INTERVISTA AL FILOSOFO WINKLER| Ho sgridato Haider,
il mio ex allievo che parla a vanvera |
| Come credete che si debba sentire oggi un professore emerito di filosofia del diritto - autore di fondamentali saggi sulla teoria dello
Stato ed ex rettore dell'università di Vienna - all'idea di aver avuto sui banchi come allievo, negli anni Settanta, l'allora imberbe Jörg
Haider? Pensate che possa esserne fiero o che debba sentirsi in crisi, considerando anche che ha scelto proprio Haider come
assistente in mezzo al palpitante gruppo degli aspiranti all'incarico? Se chiedete tutto questo a Guenther Winkler, il gagliardo
professore viennese che è l'emerito in questione ed ha fatto anche da testimone di nozze al leader supernazionalista covato per tre
anni come pupillo accademico, scoprirete al riguardo molte cose. Per esempio che negli anni Settanta il politico più di ogni altro in
Europa in odore di antisemitismo si è appassionato all'opera di un capostipite del diritto pubblico austriaco, l'ebreo e figlio di rabbino
Georg Jellinek. Poi che il suo professore - sempre herr Winkler - lo considera in fondo coerente con l'insegnamento liberale che, sia
pure in versione conservatrice, lui gli ha impartito. Infine, che ciò non impedisce al professore di sentire il bisogno di sgridare l'ex
allievo, facendogli telefonate infuocate di un'ora, quando questi si lascia un po' andare ad affermazioni difficilmente spacciabili per
liberali. E meno male, professor Winkler.
Incontro l'emerito nella pausa pranzo di un tipico convegnone degli Studi Filosofici su "Stato e democrazia nel processo di
unificazione europea" zeppo di studiosi tedeschi, americani, inglesi e francesi. Mi scuserà professore se lascio da parte i ponderosi
temi lì sollevati, ma m'incuriosisce sapere com'era Haider da studente. Scusata: "Era attentissimo. Uno dei migliori. Partecipava a
tutte le discussioni e così lo notai subito. Ma fu a un seminario su Jellinek che lo conobbi meglio, e gli chiesi di farmi da assistente.
La sua produzione scientifica è stata di alto livello, e in particolare un suo saggio del '78 sulle libere professioni. Lì Haider mostrava
grande attenzione a Karl Popper"
| Beh, ma poi se ne è proprio dimenticato: le sembra che la sua idea dell'Austria libera dai fastidiosi extracomunitari somigli alla
"società aperta" popperiana? |
"Guardi, a mio avviso Haider non si è mai allontanato da Popper né da posizioni intimamente liberali. Ovviamente dovendo parlare,
da deputato, a ampie masse, ha sviluppato un atteggiamento pubblico che non poteva essere uguale a quello del ricercatore
universitario. Le concedo che dal 1986, cioè da quando diventò anche capo del partito liberale, apparve evidente un cambiamento del
suo pensiero. Ma questo era la conseguenza del suo progetto politico di far crescere la forza del partito: Così, più di qualsiasi altro
leader, lui ha cominciato a parlare con la gente, rivelando la capacità di rivolgersi a tutti, alla sinistra estrema come alla destra, e di
entrare in stretto rapporto con gli altri. Sa, è uno capace di cambiare a seconda della categoria di persone con cui entra in contatto,
sia intellettuale o operaio o accademico".
| E lei apprezza questo come una qualità? Al suo paese non si chiama populismo di bassa lega? |
"È la qualità di un politico empirico, in grado di captare che cosa passa per la testa della gente. Ha un precedente, in Austria, che
costituisce il modello a cui Haider si ispira: è Bruno Kreisky, arrivato nel dopoguerra alla guida di un partito socialdemocratico
minoritario e deciso a portarlo alla maggioranza. Kreisky ci riuscì, modificando le sue posizioni iniziali - peraltro già abbastanza
permeate da uno spirito conservatore - e modellandole su un arco di punti di vista che andava dall'estrema sinistra all'estrema
destra. Anche Haider doveva rappresentare molte fasce di popolazione, se voleva vincere le elezioni".
| E infatti gli è riuscito, con l'inaspettato 27% dell'ottobre scorso. Ma non mi dica che non si è decisamente sbilanciato verso
posizioni xenofobe... |
"Non lo penso affatto. Io credo che molte sue posizioni siano state riportate in modo arbitrario e inesatto dalla stampa. Non si è
detto, invece, che Haider ha messo al bando gli estremisti del suo partito".
"Senza dubbio. E quanto al populismo che lei dice, non è mica un reato. La democrazia lo consente".
| Popper non si rivolterebbe nella tomba sentendo quella famosa frase di Haider, secondo cui i lager erano simpatici campi di lavoro e
le SS delle gran brave persone? |
"Haider ha commesso molti errori, in parte provocati da altri, in parte da parole interpretate male".
| Guardi che le parole sono pietre. E pesano. La parola "Olocausto", per esempio: non si può pronunciare a sproposito, per negare
ciò che è avvenuto. |
"Anche le false parole scritte sui giornali possono diventare pietre, specie se tolte dal contesto in cui furono dette. Per esempio,
quelle sul presunto apprezzamento di Haider per la politica sociale del Terzo Reich. La sua era solo una provocazione verso gli
oppositori."
| Sbaglio o un politico accorto non provoca su certi argomenti? |
"Sì, su questo le dò ragione. Tant'è vero che quando fece quelle dichiarazioni l'ho chiamato al telefono e l'ho tenuto su un'ora per
rimproverarlo. Ovviamente è però vero che poco dopo l'ascesa al potere di Hitler i disoccupati sono spariti dalle strade".
| Alcuni erano in guerra. Altri nei lager: sei milioni. Con altrettanti posti di lavoro disponibili. |
"Senta, non lo dica a me, che ho avuto dei familiari internati nei campi: appartenevano alla minoranza slovena. In quella telefonata lo
ricordai ad Haider, e gli dissi anche che in politica doveva essere in grado di distinguere questo genere di cose da una vera politica
dell'occupazione. Quanto alle SS, lui tenne un discorso ad alcuni veterani, e lì esaltò le virtù militari in genere. Lo fece in onore di
suo padre, presente tra il pubblico. Anche in quell'occasione gli telefonai e gli dissi: hai sbagliato di grosso. Alla fine della guerra io
avevo 16 anni e sapevo di poter andare militare. Ma già allora giurai: mai con le SS. Lo dissi ad Haider, in quella telefonata. Lo giuro
sui diritti dell'uomo e del cittadino".
| Lei si considera un buon maestro di quell'allievo, o pensa che Haider abbia tradito il suo insegnamento? |
"Né l'uno, né l'altro. Non sono il maestro di Haider e assolutamente non ne sono il consigliere. Lui ha una personalità forte e va per
la sua strada. Ma un po' me ne sento responsabile. Ecco perché per tre volte gli ho telefonato e l'ho rimproverato".
| Qual è stata la terza volta? |
"Quando ha rilasciato le dichiarazioni contro Chirac e contro il governo belga".
| In nome dei comuni valori europei cui il convegno napoletano si è ispirato, farebbe una quarta telefonata a Haider per suggerirglieli? |
"No. La farei all'Unione Europea per dire di smettere di trattare Haider come un appestato. Di lasciare che l'Austria risolva i suoi
problemi, perché la sua democrazia è solida".
| E Haider non la mette in pericolo? |
"No. Lui è una provocazione per la democrazia. E può esserle salutare se, invece di metterlo al bando in Europa, in barba ai famosi
valori comuni, lo si lascia stare. Anche molti intellettuali austriaci orientati a sinistra concordano sul fatto che Jörg Haider non sia un
fascista". |