Al Dio dei filosofi rispose una vecchiettaFaccia a faccia tra Vattimo e Sequeri sul futuro del cristianesimo Il pensatore: "Guardo alla fede degli uomini semplici" Il teologo: "Serve una nuova
grande scolastica" |
|
| Giovanni Ruggeri, "Interrogazioni sul cristianesimo", Edizioni Lavoro, Editrice Esperienze, Pagine 140. Lire 20.000 | "Dio non è anzitutto il dogma che ci tiene in chiesa, ma la relazione che ci tiene in vita,
impedendoci di uscire di senno". Quest'affermazione provocatoria di Pierangelo Sequeri è
esemplificativa del bel dialogo che il giornalista Giovanni Ruggeri è riuscito a creare fra
quello che è attualmente uno dei maggiori teologi italiani e il filosofo Gianni Vattimo. Un
volume intitolato Interrogazioni sul cristianesimo. Cosa possiamo ancora attenderci dal
Vangelo? raccoglie il loro ampio colloquio, e verrà discusso all'Auditorium San Fedele di
Milano, alle 18 di lunedì 3, assieme al filosofo Vincenzo Vitiello, il teologo Elmar Salmann e
il poeta Roberto Carifi.
Vattimo accentua, maggiormente ancora di quanto non avesse già fatto nel dibattuto
volumetto Credere di credere (Garzanti 1996), la propria dichiarazione di fede cristiana,
insistendo non solo sulla imprescindibilità di essa per chi si trovi a esistere nella tradizione
culturale occidentale (e accettando le sue idee di dialogo, libertà, democrazia), ma
soprattutto sulla eccezionalità e divinità di Gesù Cristo, approfondendo ad alta voce il
proprio personale rapporto con lui. Conseguenza della filosofia ermeneutica a cui Vattimo si
richiama è, ad esempio, l'affermazione dell'intrascendibilità, per lui, del cristianesimo: "Non
guardo alla rivelazione cristiana da fuori, bensì mi pongo questi problemi all'interno di una
tradizione che mi costituisce, anche sul piano dei criteri di valutazione... Se qualcuno mi
chiedesse perché preferisco Gesù Cristo a Buddha, risponderei: "Perché sono stato
educato nel cristianesimo". E se mi obiettasse che questo è un limite, risponderei che non
posso cavarmi gli occhi per vedere meglio".
Ma ciò che potrebbe sembrare un mero "non potersi non dire cristiani" assume in Vattimo
tutta la pregnanza di una profonda esperienza di fede e di ascolto e di preghiera. "Io credo
nella divinità di Gesù Cristo soprattutto per ciò che lui mi ha detto; anzi, posso persino
ammettere che egli sia resuscitato sulla base del fatto che tutte le altre cose che mi dice sono
così attraenti che non posso non credergli. Insomma, è come se, avendolo visto, mi sia
innamorato di lui e sia quindi divenuto capace di dargli ascolto... Mi convince soprattutto
l'idea del Dio come amore creante e salvante, e dell'amore reciproco tra le persone... Nel
messaggio di Gesù io trovo spiegata la creazione, la mia esistenza: comprendo di esistere
come portato da un'iniziativa non mia ed amante".
Sequeri condivide con Vattimo l'affermazione della centralità e unicità di Gesù Cristo,
tuttavia insiste sulla necessità di fissare un canone relativamente ai testi che ne mediano la
figura, ancorandolo all'autorità ecclesiale, pena il venir meno non tanto della distinguibilità fra
le infinite interpretazioni possibili del cristianesimo a cui una sua assenza darebbe luogo,
quanto della stessa divinità di Gesù e quindi della credibilità del suo messaggio. Proprio la
vecchia idea che "la rivelazione si è chiusa con la morte dell'ultimo apostolo" è ciò che
"impedisce il pasticciamento tra rivelazione e Chiesa, tra evento fondatore e tradizione
testimoniale,... in forza del quale per un verso tutto diventerebbe rivelazione di Dio e per un
altro verso forse nulla più lo sarebbe". Benché stabilita dall'autorità ecclesiale, l'istanza
superiore a cui riferirsi per interpretare il canone e l'autorità ecclesiale stessa è fuori da essa:
Gesù Cristo resta così distinto dalla Chiesa.
Inoltre Sequeri distanzia acutamente la propria posizione teologica cristiana dalla logica
moderna, che anche nel rapporto con Dio vedrebbe una relazione erotica, come quella
io-tu. "La verità cristiana induce a pensare Dio come il Terzo non manipolabile
emotivamente ed eroticamente. Lo si può vedere in Gesù, dove appare come Padre "suo".
E anche nel fatto che per noi Egli è padre "nostro", ossia veramente un Terzo fra noi e per
noi. Questo garantisce nella libertà la relazione dei due, dell'io-tu, perché Dio è il Terzo che
non si intromette sostituendosi né all'io né al tu".
In sintesi, Sequeri propone una nuova metodologia teologica, chiamandola addirittura "una
nuova grande scolastica", che possa "ancorare la parola di Dio al sistema della libertà, della
persona, della differenza, dell'alterità". Vattimo, pur condividendo con Sequeri la centralità
di un rapporto personale, differente fra persona e persona, con Gesù, che né elimini la
trascendenza della fede, cioè il suo rapporto con Dio Padre, né l'importanza comunque
riconosciuta della comunità e chiesa cristiana, da ultimo rimane forse alla sua affermazione
iniziale, da affiancarsi a quella della predilezione per la preghiera adorante e ringraziante ("la
preghiera è ciò a cui io credo di più"): "Negli ultimi tempi, ho riaperto e ritrovato... il mio
rapporto col cristianesimo, ma devo dire che l'ho ritrovato accettando piuttosto la fede delle
vecchiette che la fede dei teologi". |