| A partire da domani, alle 17.30, Paul Ricoeur, decano dell'Università di Nanterre, terrà all'Istituto italiano
per gli Studi filosofici una serie di lezioni sul pensiero di Hans-Georg Gadamer, il grande filosofo,
cittadino onorario di Napoli, di cui si celebra il centesimo compleanno. "Hans-Georg Gadamer: l'ingresso
nell'ermeneutica attraverso l'estetica" è il titolo del corso di lezioni, che si terranno in Palazzo Serra di
Cassano ogni pomeriggio fino a venerdì. |
Più di trent'anni dopo la pubblicazione di Essere e tempo, l'opera maggiore del suo maestro Heidegger,
Hans-Georg Gadamer dava alle stampe il suo capolavoro, Verità e metodo. La ricchezza di quest'opera e
le grandi suggestioni, discussioni e reinterpretazioni che ha suscitato - basti pensare, per l'Italia, ai
contributi di Gianni Vattimo - hanno fatto perdere di vista che il progetto di una "ermeneutica filosofica"
in essa proposto passa attraverso una lunga discussione dell'esperienza dell'arte. Le pagine più
importanti della parte estetica di Verità e metodo sono un commentario del tema dell'"essere dell'opera
d'arte". Gadamer propone un percorso delle arti che parte dal tragico.
Il punto di partenza è il tragico, preso come semplice esempio delle arti della rappresentazione sdoppiata
fra concezione ed esecuzione (teatro, danza, musica). Il tragico è una specie di gioco in cui si verifica
l'idea di una trasmutazione in immagine, che è il senso profondo dell'idea di rappresentazione. Gadamer
richiama la teoria aristotelica del tragico (appello allo spettatore, purificazione delle passioni).
Ma le pagine maggiormente degne di nota di tutta la prima parte di Verità e metodo concernono
l'essenza dell'immagine. Di che cosa è rappresentazione l'immagine?
L'occasione è fornita dal secondo gruppo delle arti: le arti grafiche, la pittura, la scultura, l'architettura.
Qui la rappresentazione non è più di secondo grado (messa in scena di una preliminare costruzione
dell'intreccio), bensì prima e diretta. Il quadro dipinto pone radicalmente il problema. Proprio là sembra
regnare la soggettività estetica. Qual è "il modo di essere del quadro"? Gadamer lo percorre con il suo
concetto di rappresentazione. Vale ancora il concetto di mimesis, applicato innanzitutto al teatro? Che
cos'è imitato in maniera diversa da una copia? Che cos'è l'originale della pittura non figurativa? Non
basta negare il figurativo; bisogna cogliere "l'essere proprio" del "rappresentato".
Il contributo all'estetica della problematica della rappresentazione-rappresentanza consiste nell'idea che
l'originale acquisisce la sua vera realtà soltanto nell'immagine rappresentativa: "Proprio perché il
sovrano, lo statista, l'eroe deve mostrarsi e rappresentarsi ai suoi sudditi, proprio perché egli deve
"rappresentare", l'immagine acquista la sua autentica realtà". È infatti solo attraverso l'immagine che
l'originale diventa immagine originale, l'immagine non è altro che il manifestarsi dell'originale.
Conseguenze per l'estetica: da una parte, il quadro, ridotto a un pezzo da museo, è rimesso alla
soggettività del senso estetico; d'altra parte, il quadro diventa, in quanto illustrazione dell'idea di
rappresentazione, il tema centrale dell'ermeneutica estetica. Bisogna estendere l'analisi al di là della
pittura, non soltanto alle altre arti grafiche, in particolare alle forme decorative fin troppo trascurate
(tappezzeria, arabeschi, ceramica), ma anche alla letteratura, patria dell'ermeneutica testuale a partire
da Schleiermacher.
La funzione rappresentativa è la grande funzione di rappresentanza che non si lascia ridurre alla
rappresentazione-fenomeno: l'aumento di significazione dato all'originale è l'essenziale. Vi si aggiunge il
carattere di istituzione di tutti i segni artificiali (emblemi, segnali stradali e via dicendo). Ma è dalla
scrittura che l'idea di opera d'arte riceve tutta la sua forza.
Il concetto di transizione è, qui, quello di testo, collocato esso stesso sul prolungamento della
problematica della immagine e della rappresentazione, Gadamer indaga il rapporto dialettico fra estetica
e ermeneutica, in cui ciascuna a sua volta ingloba l'altra. Originariamente l'ermeneutica è una disciplina
ausiliaria per facilitare la comprensione di testi letterari e viene poi estesa a tutto ciò che sembra
estraneo e dà adito ad incomprensione. Ne deriva la questione inglobante della comprensione. L'arte
viene allora inclusa in un programma di ricostruzione e di integrazione, che mira a superare una perdita,
una alienazione. A questo proposito, il progetto di ristabilire l'originale deve essere abbandonato: non si
dà "la possibilità di sostituire ciò che è perduto e di restaurare la tradizione" né "di riprodurre
l'originaria produzione dell'autore", come vorrebbe Schleiermacher. Hegel, in proposito è stato più
perspicace e veridico di Schleiermacher nel suo magnifico testo della Fenomenolgia dello spirito dove
enuncia una verità decisiva, in quanto l'essenza dello spirito storico non consiste nella restituzione del
passato, ma nella mediazione, operata dal pensiero, con la vita presente. Vale a dire che c'è un rapporto
riflessivo col passato. Hegel prevale qui su Schleiermacher!
Possiamo concludere con Gadamer: "Attraverso il problema della verità dell'arte, siamo condotti ad una
critica della coscienza estetica come di quella storica, giacché il problema che abbiamo posto riguarda
la verità che si manifesta nell'arte e nella storia". |