Ignoranza e libertà contro il totalitarismo| Un pamphlet dello studioso Infantino sui fondamenti del liberalismo: dalla Grecia alla Scuola austriaca |
| Nel primo dei suoi Saggi impopolari Bertrand Russell esamina la relazione che, di fatto, vi
è tra la filosofia e i sistemi politici e indaga "sino a che punto si è trattato di una relazione
logicamente valida". Quale rapporto intercorre, egli si chiede, tra empirismo, scienza e
democrazia? Il fatto che il liberalismo democratico (per quanto riguarda il mondo moderno)
nelle sue prime formulazioni sia congiunto con la filosofia empiristica sviluppata da Locke è
del tutto casuale oppure tra i due fenomeni esiste una qualche connessione logica? E,
ancora; tra la teoria empiristica della conoscenza e il sistema politico democratico si può
stabilire una corrispondenza?
Ebbene, tutti questi interrogativi hanno trovato nel Novecento risposte decisive nelle opere
di autori quali Hayek e Popper, che hanno evidenziato i fondamenti epistemologici del
liberalismo e, in particolare, hanno mostrato i nessi che intercorrono tra ignoranza e libertà
o, se si preferisce, tra fallibilismo e società aperta.
A questa problematica è dedicata anche l'opera più recente di Lorenzo Infantino, docente
alla Luiss di Roma, opera che è appunto intitolata Ignoranza e libertà (Rubbettino, pagine
266, lire 26.000).
L'autore offre, in questo suo denso lavoro, un panorama storico che partendo dal mondo
della Grecia classica giunge sino alla Scuola austriaca di economia. "Quella della libertà -
esordisce Infantino - non è questione solamente politica". Infatti, tra economia, politica e
conoscenza vi sono stretti legami. E sulla scia proprio di Hayek e Popper il nostro autore
mostra come la libertà si afferma e produce sviluppo là dove gli uomini, consapevoli della
propria ignoranza e fallibilità, rinunciano al "punto di vista privilegiato sul mondo". "È siffatta
rinunzia - afferma Infantino - a essere il primo elemento dell'habitat della libertà, a cui fanno
seguito la teoria egualitaria della razionalità e l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla
legge." In altre parole, la libertà può fiorire solo tra chi concepisce la verità come un ideale
regolativo e l'uomo come un cercatore e non come un possessore di verità. Di contro, il
totalitarismo, negatore di tutte le libertà, è il frutto della convinzione che esistano "scolte
avanzate". "Illuminati". Il totalitario ritiene che la verità sia manifesta e che solo pochi
abbiano occhi per vederla.
Di fatto, la libertà procede, sui sentieri della storia, mano nella mano con il riconoscimento
della fallibilità dell'uomo e della sua ignoranza. In breve, la libertà può fiorire solo tra uomini
che hanno fiducia nella ragione, ma non credono alla sua onnipotenza. La libertà, dato che
gli uomini non sono onniscienti e che le conoscenze sono disperse tra milioni e milioni di
uomini,è essenziale se si vuole "far posto all'imprevedibile e all'impredicibile".
La libertà è fondamentale nella politica, nella scienza, nell'economia, in breve in ogni ambito
della società. Essa non solo è in grado di favorire la creazione e il fluire di nuove
conoscenze e di nuove informazioni, ma anche di mettere in atto un permanente processo di
esplorazione dell'ignoto e di correzione di errori. L'utopista e il pianificatore, lo statalista e il
difensore della società chiusa, in breve tutti i negatori della libertà si dimenticano, come
scrive Hayek, che "l'uomo deve alcuni dei suoi maggiori successi del passato al fatto che
non è riuscito a controllare la vita sociale". Del resto, come già notava Catone il Censore "il
nostro stato (...) non è frutto della creazione personale di un uomo solo (...) non c'è mai
stato al mondo un uomo così intelligente da prevedere tutto e, anche se si riuscisse a
concentrare tutti i cervelli nella testa di un solo uomo, sarebbe impossibile per costui
provvedere a tutto nello stesso tempo".
Agli uomini che, talora, possono farsi ammaliare da quanti si presentano sulle scene della
storia come portatori di un punto di vista privilegiato sul mondo, Infantino, nelle pagine
conclusive di Ignoranza e libertà, ricorda che è estremamente pericoloso eliminare il
controllo della libertà perché l'umanità finisce allora col percorrere "tutt'intera la scala della
degradazione, dell'infamia e della bestialità". |