RASSEGNA STAMPA

30 MARZO 2000
LUIGI DALL'AGLIO
Cercando l'anima nel cyborg
La scienza attuale rende più concreta la percezione dell'interiorità: da oggi se ne parla a Milano. A colloquio con Basti
"Tra mente e corpo un continuo flusso d'informazioni. Sul "dopo morte" Tommaso ha ancora molto da dirci"
"Emergono nuove piste d'indagine, ma la trascendenza sembra scomparsa dalla cultura di massa"
"Oggi si può impostare su basi scientifiche una teoria dell'anima. Alla luce delle moderne scienze cognitive, l'anima - il soggetto metafisico di quelle funzioni psichiche che chiamiamo "mente" - non ha rilevanza soltanto dal punto di vista religioso, mistico o poetico: diventa una realtà oggettiva, evidente quanto il corpo". Don Gianfranco Basti, 46 anni, romano, docente di filosofia della natura e della scienza alla Pontificia Università Lateranense, è conosciuto nel campo delle reti neurali: è stato ricercatore presso il Cnr e l'Istituto nazionale di fisica nucleare, e ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali. Mai come in questo momento - egli sostiene - è indispensabile che siano ben chiari i rapporti tra anima, mente e corpo. Lo spiegherà nel suo intervento al convegno che si apre oggi a Milano, al centro congressi della Cariplo, organizzato dalla Fondazione Carlo Erba, sul tema: "Emergence of the mind" ("L'emergere della mente"). Secondo il professore, la rilevanza scientifica assunta dalla mente è un fatto che non interessa soltanto teologi, filosofi e scienziati ma direttamente tutti i credenti: "Ai loro occhi, se ci si basa sulle scienze che studiano il funzionamento della mente, si apre una nuova possibilità di spiegazione della sopravvivenza dell'anima".
Perché oggi è possibile impostare su basi scientifiche una teoria dell'anima?
"Alla luce delle teorie cognitiviste, abbiamo scoperto che l'anima si manifesta empiricamente come un flusso di informazioni, unico e irripetibile. Con il corpo, allora, l'anima (che non può scambiare energia, come invece erroneamente sosteneva Cartesio) scambia informazione.
Dopo la morte del corpo, l'anima può rimanere viva a patto che "qualcosa" le fornisca informazione. La teologia - quella di Tommaso d'Aquino in particolare - suggerisce che potrebbe essere Dio, che in questo modo "informa" già gli angeli (non avendo un corpo, solo così essi possono ricevere informazione sul mondo). L'anima, allora, può continuare a vivere, nell'attesa - come suggerisce il dogma della resurrezione - di poter tornare a organizzare una materia: quella del corpo individuale di ciascuno di noi".
Qual è l'elemento in più, rispetto alla teoria tomista, che la scienza fornisce al credente?
"C'è un motivo in più per credere che la fede è conforme alla ragione. La metafisica, parlando dell'anima come della componente informazionale della persona, offre al credente una nuova pista da seguire, con il sostegno delle scienze cognitive. Questa ipotesi di sopravvivenza è sostenuta, in contesti non-religiosi, anche da scienziati come Philip Johnson-Laird, dell'università di Princeton (Usa), uno degli iniziatori dell'approccio cognitivo allo studio della mente".
Perché oggi è tanto attuale, anche sul piano scientifico, l'antica discussione sul rapporto corpo-mente?
"Prima di tutto perché bisogna evitare il rischio di cadere in convinzioni materialiste.
Potremmo pensare: siccome siamo capaci di simulare nei computer certe funzioni del cervello, abbiamo la prova che l'anima non esiste. Il secondo rischio è che in una società come l'attuale, che dipende sempre più dalle macchine, se continuiamo a costruirne di sempre più potenti, ma stupide, finiremo per non riuscire più a controllarle".
Sembrerebbe vero il contrario, che cioè dobbiamo guardarci dalle macchine sempre più intelligenti...
"I computer sempre più potenti ma stupidi sono un'arma senza sicura. Oggi, per esempio, i computer "stupidi" permettono di fare operazioni "in tempo reale" sulle borse di tutto il mondo. Le banche centrali, però, non possono fronteggiare le speculazioni destabilizzanti: gli strumenti di calcolo di cui dispongono non sono sufficientemente raffinati. Altro esempio può essere l'incapacità dei radar di distinguere fra tracce di aerei troppo vicini. I cosiddetti "missili intelligenti" sono molto più stupidi di un falco. Le tristi conseguenze di questa stupidità sono note a tutti".
Alle macchine mancherà sempre l'intelligenza umana. Ma, da un punto di vista strettamente empirico, scientifico, in che cosa consiste questa carenza?
"Il nostro cervello è composto da dieci miliardi di neuroni. Ogni neurone può compiere circa dieci operazioni al secondo. L'unità di calcolo (il "neurone artificiale") di un computer in commercio ne compie invece 200 milioni al secondo. I computer, però, non sanno simulare il calcolo parallelo che avviene nel cervello umano. Quando un portiere si accinge a parare un rigore, in un decimo di secondo il suo cervello riesce a compiere milioni di operazioni di coordinamento dei muscoli. Organizza una rete di calcolo di milioni di neuroni che simultaneamente, in tempo reale, eseguono quell'operazione".
I computer sono stupidi perché non abbiamo ancora capito come funziona il nostro cervello?
"La mente è in grado di cambiare il proprio programma di funzionamento a seconda delle situazioni, cioè dei contenuti del pensiero e dell'azione. Si vede benissimo con la "Pet" (Positron emission tomography) che è capace di "filmare'' il cervello mentre agisce. Quando parliamo e agiamo, il cervello attiva tante reti neurali diverse. Ma non abbiamo ancora imparato le logiche del calcolo parallelo".
I guru di quella che ormai è sempre meno fantascienza ipotizzano che il contenuto della mente venga un giorno trasferito in un computer (al quale pertanto verrebbe attribuita un'anima). Lei come la vede?
"Ho già detto che ne parla anche Johnson-Laird, come di una forma alternativa di immortalità. Secondo i principii della teoria tomista, Dio ha dato l'anima a un certo prodotto dell'evoluzione, quando questo ha potuto disporre di un sostrato materiale sufficientemente complesso da supportare le funzioni ("mente") di un'anima razionale. In linea di principio, nulla impedisce di ammettere che anche il cyborg (o l'extraterrestre), possano avere un'anima, nell'ipotesi che siano in grado di soddisfare quella condizione. Ma, al di là della fantascienza, va ribadito che la spiritualità dell'anima nasce da una relazione trascendentale con l'Assoluto, direttamente col Creatore da cui deriva. Oggi la nozione di anima spirituale sembra scomparsa dalla cultura di massa. Se in Usa si chiede a un ragazzo che cosa significa la parola soul (anima), risponderà che vuol dire un certo tipo di musica jazz".
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vedi anche
Scienza e bioetica