RASSEGNA STAMPA

11 MARZO 2000
MASSIMO AMMANITI
Che ne sarà di Freud nel nuovo millennio
Per l'americano Kandel, i saggi psicoanalitici rischiano di essere letti come testi filosofici o poetici, al pari di Platone e Shakespeare
Ogni volta che si conclude un periodo storico è inevitabile chiedersi che cosa ci si stia lasciando alle spalle e soprattutto che cosa ci si può aspettare dal futuro. Con l'avvicinarsi del nuovo millennio abbiamo assistito ad un bisogno irrefrenabile di capire in che direzione stiamo andando: quali orizzonti si schiuderanno in futuro con l'accelerazione della tecnologia che rivoluzionerà la vita quotidiana. Cominciamo ad intravvedere le direzioni e gli sviluppi della medicina o della biologia che si muoveranno verso settori assolutamente impensati fino a qualche anno fa, mentre per altre discipline il futuro è ancora oscuro se non addirittura problematico. A questo proposito ci si può legittimamente chiedere se la psicoanalisi, che ha così profondamente contrassegnato il secolo XX, continuerà a svolgere un ruolo centrale negli orientamenti culturali e in modo più specifico nel trattamento delle nevrosi e dei disturbi psichici.
Di recente è stato pubblicato un libro curato da Giovanni Jervis Il secolo della psicoanalisi (Bollati Boringhieri, pagg.
254, lire 55.000) che raccoglie saggi diversi che tracciano in modo problematico il percorso della psicoanalisi, profondamente intrecciato col secolo che si è concluso.
Indubbiamente la psicoanalisi ha contribuito a cambiare i costumi e i comportamenti nel mondo occidentale, "un intero clima di opinione" come scrisse il poeta Auden nella sua poesia in ricordo di Sigmund Freud. Il modo in cui si guarda il proprio mondo personale e i rapporti con gli altri è stato influenzato dalla psicoanalisi e nel nostro linguaggio quotidiano ricorrono continuamente parole come inconscio, rimozione, complesso di colpa. Ma forse è propria la vita sessuale quella che è maggiormente cambiata, dopo che la psicoanalisi ha contribuito a metterla al centro delle motivazioni umane. Come scrive la psicoanalista americana Ethel Spector Person, autrice di un libro uscito da poco tempo The sexual century (Il secolo sessuale) pubblicato dalla Yale University Press, si è verificata negli ultimi decenni una liberazione sessuale che è stata la conseguenza di una ideologia autogratificatoria consentita anche dai progressi della medicina che hanno reso il sesso più sicuro.
Oltre a contribuire al cambiamento dell'atteggiamento culturale e personale nei confronti della sessualità la psicoanalisi ne ha esplorato le pieghe più recondite delle fantasie, dei motivi inconsci e dei desideri che possono trovare espressione nei comportamenti più diversi.
Se entrambi i libri, pur con angolature diverse, mettono in luce in modo convincente il grande impatto della psicoanalisi sui comportamenti e sugli atteggiamenti quotidiani dell' uomo occidentale nel corso dell'ultimo secolo, risulta piuttosto problematico comprendere quale ruolo verrà ad assumere la teoria freudiana nel nuovo millennio.
Probabilmente per guardare al futuro della psicoanalisi senza ripercorrere rotte già sperimentate e che si sono venute via via esaurendo, forse sarebbe più utile, passatemi la metafora marinara, trovare dei nuovi skipper più abituati a navigare su mari diversi e con venti meno costanti. Un timoniere d' eccezione potrebbe essere il neurofisiologo americano della Columbia University Eric Kandel, che ha recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista American Journal of Psychiatry un articolo che ha fatto discutere, "Biology ad the Future of Psychoanalysis: a New Intellectual Framework for Psychiatry Revisited" (Biologia e psicoanalisi, una nuova cornice intellettuale per la psichiatria rivisitata).
Kandel è senz'altro un ricercatore d'eccezione, che, dopo essere stato influenzato dalla psicoanalisi, si è indirizzato verso la neurobiologia per studiare i processi della memoria.
Sono ormai classici i suoi studi su un mollusco marino - l'Aplysia - il cui organismo semplificato ha consentito di studiare i meccanismi di trasmissione delle cellule nervose.
Come scrive nel suo articolo Kandel, la psicoanalisi nei primi decenni del XX secolo ha rivoluzionato la nostra comprensione della vita mentale, in particolare i processi mentali inconsci, la sessualità infantile e l'irrazionalità delle motivazioni umane. Tuttavia negli ultimi 50 anni gli avanzamenti della psicoanalisi sono stati piuttosto limitati, tranne nel campo della ricerca infantile in cui gli studi di Stern, Emde e Sander hanno aperto prospettive nuove. E questo declino - scrive ancora Kandel - non può che rammaricare dal momento che "la psicoanalisi rappresenta la più coerente e soddisfacente visione della mente".
All'inizio del secolo Freud introdusse un nuovo metodo di indagine psicologica, insegnando ad ascoltare con attenzione il paziente e a trovare un significato coerente alle sue fantasie, ai suoi sogni e alle sue libere associazioni. Ma dopo 100 anni l'ascolto attento ed appassionato del paziente difficilmente potrà comportare altri avanzamenti della teoria psicoanalitica. Su questo punto Kandel è piuttosto esplicito: "Nello studio moderno della mente l'osservazione clinica del singolo paziente, così suscettibile ai pregiudizi dell'osservatore, non costituisce una base sufficiente per una scienza della mente". La psicoanalisi pur avendo avuto storicamente delle finalità scientifiche, come è stato ripetutamente ribadito da Freud, non ha mai verificato le proprie ipotesi con metodi scientifici. È stata sicuramente fertile nel generare nuove idee, ma non sono state sottoposte a verifica come è avvenuto altrove.
Tornando all'interrogativo sul futuro della psicoanalisi, Kandel vede solo due possibili strade. La prima è quella di mantenere quanto è stato accumulato nel passato, assumendo sempre più esplicitamente il carattere di filosofia della mente. I testi psicoanalitici si potranno leggere come testi filosofici o poetici, al pari di Platone, Shakespeare, Nietzsche e Proust. La seconda strada è sicuramente più impegnativa e rischiosa, aperta al confronto con altre discipline, come la neurobiologia e il cognitivismo, per cercare di costruire una scienza della mente.
Non so se la sfida lanciata da Kandel verrà raccolta dagli psicoanalisti, anche perché la crisi di una disciplina non sollecita tanto aperture e confronti con altre discipline, quanto piuttosto crea un clima di difesa e di ortodossia che scoraggia la ricerca. Va aggiunto che nel nuovo millennio l'incontro con la biologia non avverrà necessariamente, secondo l'opinione del biologo Francois Jacob, rifacendosi agli aspetti più molecolari, come ad esempio agli acidi nucleici e le proteine, quanto piuttosto affrontando temi impegnativi come la memoria o il desiderio. E su questo piano la psicoanalisi ha ancora molto da dire, come acutamente mette in luce Kandel mettendo a confronto le intuizioni psicoanalitiche sui processi inconsci e le ricerche più recenti sulla memoria procedurale.
È difficile dire quale sarà la risposta del movimento psicoanalitico, anche se Kandel non è pessimista perché vi sono segni consistenti di apertura e di interesse all'interno del mondo psicoanalitico. È sicuramente presto per dire se vincerà la paura di perdere la specificità del lavoro psicoanalitico oppure se verranno esplorate zone di confine e di intersezione che comporteranno contaminazioni ed ibridazioni, tuttavia si può senz'altro supporre che Freud avrebbe scelto oggi la seconda strada perché oggi la biologia è molto diversa da quella del 1894, quando lo scienziato viennese ritenne che il confronto fra psicoanalisti e biologia fosse ancora prematuro, perché la biologia era ancora agli inizi.
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vedi anche
Il mondo dell'uomo