| Mille voci per raccontare la fine della politica | Quattro anni di lavoro, tanto è il periodo impiegato da
Roberto Esposito e Carlo Galli per confezionare questo
sguardo di insieme sulla filosofia politica. Quattro anni per
produrre all'incirca mille voci, la cui stesura è stata affidata a
un centinaio di collaboratori. Il risultato è una Enciclopedia
del pensiero politico (Laterza, pagg.789, lire 130.000), che
si segnala, malgrado la mole, per l'agilità con cui attraversa
vari territori del sapere e la chiarezza del risultato.
Roberto Esposito è uno studioso del comunitarismo, in
particolare quello che proviene da Jean-Luc Nancy, e ha un
suo punto di vista sulla politica che egli ama definire
"impolitico". Il termine può apparire oscuro o fuorviante.
Diciamo, un po' alla buona, che l'impolitico non è il
contrario del politico, ma la sua decostruzione. Immaginate
una casa nella quale troverete suppellettili, quadri, infissi,
pareti ecc. La politica, in quanto filosofia o teoria, è una
specie di casa costruita sui concetti, sulle opposizioni. Il
punto di vista dell'impolitico è non tanto di demolire i
concetti - per esempio "sovranità", "rappresentanza",
"democrazia" ecc. - ma vedere la loro instabilità, coglierne
la implausibile fondatezza.
Carlo Galli è il migliore studioso italiano di Carl Schmitt.
Dire Schmitt significa, in qualche modo, alludere a qualcosa
che ha a che vedere con la tradizione del realismo politico
(con Machiavelli e Hobbes, per intenderci), con l'idea di
politico che decide, che sceglie, che immagina la scena
abitata dal conflitto. Ma Galli è andato oltre. Dopo aver
portato per anni la croce di Schmitt, si è defilato da questo
scenario, cogliendo nella filosofia politica, e nelle
teorizzazioni che si fanno su di essa, una grande precarietà.
"I concetti che la politica ci mette a disposizione sono
contingenti", dice. E nel dirlo viene da pensare che qualche
punto in comune fra Galli ed Esposito esiste.
Allora siete partiti da sponde teoriche diverse e ora
approdate a una impresa comune...
Esposito: "E' vero col tempo siamo diventati complementari.
Pur partendo da esperienze culturali differenti siamo giunti
alla stessa conclusione, cioè sfondare la prospettiva storico
concettuale che la politica ci ha fornito".
Esposito: "Diciamo decostruire".
Galli: "Quello a cui allude Esposito è che nonostante tutta la
storia del pensiero politico occidentale sia un immenso
tentativo di costruire fondamenti metafisici alla politica, in
realtà noi vediamo un'assenza o una precarietà di quei
fondamenti. Bisogna cominciare a pensare ai concetti della
politica come a qualcosa di contingente".
| Da un po' di tempo tutti i discorsi filosofici puntano il dito
accusatore contro la metafisica. C'è, o almeno sembra ci
sia, una rincorsa generale a uscire dalla metafisica, da
questa bolla speculativa. Non è anche questa una moda? |
Galli: "Nessuno di noi vuole uscire dalla metafisica. O
meglio nessuno di noi pensa che esista oggi un oltre su cui
fondare le proprie speranze filosofiche. Io credo che la
filosofia politica non possa uscire dalla propria epoca, come
ciascuno di noi non si può staccare dalla propria ombra".
Esposito: "Del resto anche Heidegger, Derrida, Nancy -
critici della metafisica - non hanno mai pensato di
oltrepassarla. Hanno semplicemente disegnato una linea,
oltre la quale nessuno si è mai davvero avventurato".
| Forse non esiste un "oltre", forse nessun attraversamento di
confine oggi si dà veramente... |
Galli: "Questo dimostra la nostra storicità. Il nostro essere
qui e ora, il saperlo avendo la consapevolezza che non
possiamo andare oltre, e che perciò siamo consegnati
all'epoca e alle sue derive".
Esposito: "La stessa idea di storia è un concetto maturato
nel XVIII secolo. Perciò nessuno può pensare di assumerla
come un concetto assoluto".
| Tutto sembra enormemente precario, in che modo questa
sensazione si è riflessa nel vostro lavoro? |
Esposito: "Abbiamo cercato di uscire dal genere "filosofia
politica" tentando di inserire voci che normalmente non ti
aspetti, come "Heidegger" o "nichilismo", abbiamo seguito i
concetti fin dentro la loro degenerazione, il loro esaurimento
di senso o il passaggio da un genere a un altro".
Galli: "Quello che abbiamo cercato di fare è stato di
allargare il campo dei lemmi non solo ai grandi concetti e
correnti di pensiero, ma anche a tutti quegli autori che
abbiamo supposto facciano parte di una sorta di canone
occidentale della politica"
| In questo canone è possibile cogliere dei punti di
riferimento? |
Esposito: "Diciamo che ci sono vari modi di pensare la
politica. E da questo punto di vista distinguerei almeno tre
grandi famiglie. Quella che deriva dal modello anglosassone
e lavora molto sull'idea di scienza; quella che appartiene al
modello tedesco, all'ermeneutica per intenderci, e che
assume come centrale l'idea di storia; infine c'è il modello
decostruttivo alla francese che mette al proprio centro l'idea
di scarto, di differenza".
| Visto che comunque si coniughi la politica deve porsi il
problema dell'individuo, mi chiedevo che fine fa il soggetto
nelle tre grandi tradizioni. |
Galli: "Risponderei che l'individuo è evanescente in tutte e
tre le famiglie. Non dimentichiamo infatti che sia la
costruzione che il mantenimento della macchina del
capitalismo è qualcosa che ha bisogno dei soggetti e che
tuttavia li trascende potentemente".
| Ma non avete l'impressione che il liberalismo, perché è di
questo che si parla, dato spesso per morto oggi trionfi,
sotto varie forme, un po' ovunque? |
Esposito: "Non c'è dubbio che il lessico liberale è stato in
questi anni una grande risorsa linguistica di cui hanno
provato a impadronirsi un po' tutti. Ma il fatto che oggi
l'intero, o quasi, arco politico italiano si dichiari liberale, vuol
dire che il liberalismo non significa più niente".
Galli: "Non c'è più né il soggetto trascendentale delle
filosofie razionalistiche né il borghese indipendente che era il
vero soggetto del liberalismo. E' da qui che occorre
ripartire".
Galli: "Per dire che libertà e liberalismo sono due cose
diverse".
Esposito: "Oggi il potere del mercato è immenso, le
concentrazioni finanziarie enormi, vasta e imprevedibile la
ramificazione del sistema di telecomunicazioni. In tutto
questo dov'è la libertà dell'individuo a cui si richiamano i
teorici del liberalismo?"
Galli: "Quei teorici, e ci metterei dentro gli entusiasti delle
nuove tecnologie, come Negroponte, sostengono che la
libertà è navigare in Internet".
| Non trovate che Internet, le reti telematiche ecc., pongano
in modo diverso il problema della libertà, rispetto alle
declinazioni classiche? |
Galli: "Per me Internet è uno strumento, non un fine".
| Davvero pensate sia solo uno strumento? |
Galli: "Al meglio è uno strumento, al peggio un mondo
virtuale in cui ti perdi".
Esposito: "In quello che diciamo non c'è nessuna polemica
antitecnologica, nessun rimpianto per i mondi scomparsi.
Ma solo la constatazione che avevano già visto Nietzsche e
Heidegger e cioè che nella tecnica si dà qualcosa che non è
più declinabile secondo quelle categorie di soggetto,
individuo, libertà individuale a cui oggi si richiamano gli
apologeti del liberalismo".
| Implicitamente toccate un punto delicato: i rapporti tra
tecnica e democrazia oggi. C'è un rischio totalitario, c'è un
lato oscuro nella democrazia? |
Esposito: "Rousseau diceva che una vera democrazia si
potrebbe applicare solo a un popolo di dèi e non di uomini.
Io credo che il rischio di una democrazia oggi sia nel suo
compimento, nella sua perfetta realizzazione, nella sua
assoluta trasparenza. Tutti questi elementi che vanno
salvaguardati nella loro approssimazione, se pensati come
assolutamente compiuti, si rovesciano nel loro contrario. La
democrazia si trasforma in totalitarismo".
| Voi dite la democrazia è tale solo se è incompiuta, solo se è
imperfetta. |
Galli: "Esposito ha colto il lato esplosivo della democrazia,
che si autocostituisce trionfalmente come unicità e totalità.
Ma aggiungerei che questo motivo è oggi storicamente
lontano. C'è un altro aspetto oscuro nella democrazia, ed è
il suo lato implosivo, cioè l'inerzia. Le nostre società di
massa oscillano tra violente ondate di odio, di timore e
tremore e la inerzia totale, l'opacità, il silenzio greve".
| Non avete l'impressione che la filosofia politica abbia
dedicato gran parte della sua più recente riflessione per
capire le ragioni del tramonto dell'individuo e poco abbia
riflettuto sul concetto di massa? |
Esposito: "Una forte riflessione sul tema della massa si è
data in questo secolo con autori quali Le Bon, Freud,
Canetti, Ortega Y Gasset. E' da considerare sufficiente?
Penso di sì. In fondo il fatto che ogni individuo in un certo
senso sia uguale a un altro, prevedibile nei suoi
comportamenti, significa che l'individualismo
contemporaneo è già un'esperienza di massa".
Galli: "Freud capì perfettamente la questione quando disse
che la massa si costruisce sulla medesima nevrosi che
governa l' individuo. Però io credo che un problema oggi
esista. L'attuale società di massa è considerata un dato
sociologicamente scontato. Nessuno a più voglia di
studiarlo. Che la grande massa contenga in sé il piccolo
individuo anomico è una cosa che Riesmann ci ha spiegato
nel suo libro La folla solitaria. Non escludo che oggi una
ridefinizione dell'individuo porti anche a una ridefinizione
della massa, del modo in cui un soggetto vive, pensa, agisce
in mezzo a milioni di altri suoi simili". |