RASSEGNA STAMPA

1 APRILE 2000
BRUNO GRAVAGNUOLO
Jean-Luc Nancy La libertà tutta e subito
ROBERTO ESPOSITO SPIEGA IL PENSATORE FRANCESE ORA TRADOTFO DA EINAUDI
Kant Heidegger i decostruzionisti
Una nuova idea del corpo e della continuità
A chi la libertà? A nous!, si potrebbe rispondere dopo aver letto il filosofo francese Jean-Luc Nancy, parafrasando il celebre film di Reneé Clair. Ma in che senso "L'esperienza della libertà", scritto dieci anni fa da Nancy - ora Einaudi, a cura di Roberto Esposito (tr. di Davide Rizzo) - suggerisce questa conclusione? Nel senso che la libertà per Nancy è "qui" e "ora".Alla portata di chi voglia sceglierla, "decidendosi per essa".
Come i due evasi del film di Clair, che invece di raccogliere le banconote disperse nel vento, scelgono la fraternità della fuga.
Tornando alla filosofia, libertà è un gesto affermativo che si autorisolve per la dignità della "finitezza", dentro la relazione con l'altro. Scelta che non manipola, né opprime l'esistente. E "lascia essere" la possibilità dell'Essere, che è poi sempre un "Con-essere" uno stare insieme, generativo e "gratuito". "Aperto" su mille possibilità alternative, inclusa la "distruttività del male". Dunque, lessico heideggeriano ed esistenziale quello di Nancy, ordinario di Filosofia a Strasburgo, noto in Italia per "Il Corpo" e la "Comunità inoperosa" (Cronopio). E lessico però "antiumanista" e "antimetafisico". Rivolto a un soggetto precario che si cerca come "soggettività" in azione. Oltre la fissità dell'Ego. Ma è originale o no questo pensiero, a cui Derrida ha dedicato un volume dì 500 pagine, e che si installa al centro della scena filosofica francese? Ne parliamo con Roberto Esposito, storico delle dottrine politiche all'Orientale di Napoli, profondo conoscitore di Nancy e autore del "Communitas" (Einaudi) libro speculare alla ricerca dello studioso transalpino.
Professor Esposito, perché a suo avviso Jean-Luc Nancy è il maggior filosofo francese della generazione successiva a Foucault, Levinas, Deleuze e Derrida?
"Per le stesse ragioni addotte da Derrida, che nella sua monografia ne parla come il più grande filosofo del "contatto", del toccare. E di un'idea della comunità come fisico "stare insieme'. Dopo la stagione dell'individualismo anglosassone liberate, Nancy ripropone la grande questione della comunità, della relazione. Con categorie estranee sia all'organicismo tedesco sia al comunitarismo americano".
Nancy avversario dell'individuo liberale e di quello neocomunitario?
"Sì, l'antitesi all'individualismo classico è netta. In nome di una critica al soggetto come sostanza tipico della tradizione liberale. Come già per Heidegger tale individuo è metafisico, perchè costituito sin dall'inizio della relazione. Quanto al comunitarismo le sue maglie proprietarie e di appartenenza vengono rotte dalla "donazione". Dall'apertura. In direzione di un universalismo antiparticolaristico".
Resta l'idea di comunità. Sfondo apriori, storia, o che altro?
"Per Nancy la comunità non è né sfondo trascendentale, né destino. Ma modo stesso d'essere dell'esistenza in quanto tale, originario. Senza pattuizioni razionali tra individui immaginari. La comunità, come essere in comune, è l'esistenza stessa. La sua stessa determinazione ontologica".
Come si salda, in questa trama esistenziale, il nesso libertà-responsabilità?
"Libertà è l'altra faccia della comunità. Non è prerogativa, o diritto preesistente dell'individuo. Per Nancy si è già liberi potenzialmente, dinamicamente. Dentro l'esistenza e i suoi rapporti".
Che differenza c'è con il libertarismo esistenziale di Sartre o con l'idea espansiva della libertà crociana nella storia?
"In Nancy la libertà non pertiene ad entità collettive, come la classe, l'umanità o lo spirito. Riguarda sempre l'esistenza singolare, anche quando mette in moto processi collettivi. Quanto a Sartre, in lui la libertà si rovescia nel suo contrario, in quanto riconoscimento finale di una necessità etica. Come del resto anche in Hobbes: libertà come sovranità. In Rousseau: libertà come volontà generale. In Hegel: libertà come autoriconoscimento statuale. In tutta la tradizione filosofica, alla fine la libertà evapora. Solo a tratti, nella linea che congiunge Kant con Heidegger, la libertà irrompe irrisolta, per poi tornare a scomparire. Ecco, occorre ripartire dalle "falle" di quella linea, ripensandola. Su che base? Su base ontologica. Vuol dire che la libertà, come dice Nancy, ha a che fare con l'ontologia esistenziale. Non con l'etica o con la responsabilità come per Lévinas. Essa è inseparabile dalla comunità. E' un'esperienza".
Esperienza decostruttiva e liberatoria dai vincoli?
"Anche. Nancy cita lo Hegel che parla dì libertà come liberazione, come processo, e non come Ente. Non si è liberi. Lo si diventa perpetuamente. La libertà è un continuo gesto inaugurale, come vuole Hannah Arendt. Inizio che dà sempre origine a qualcosa. Prima della libertà, come dice Schelling, non c'è nulla".
Quindi la libertà è sempre produzione di senso. Non si scappa...
"Sì, ma non nel senso delle filosofie della storia. Il senso, come afferma Nietzsche, è oggi divenuto infinità priva di senso. Non esiste più "senso generale". Ogni esistenza individuale e collettiva è già dotata di senso. E non si organizza come senso metafisico e logico".
Non vedo distanza dalle filosofie novecentesche della finitezza e da uno storicismo problematico...
"Certo, quella di Nancy è una filosofia della finitezza, senza retorica o esaltazioni. Lo storicismo migliore però, anche quello di Meinecke o di Croce, resta pur sempre una filosofia del soggetto e del senso nascosti nella storia. Quella di Nancy è una filosofia post-storicistica e post-heideggeriana, che legge la storicità dentro l'analitica dell'esistenza. E non mi pare una ripetizione. Essa tenta di rileggere esistenzialmente alcune grandi categorie: libertà, comunità. In controtendenza con la filosofia analitica anglosassone".
E quali sono le ricadute politiche di questo approccio in fondo impolitico"?
"Ogni decostruzione, intanto, è già politica, come critica di contraddizioni consolidate. In positivo c'è invece il tentativo dì ridefinire la comunità: tra differenza e universalismo. E in luì la politica è una pratica di annodamento, di costruzione di relazioni. Il che si riflette su questioni come il multiculturalismo, l'immigrazione, la crisi dello stato".
E' una filosofia che ci parla delle forme di vita molteplici e dei loro linguaggi, oltre le istituzioni?
"Sì, ma non in senso vitalistico. Piuttosto in quello di una messa a frutto di tutte le pratiche e di tutte le modalità del "con-essere" che legano e disgiungono l'arcipelago dell'esperienza inter-umana".
Filosofia dell'ascolto, che sovverte e genera legami?
"Sì, ma non è un'ascolto - alla Lévinas - dell'Alter Ego con cui rispecchiarsi. Qui non siamo sul piano dell'intersoggettività o dell'amicizia. L'Altro è già dentro il sé. Nella relazione di comunità. Si tratta dì riconoscere quel che già è in comune. Per non renderlo oppressivo".
In conclusione, non c'è traccia di approdo nichilistico o vitalistico in Nancy, come in Bataille e in un certo Foucault?
"No, la decostruzione antiumanistica non approda ad alcuna teologia negativa o esaltazione del sacro in quanto "spreco", come in Bataille. Né c'è una fenomenologia del male, come in parte in Lacan e Foucault. La critica all'umanesimo classico non si rovescia in pensiero negativo o in nichilismo".
Centrale in Nancy è il ruolo della corporeità. E' fatto dì corpi fisici il tessuto puntiforme della comunità?
"Sì, il corpo è cruciale. La comunità non ha nessun attributo spirituale. Il contatto e la relazione viaggiano attraverso i corpi. Attraverso la carne del mondo. Il gesto, il contatto, la voce. E il soggetto stesso, in questa chiave, è un luogo di incrocio dei corpi".
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Il mondo dell'uomo