"Stiamo facendo il catenaccio in parlamento per non far approdare a nulla il
testo sulla procreazione assistita. Su alcune questioni di civiltà siamo in
minoranza". Basta questa dichiarazione del capogruppo dei deputati ds Fabio
Mussi - la prima finalmente sincera dalle alte sfere della Quercia, dacché il testo
è in discussione al senato - per scatenare l'iradiddio nel fronte dei sostenitori
della legge-mostro. In coro lo accusano da Fi, da An e dal Ccd di scorrettezza
istituzionale e violazione della sacra regola di maggioranza: sono i più a volerla,
quella legge, dunque è vietato contrastarla. Idem dal Ppi, dove Elia e Castagnetti
invocano l'altro sacro principio della libertà di coscienza, che consente ai
cattolici di evadere ogni vincolo di coalizione. L'alzata di scudi è tale che
l'incauto Mussi qualche ora dopo deve fare un mezzo passo indietro - "ho detto
catenaccio, non ostruzionismo, e il catenaccio è una forma di difesa, non di
interruzione della partita" -, ma con un'aggiunta al vetriolo: se il Polo ci tiene
tanto ad approvare la legge, veda di contenere l'assenteismo dei suoi
parlamentari. La fretta dei polisti e dei popolari è destinata a crescere dopo
l'autorizzazione del governo britannico alla clonazione di embrioni per la ricerca
medica, in particolare per i trapianti. Il disegno di legge italiano sulla
procreazione assistita, infatti, la vieta. E un altro ddl approntato da Rosy Bindi,
in attesa di essere presentato al consiglio dei ministri, fissa il divieto assoluto di
clonazione umana e paletti stretti per quella animale, in linea con le posizioni del
centro di bioetica dell'università cattolica ribadite ieri dal vescovo Elio Sgreccia.
Di converso, in casa Ds le decisioni d'oltremanica suggeriscono cautela: le
frontiere della scienza, dice Marida Bolognesi, "vanno valutate con serietà e
senza farsi travolgere da pregiudizi emotivi e ignoranti". Un appello destinato a
fare poca strada, non solo a destra dove Pedrizzi (An) invoca un "bando
mondiale" della clonazione, ma anche nel centrosinistra, dove i Verdi bollano la
ricerca sui trapianti come industria dei profitti e perorano regole europee
"comuni e rigorose". Il fatto è che la ricerca scientifica pone alla politica quesiti
che la politica non sa sciogliere: la ridimensiona, e le domanda di tornare dai cieli
dei suoi automatismi al merito delle cose. Prima che un problema di maggioranza
e minoranza, vincoli di coalizione o libertà di coscienza, ce n'è uno di insipienza.
Qualunque cosa si pensi del futuro della clonazione, il clone ha già segnato un
punto di vantaggio sui replicanti della politica. |