immagine?
L'occasione è fornita dal secondo gruppo delle arti: le arti grafiche, la pittura, la scultura, l'architettura.
Qui la rappresentazione non è più di secondo grado (messa in scena di una preliminare costruzione dell'intreccio), bensì prima e diretta. Il quadro dipinto pone radicalmente il problema. Proprio là sembra regnare la soggettività estetica. Qual è "il modo di essere del quadro"? Gadamer lo percorre con il suo concetto di rappresentazione. Vale ancora il concetto di mimesis, applicato innanzitutto al teatro? Che cos'è imitato in maniera diversa da una copia? Che cos'è l'originale della pittura non figurativa? Non basta negare il figurativo; bisogna cogliere "l'essere proprio" del "rappresentato". Il contributo all'estetica della problematica della rappresentazione-rappresentanza consiste nell'idea che l'originale acquisisce la sua vera realtà soltanto nell'immagine rappresentativa: "Proprio perché il sovrano, lo statista, l'eroe deve mostrarsi e rappresentarsi ai suoi sudditi, proprio perché egli deve "rappresentare", l'immagine acquista la sua autentica realtà". È infatti solo attraverso l'immagine che l'originale diventa immagine originale, l'immagine non è altro che il manifestarsi dell'originale.
Conseguenze per l'estetica: da una parte, il quadro, ridotto a un pezzo da museo, è rimesso alla soggettività del senso estetico; d'altra parte, il quadro diventa, in quanto illustrazione dell'idea di rappresentazione, il tema centrale dell'ermeneutica estetica. Bisogna estendere l'analisi al di là della pittura, non soltanto alle altre arti grafiche, in particolare alle forme decorative fin troppo trascurate (tappezzeria, arabeschi, ceramica), ma anche alla letteratura, patria dell'ermeneutica testuale a partire da Schleiermacher. La funzione rappresentativa è la grande funzione di rappresentanza che non si lascia ridurre alla rappresentazione-fenomeno: l'aumento di significazione dato all'originale è l'essenziale. Vi si aggiunge il carattere di istituzione di tutti i segni artificiali (emblemi, segnali stradali e via dicendo). Ma è dalla scrittura che l'idea di opera d'arte riceve tutta la sua forza. Il concetto di transizione è, qui, quello di testo, collocato esso stesso sul prolungamento della problematica della immagine e della rappresentazione, Gadamer indaga il rapporto dialettico fra estetica e ermeneutica, in cui ciascuna a sua volta ingloba l'altra. Originariamente l'ermeneutica è una disciplina ausiliaria per facilitare la comprensione di testi letterari e viene poi estesa a tutto ciò che sembra estraneo e dà adito ad incomprensione. Ne deriva la questione inglobante della comprensione. L'arte viene allora inclusa in un programma di ricostruzione e di integrazione, che mira a superare una perdita, una alienazione. A questo proposito, il progetto di ristabilire l'originale deve essere abbandonato: non si dà "la possibilità di sostituire ciò che è perduto e di restaurare la tradizione" né "di riprodurre l'originaria produzione dell'autore", come vorrebbe Schleiermacher. Hegel, in proposito è stato più perspicace e veridico di Schleiermacher nel suo magnifico testo della Fenomenolgia dello spirito dove enuncia una verità decisiva, in quanto l'essenza dello spirito storico non consiste nella restituzione del passato, ma nella mediazione, operata dal pensiero, con la vita presente. Vale a dire che c'è un rapporto riflessivo col passato. Hegel prevale qui su Schleiermacher!
Possiamo concludere con Gadamer: "Attraverso il problema della verità dell'arte, siamo condotti ad una critica della coscienza estetica come di quella storica, giacché il problema che abbiamo posto riguarda la verità che si manifesta nell'arte e nella storia".
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Estetica