Che ne sarà di Freud nel nuovo millennio| Per l'americano Kandel, i saggi psicoanalitici rischiano di essere letti come testi filosofici o poetici, al pari di Platone e Shakespeare |
| Ogni volta che si conclude un periodo storico è inevitabile
chiedersi che cosa ci si stia lasciando alle spalle e
soprattutto che cosa ci si può aspettare dal futuro. Con
l'avvicinarsi del nuovo millennio abbiamo assistito ad un
bisogno irrefrenabile di capire in che direzione stiamo
andando: quali orizzonti si schiuderanno in futuro con
l'accelerazione della tecnologia che rivoluzionerà la vita
quotidiana. Cominciamo ad intravvedere le direzioni e gli
sviluppi della medicina o della biologia che si muoveranno
verso settori assolutamente impensati fino a qualche anno
fa, mentre per altre discipline il futuro è ancora oscuro se
non addirittura problematico. A questo proposito ci si può
legittimamente chiedere se la psicoanalisi, che ha così
profondamente contrassegnato il secolo XX, continuerà a
svolgere un ruolo centrale negli orientamenti culturali e in
modo più specifico nel trattamento delle nevrosi e dei
disturbi psichici.
Di recente è stato pubblicato un libro curato da Giovanni
Jervis Il secolo della psicoanalisi (Bollati Boringhieri, pagg.
254, lire 55.000) che raccoglie saggi diversi che tracciano
in modo problematico il percorso della psicoanalisi,
profondamente intrecciato col secolo che si è concluso.
Indubbiamente la psicoanalisi ha contribuito a cambiare i
costumi e i comportamenti nel mondo occidentale, "un
intero clima di opinione" come scrisse il poeta Auden nella
sua poesia in ricordo di Sigmund Freud. Il modo in cui si
guarda il proprio mondo personale e i rapporti con gli altri è
stato influenzato dalla psicoanalisi e nel nostro linguaggio
quotidiano ricorrono continuamente parole come inconscio,
rimozione, complesso di colpa. Ma forse è propria la vita
sessuale quella che è maggiormente cambiata, dopo che la
psicoanalisi ha contribuito a metterla al centro delle
motivazioni umane. Come scrive la psicoanalista americana
Ethel Spector Person, autrice di un libro uscito da poco
tempo The sexual century (Il secolo sessuale) pubblicato
dalla Yale University Press, si è verificata negli ultimi
decenni una liberazione sessuale che è stata la conseguenza
di una ideologia autogratificatoria consentita anche dai
progressi della medicina che hanno reso il sesso più sicuro.
Oltre a contribuire al cambiamento dell'atteggiamento
culturale e personale nei confronti della sessualità la
psicoanalisi ne ha esplorato le pieghe più recondite delle
fantasie, dei motivi inconsci e dei desideri che possono
trovare espressione nei comportamenti più diversi.
Se entrambi i libri, pur con angolature diverse, mettono in
luce in modo convincente il grande impatto della psicoanalisi
sui comportamenti e sugli atteggiamenti quotidiani dell'
uomo occidentale nel corso dell'ultimo secolo, risulta
piuttosto problematico comprendere quale ruolo verrà ad
assumere la teoria freudiana nel nuovo millennio.
Probabilmente per guardare al futuro della psicoanalisi
senza ripercorrere rotte già sperimentate e che si sono
venute via via esaurendo, forse sarebbe più utile, passatemi
la metafora marinara, trovare dei nuovi skipper più abituati
a navigare su mari diversi e con venti meno costanti. Un
timoniere d' eccezione potrebbe essere il neurofisiologo
americano della Columbia University Eric Kandel, che ha
recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista American
Journal of Psychiatry un articolo che ha fatto discutere,
"Biology ad the Future of Psychoanalysis: a New
Intellectual Framework for Psychiatry Revisited" (Biologia e
psicoanalisi, una nuova cornice intellettuale per la psichiatria
rivisitata).
Kandel è senz'altro un ricercatore d'eccezione, che, dopo
essere stato influenzato dalla psicoanalisi, si è indirizzato
verso la neurobiologia per studiare i processi della memoria.
Sono ormai classici i suoi studi su un mollusco marino -
l'Aplysia - il cui organismo semplificato ha consentito di
studiare i meccanismi di trasmissione delle cellule nervose.
Come scrive nel suo articolo Kandel, la psicoanalisi nei
primi decenni del XX secolo ha rivoluzionato la nostra
comprensione della vita mentale, in particolare i processi
mentali inconsci, la sessualità infantile e l'irrazionalità delle
motivazioni umane. Tuttavia negli ultimi 50 anni gli
avanzamenti della psicoanalisi sono stati piuttosto limitati,
tranne nel campo della ricerca infantile in cui gli studi di
Stern, Emde e Sander hanno aperto prospettive nuove. E
questo declino - scrive ancora Kandel - non può che
rammaricare dal momento che "la psicoanalisi rappresenta
la più coerente e soddisfacente visione della mente".
All'inizio del secolo Freud introdusse un nuovo metodo di
indagine psicologica, insegnando ad ascoltare con
attenzione il paziente e a trovare un significato coerente alle
sue fantasie, ai suoi sogni e alle sue libere associazioni. Ma
dopo 100 anni l'ascolto attento ed appassionato del
paziente difficilmente potrà comportare altri avanzamenti
della teoria psicoanalitica. Su questo punto Kandel è
piuttosto esplicito: "Nello studio moderno della mente
l'osservazione clinica del singolo paziente, così suscettibile ai
pregiudizi dell'osservatore, non costituisce una base
sufficiente per una scienza della mente". La psicoanalisi pur
avendo avuto storicamente delle finalità scientifiche, come è
stato ripetutamente ribadito da Freud, non ha mai verificato
le proprie ipotesi con metodi scientifici. È stata sicuramente
fertile nel generare nuove idee, ma non sono state
sottoposte a verifica come è avvenuto altrove.
Tornando all'interrogativo sul futuro della psicoanalisi,
Kandel vede solo due possibili strade. La prima è quella di
mantenere quanto è stato accumulato nel passato,
assumendo sempre più esplicitamente il carattere di filosofia
della mente. I testi psicoanalitici si potranno leggere come
testi filosofici o poetici, al pari di Platone, Shakespeare,
Nietzsche e Proust. La seconda strada è sicuramente più
impegnativa e rischiosa, aperta al confronto con altre
discipline, come la neurobiologia e il cognitivismo, per
cercare di costruire una scienza della mente.
Non so se la sfida lanciata da Kandel verrà raccolta dagli
psicoanalisti, anche perché la crisi di una disciplina non
sollecita tanto aperture e confronti con altre discipline,
quanto piuttosto crea un clima di difesa e di ortodossia che
scoraggia la ricerca. Va aggiunto che nel nuovo millennio
l'incontro con la biologia non avverrà necessariamente,
secondo l'opinione del biologo Francois Jacob, rifacendosi
agli aspetti più molecolari, come ad esempio agli acidi
nucleici e le proteine, quanto piuttosto affrontando temi
impegnativi come la memoria o il desiderio. E su questo
piano la psicoanalisi ha ancora molto da dire, come
acutamente mette in luce Kandel mettendo a confronto le
intuizioni psicoanalitiche sui processi inconsci e le ricerche
più recenti sulla memoria procedurale.
È difficile dire quale sarà la risposta del movimento
psicoanalitico, anche se Kandel non è pessimista perché vi
sono segni consistenti di apertura e di interesse all'interno
del mondo psicoanalitico. È sicuramente presto per dire se
vincerà la paura di perdere la specificità del lavoro
psicoanalitico oppure se verranno esplorate zone di confine
e di intersezione che comporteranno contaminazioni ed
ibridazioni, tuttavia si può senz'altro supporre che Freud
avrebbe scelto oggi la seconda strada perché oggi la
biologia è molto diversa da quella del 1894, quando lo
scienziato viennese ritenne che il confronto fra psicoanalisti
e biologia fosse ancora prematuro, perché la biologia era
ancora agli inizi. |