Si fa presto a dire Terza Via| Il dilemma di Touraine fra liberismo e statalismo |
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| ALAIN TOURAINE, "Come liberarsi del liberismo", Editore Il Saggiatore, pagine 157, lire 20.000 | Alain Touraine non è un sociologo facilmente etichettabile. Vuole liberarci dal "liberisme" (non dal liberismo) ma senza
ricadere nello statalismo e nel Giacobinismo; vuole che accogliamo la sfida di un'economia sempre più
internazionalizzata ma senza sottostare all'arbitrio del capitalismo finanziario. "Quello di cui abbiamo maggiormente
bisogno - scrive - non è più Stato o più mercato, ma meno Stato e meno mercato, e più iniziative, negoziati,
progetti, conflitti propriamente sociali, attraverso i quali si potranno costruire i rapporti indispensabili (e
costantemente mutevoli) fra esigenze e possibilità dell'economia e richieste o resistenze dei soggetti sociali". In
questa frase c'è tutto il programma di Touraine, con le sue luci e le sue ombre.
Le luci sono costituite dal convinto rifiuto del dirigismo - l'influenza dello Stato sull'economia, a suo avviso, rende
difficile la creazione di nuovi posti di lavoro, l'innovazione tecnologica, la competitività - e della demonizzazione
delle imprese multinazionali "la cui politica ha svolto, sovente, un ruolo cruciale nel promuovere i nuovi Paesi
industrializzati"; le ombre, dalla fiducia preconcetta nella "sinistra sociale" che dal '68 (di cui Touraine fu il canto-
re) si è spostata ora sui "nuovi soggetti" - i "senza documento", gli omosessuali, le femministe, gli ecologisti
eccetera. Oggigiorno, "è la difesa dei diritti culturali e sociali degli individui e delle minoranze lo scopo positivo dei
movimenti sociali che si oppongono tanto all'impero dei mercati quanto al dominio di movimenti di ispirazione
comunitarista".
Intendiamoci, il primato della società civile è momento qualificante del liberalismo, che non può non riconoscere la
dignità dei gay e degli altri soggetti discriminati. E tuttavia se l'effervescenza del sociale è intesa solo come
strumento di emancipazione e di trasformazione radicale dell'esistente - al servizio quindi delle versioni più
intransigenti dell'etica illuministica - essa non spiana la strada al pluralismo e alla convivenza ma alla guerra
civile. Nella società civile delle democrazie reali c'è di tutto: i difensori della tradizione e i fautori dell'innovazione, i
conservatori e i progressisti.
Si ha l'impressione, talora, che per Touraine il "movimento dal basso" sia il sostituto realistico di una rivoluzione
che i bolscevichi hanno degradato a totalitarismo burocratico. |