RASSEGNA STAMPA

21 MARZO 2000
FRANCESCO TOMATIS
Al Dio dei filosofi rispose una vecchietta
Faccia a faccia tra Vattimo e Sequeri sul futuro del cristianesimo
Il pensatore: "Guardo alla fede degli uomini semplici" Il teologo: "Serve una nuova grande scolastica"
Giovanni Ruggeri, "Interrogazioni sul cristianesimo", Edizioni Lavoro, Editrice Esperienze, Pagine 140. Lire 20.000
"Dio non è anzitutto il dogma che ci tiene in chiesa, ma la relazione che ci tiene in vita, impedendoci di uscire di senno". Quest'affermazione provocatoria di Pierangelo Sequeri è esemplificativa del bel dialogo che il giornalista Giovanni Ruggeri è riuscito a creare fra quello che è attualmente uno dei maggiori teologi italiani e il filosofo Gianni Vattimo. Un volume intitolato Interrogazioni sul cristianesimo. Cosa possiamo ancora attenderci dal Vangelo? raccoglie il loro ampio colloquio, e verrà discusso all'Auditorium San Fedele di Milano, alle 18 di lunedì 3, assieme al filosofo Vincenzo Vitiello, il teologo Elmar Salmann e il poeta Roberto Carifi. Vattimo accentua, maggiormente ancora di quanto non avesse già fatto nel dibattuto volumetto Credere di credere (Garzanti 1996), la propria dichiarazione di fede cristiana, insistendo non solo sulla imprescindibilità di essa per chi si trovi a esistere nella tradizione culturale occidentale (e accettando le sue idee di dialogo, libertà, democrazia), ma soprattutto sulla eccezionalità e divinità di Gesù Cristo, approfondendo ad alta voce il proprio personale rapporto con lui. Conseguenza della filosofia ermeneutica a cui Vattimo si richiama è, ad esempio, l'affermazione dell'intrascendibilità, per lui, del cristianesimo: "Non guardo alla rivelazione cristiana da fuori, bensì mi pongo questi problemi all'interno di una tradizione che mi costituisce, anche sul piano dei criteri di valutazione... Se qualcuno mi chiedesse perché preferisco Gesù Cristo a Buddha, risponderei: "Perché sono stato educato nel cristianesimo". E se mi obiettasse che questo è un limite, risponderei che non posso cavarmi gli occhi per vedere meglio". Ma ciò che potrebbe sembrare un mero "non potersi non dire cristiani" assume in Vattimo tutta la pregnanza di una profonda esperienza di fede e di ascolto e di preghiera. "Io credo nella divinità di Gesù Cristo soprattutto per ciò che lui mi ha detto; anzi, posso persino ammettere che egli sia resuscitato sulla base del fatto che tutte le altre cose che mi dice sono così attraenti che non posso non credergli. Insomma, è come se, avendolo visto, mi sia innamorato di lui e sia quindi divenuto capace di dargli ascolto... Mi convince soprattutto l'idea del Dio come amore creante e salvante, e dell'amore reciproco tra le persone... Nel messaggio di Gesù io trovo spiegata la creazione, la mia esistenza: comprendo di esistere come portato da un'iniziativa non mia ed amante". Sequeri condivide con Vattimo l'affermazione della centralità e unicità di Gesù Cristo, tuttavia insiste sulla necessità di fissare un canone relativamente ai testi che ne mediano la figura, ancorandolo all'autorità ecclesiale, pena il venir meno non tanto della distinguibilità fra le infinite interpretazioni possibili del cristianesimo a cui una sua assenza darebbe luogo, quanto della stessa divinità di Gesù e quindi della credibilità del suo messaggio. Proprio la vecchia idea che "la rivelazione si è chiusa con la morte dell'ultimo apostolo" è ciò che "impedisce il pasticciamento tra rivelazione e Chiesa, tra evento fondatore e tradizione testimoniale,... in forza del quale per un verso tutto diventerebbe rivelazione di Dio e per un altro verso forse nulla più lo sarebbe". Benché stabilita dall'autorità ecclesiale, l'istanza superiore a cui riferirsi per interpretare il canone e l'autorità ecclesiale stessa è fuori da essa: Gesù Cristo resta così distinto dalla Chiesa. Inoltre Sequeri distanzia acutamente la propria posizione teologica cristiana dalla logica moderna, che anche nel rapporto con Dio vedrebbe una relazione erotica, come quella io-tu. "La verità cristiana induce a pensare Dio come il Terzo non manipolabile emotivamente ed eroticamente. Lo si può vedere in Gesù, dove appare come Padre "suo".
E anche nel fatto che per noi Egli è padre "nostro", ossia veramente un Terzo fra noi e per noi. Questo garantisce nella libertà la relazione dei due, dell'io-tu, perché Dio è il Terzo che non si intromette sostituendosi né all'io né al tu". In sintesi, Sequeri propone una nuova metodologia teologica, chiamandola addirittura "una nuova grande scolastica", che possa "ancorare la parola di Dio al sistema della libertà, della persona, della differenza, dell'alterità". Vattimo, pur condividendo con Sequeri la centralità di un rapporto personale, differente fra persona e persona, con Gesù, che né elimini la trascendenza della fede, cioè il suo rapporto con Dio Padre, né l'importanza comunque riconosciuta della comunità e chiesa cristiana, da ultimo rimane forse alla sua affermazione iniziale, da affiancarsi a quella della predilezione per la preghiera adorante e ringraziante ("la preghiera è ciò a cui io credo di più"): "Negli ultimi tempi, ho riaperto e ritrovato... il mio rapporto col cristianesimo, ma devo dire che l'ho ritrovato accettando piuttosto la fede delle vecchiette che la fede dei teologi".
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Filosofia e Religione