La fede è morta, anzi sta
benoneSulla secolarizzazione gli illuministi hanno
sbagliato i calcoli; parla il sociologo americano Casanova "Le previsioni sull'estinzione dello spirituale? Tutte errate; i
laicisti volevano fare delle loro speranze una legge universale" "La Chiesa si occupa meno di politica, è vero, ma il suo ruolo pubblico è
cresciuto. Merito del Papa e del Concilio" |
| "Gli illuministi e i loro eredi hanno sbagliato: il
processo di secolarizzazione non sta portando all'inevitabile
estinzione della religione. Al contrario, da un paio di decenni
stiamo vivendo un costante incremento del suo ruolo pubblico,
con effetti positivi e negativi". Il responsabile di questa "eresia"
sociologica è José Casanova, studioso di origini spagnole, che dal
1987 insegna alla New School for Social Research di New York.
La sua provocazione è contenuta in un libro intitolato Public
Religions in the Modern World, che è uscito negli Stati Uniti nel
1994 e ora viene pubblicato anche in Italia dal Mulino col titolo
Oltre la secolarizzazione.
| Allora, professor Casanova, perché la teoria della
secolarizzazione sarebbe fallita? |
"Più che fallire, ha dimostrato di non essere una legge universale,
come pretendevano i suoi sostenitori. Era un'ideologia, emersa
dall'illuminismo, e si è rivelata vera solo in parte. Per
comprendere questo fatto bisogna scomporre la teoria della
secolarizzazione nelle sue tre componenti principali, e valutare il
diverso grado di realizzazione. Il primo elemento della teoria era
la differenziazione, che avrebbe dovuto portare a una progressiva
separazione tra la religione e la società moderna, annullando
l'influenza della Chiesa sullo Stato e della fede sulla scienza. Oggi
possiamo dire che questa componente si è dimostrata vera
soprattutto per la società occidentale, ma ha fallito quasi
completamente nel resto del mondo, in particolare dove esistono
gli Stati islamici. Il secondo elemento era il progressivo declino
nella pratica del credo religioso, e questo fattore è rimasto
limitato quasi esclusivamente all'Europa occidentale, perché
anche negli Stati Uniti la fede continua ad avere un peso rilevante
nella vita. Il terzo elemento era la privatizzazione, secondo cui gli
esseri umani che non si decidevano ad abbandonare la religione
l'avrebbero trasformata sempre più in una pratica vissuta
nell'intimo, rinunciando ad ogni ruolo pubblico. Questa forse è
stata la previsione più sbagliata di tutte, perché dagli anni Ottanta
in poi abbiamo visto una costante crescita del ruolo pubblico della
religione, tanto nel mondo cristiano, quanto in quello islamico e
buddhista. Il nuovo fenomeno, almeno per quanto riguarda la
società occidentale, è dipeso soprattutto dalla profonda
trasformazione avvenuta nel cattolicesimo, che col Concilio
Vaticano II ha accettato la modernità e si è immerso in essa".
| Come mai gli illuministi hanno sbagliato così nettamente i
calcoli? |
"Perché la secolarizzazione non era una teoria sociologica, ma
una self fulfilling profecy, che gli studiosi aveva costruito per
reagire all'influenza della religione. In altre parole, era l'obiettivo
che gli illuministi speravano di raggiungere, e non una legge che
doveva necessariamente realizzarsi. I secolaristi vedevano la fede
come un ostacolo alla democrazia, alla scienza e all'istruzione, e
quindi volevano eliminarla. L'errore principale, però, è stato
assimilare la religione al sistema dei grandi imperi e delle
monarchie, che la Rivoluzione francese aveva avviato alla
distruzione. Loro pensavano che, cadendo l'Ancien régime, anche
la Chiesa che si era appoggiata ad esso sarebbe scomparsa. Ma
come prima cosa questo processo era limitato all'Europa, e poi la
religione ha dimostrato di avere una vita autonoma dal potere
temporale. Quindi è riuscita a sopravvivere e ricostruirsi".
| Nel suo libro lei non si limita a riconoscere la sopravvivenza
della fede, ma afferma che la religione ha il diritto di svolgere
un ruolo pubblico. Perché? |
"L'idea che la religione dovesse diventare una questione privata
era una speranza dell'ideologia liberale, ma ciò non bastava a
trasformarla in una legge sociologica universale ed inevitabile".
| Nello stesso modo, però, l'errore degli illuministi non bastava a
garantire la sopravvivenza della fede, e quello dei liberali non
bastava a garantire il ruolo pubblico della religione... |
"Per quanto riguarda la sopravvivenza della fede, è un fenomeno
spirituale che dobbiamo oggettivamente riconoscere: poi ognuno
è libero di spiegarlo sulla base delle proprie convinzioni
filosofiche. Per quanto riguarda il ritorno del ruolo pubblico della
religione, invece, ci sono spiegazioni obiettive. Gli illuministi,
forse guardando troppo al protestantesimo, si erano convinti che
la fede fosse solo un processo individuale di ricerca della
salvezza. Quindi era destinata ad arretrare nel privato. Ma in realtà
le religioni tradizionali, come quella cattolica, sono "Chiesa"
perché rappresentano una comunità, e quindi hanno naturalmente
una dimensione più ampia. Pretendere che una comunità di valori
etici condivisi accetti di farsi costringere nel privato, vuol dire
andare contro la sua stessa natura; perciò la previsione degli
illuministi era inattuabile fin dal principio. A partire dagli anni
Ottanta, poi, la tendenza alla "deprivatizzazione" della religione è
diventata incontenibile, e ormai nessuno può contestare la realtà
del fenomeno".
| Secondo lei, però, la chiave sta nel fatto che la religione non
cerca più di svolgere il suo ruolo pubblico nella politica, ma
piuttosto nella società civile. Perché questo cambiamento è
stato così importante? |
"Perché ha adeguato la religione alle necessità del mondo
globalizzato. In passato la Chiesa cattolica si era affermata
soprattutto come la somma di varie Chiese nazionali che, pur
avendo la fede e la liturgia in comune, agivano con caratteristiche
proprie nei singoli Stati. Oggi però la forza degli Stati nazionali va
diminuendo, a causa della globalizzazione, e quindi la Chiesa
cattolica torna a proporsi come il promotore di una società civile
globale, basata su valori comuni che vengono condivisi al di là
delle frontiere. Il ritorno alla centralità del ruolo del Papa è
l'esempio più evidente".
| Giovanni Paolo II è stato forse il leader religioso che negli
ultimi decenni ha avuto il ruolo pubblico più evidente. Lei
come lo giudica, in base alla sua teoria? |
"L'esperienza fatta da Karol Wojtyla nella difesa della religione
dal comunismo lo ha posto in una posizione di particolare
vantaggio. Fin da quando era arcivescovo, Wojtyla aveva capito
che per proteggere la fede non bisognava costruire partiti politici,
o fare accordi e negoziati con lo Stato. La chiave era tutta
culturale e stava nell'affermare che la religione è un diritto umano.
All'interno di questa scelta, però, era implicitamente contenuta
l'accettazione della separazione tra Chiesa e Stato, perché la fede
doveva essere in grado di sopravvivere anche senza l'appoggio
delle autorità governative. Proprio mentre Wojtyla maturava
queste idee, a Roma si svolgeva il Concilio, che in pratica
accettava la modernità e si attrezzava per viverci dentro. Così si
eliminavano le premesse del discorso illuminista, secondo cui la
religione era un ostacolo alla democrazia, alla separazione tra
Chiesa e Stato e allo sviluppo della scienza e dell'istruzione. Al
termine di questo processo la comunità cattolica, e il suo nuovo
Papa cresciuto in uno Stato avversario della fede, erano pronti a
ridurre il coinvolgimento nella politica dei singoli Stati e dei
partiti, per rilanciare il loro ruolo pubblico a livello
transnazionale. Questo, secondo me, resta il modello più adatto
per affrontare il futuro".
| Eppure lei riconosce che l'Europa occidentale è rimasta una
fortezza della secolarizzazione. |
"In parte è così, forse per ragioni storiche, perché l'illuminismo e i
suoi eredi sono nati in quel continente. I fenomeni religiosi però
vanno studiati guardando a tutto il mondo, e se allarghiamo
l'orizzonte, capiamo subito che l'Europa secolarista ormai è
isolata".
| Quindi i neo-illuministi devono rassegnarsi al riemergere del
ruolo pubblico della religione? |
"Senza dubbio, almeno a giudicare da quello che è avvenuto negli
ultimi due decenni".
| All'inizio di questa conversazione, però, lei stesso ha detto che
questo fenomeno ha aspetti negativi... |
"Certo. Secondo me, quando la religione abbandona la collusione
con la politica o i partiti, e si concentra sulla discussione dei temi
sociali che interessano alla gente, compie un servizio a favore
dell'ordine mondiale. Tanto poi la politica dovrà affrontare questi
temi e non potrà prescindere dal dibattito avvenuto tra i fedeli.
Negli ultimi anni, però, il ruolo pubblico della religione si è
confuso anche con i nazionalismi, i conflitti etnici e quelli
culturali. Questi fenomeni contribuiscono al disordine mondiale e
i leader religiosi devono lavorare per prevenirli invece di
incitarli". |