Grof: "Un respiro per entrare nei territori della mistica"| Incontro con l'autore del "Gioco cosmico della mente". I suoi studi sugli stati alterati di
coscienza ne hanno fatto un personaggio di culto |
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| Stanislav Grof, "Il gioco cosmico della mente", editore Red, pag.220, lire 44.000 | "Una terrificante dea-scrofa vegliava l'entrata di un mondo sotterraneo: fu la visione culminante sperimentata da Otto, un mio paziente
di Praga ossessionato dalla morte, durante una seduta psichedelica. Quando, molti anni dopo in California, ne parlai a Joseph Campbell,
il più grande mitologo del '900, questi esclamò: "E' la Madre Cosmica Notturna venerata dai Malekula delle Nuove Ebridi, tremenda
figura femminile con aspetto di scrofa che siede di guardia al mondo sotterraneo"". Lo racconta Stanislav Grof, 67 anni, psichiatra, che
all'Istituto Esalen di Big Sur (California) studia gli "stati alterati di coscienza": un uomo che, fin dalle prime ricerche degli anni '70, è
quasi un mito della cultura alternativa del Sud-ovest americano facile alle suggestioni psichedeliche e neospiritualiste, ma che non può
essere avvicinato alle mode "new age", né agli epigoni della letteratura castanediana.
Stanislav Grof - che incontriamo a Milano dove ieri, con una lezione allo Iulm, ha iniziato un ciclo di incontri e presentato un nuovo
libro - è uno psichiatra ceco, cresciuto nella Praga rossa, atea e materialista. Per una serie di eventi, la sua attitudine sperimentale arrivò
nell'America psichedelica dei Timothy Leary ma anche dei grandi junghiani Campbell e Hillman: qui Grof ha elaborato vere e proprie
tecniche per ottenere "stati non ordinari di coscienza" senza usare le droghe.
"Tutto cominciò - racconta Grof - in una clinica di Praga, quando arrivò un quantitativo di Lsd e decisi di sperimentare la sostanza
sotto il controllo di fidati colleghi. Fu un'esperienza che potevo solo paragonare alla letteratura mistica: così, visto che a Praga non si
poteva parlare di Freud né di spiritualità, riuscimmo a far accettare l'Lsd come farmaco, a scopo terapeutico. Nacque un gruppo
semiclandestino dedito agli studi psichedelici finché, nel '68, la repressione sovietica non mi sorprese a New York, dove rimasi. Ci
saremmo ritrovati solo nel 1993 per un grande convegno sulla psicologia transpersonale, incoraggiato proprio da Havel.
"Scoprii che in America - prosegue Grof - Freud e la mistica non davano problemi, ma che per l'Lsd si andava in galera, come
Timothy Leary". Così, lo psichiatra di Praga elaborò una serie di tecniche, dette "olotropiche" (che significa "verso la totalità") e basate
sulla respirazione, in grado di provocare stati di coscienza non ordinari.
| Ma qual era il suo scopo? Terapeutico o filosofico? |
"Da un lato le nostre pratiche hanno un forte potenziale terapeutico perché fanno emergere contenuti psichici inconsci (biografici,
prenatali o archetipali) che aiutano a sciogliere turbe emotive, difficoltà relazionali e così via. Dall'altro, tali esperienze trascendono i
confini dell'ego e gli stessi limiti spazio-temporali. Possiamo identificarci con un qualsiasi aspetto della natura, dall'animale alla pianta; si
possono vivere altre dimensioni, oppure incontrare esseri archetipici, religiosi, mitologici".
| Ma quali vantaggi ne derivano? |
"Un cambiamento profondo della personalità: pace interiore, senso di unità, connessione profonda con
la natura, sensibilità spirituale, capacità di apprezzare la vita".
| Andando avanti su questa via, secondo Grof, si possono vivere
esperienze mistiche; ma ciò che si percepisce in questi stati di coscienza è oggettivo, reale, o solamente soggettivo? | "Io combatto gli
psichiatri tradizionali che si ostinano a giudicare patologica l'esperienza mistica e a ritenere che siano tutte fantasie prodotte dal
cervello. Il nostro lavoro conferma la teoria junghiana che distingue il nostro immaginario dall'"imaginale", che ha una sua esistenza
oggettiva. La vicinanza di Campbell, un lessico mitologico vivente, ha permesso di "leggere" nell'inconscio collettivo, come del caso
della scrofa dei Malekula".
| La sua indagine, però, si ferma al teatro degli archetipi o va oltre? |
"Proprio Campbell definiva le deità che appaiono negli stati estatici
"trasparenti al trascendente", un ponte cioè verso la sorgente divina che non va confuso con essa, altrimenti si cade nelle idolatrie che
dividono il mondo. Mentre l'esperienza estatica va oltre gli archetipi, fino all'assoluto, all'ineffabile, al divino che non ha più forma".
Ed
è questo il punto di arrivo, non solo per Grof. |