Arrow: tranquilli, l'egoismo informatico non vincerà «Anche nel Medioevo temevano il nuovo ordine. Ma poi il mondo andò avanti» Il premio Nobel per l'Economia contro gli apocalittici che
rifiutano la rivoluzione tecnologica: la «new economy» non è fatta soltanto
di individualisti |
| Tranquilli: il dio della globalizzazione non richiederà sacrifici umani. E nemmeno la dittatura del
mercato, o la new economy fondata sull'informatica distruggeranno quel che resta della nostra
umanità. No, i timori apocalittici sono estranei alla visione del mondo di Kenneth Arrow. Premio
Nobel nel 1972 per aver formulato una magistrale «teoria dell'equilibrio economico generale», già
«testa d'uovo» del presidente Kennedy che gli affidò le linee generali della sua «strategia di
pace», Arrow è a Milano per una fitta serie di appuntamenti. Sorride tollerante, da newyorkese
ottantenne che diffida dei millenarismi d'ogni colore.
| Sarà vero, come denuncia il sociologo Richard Sennett, che il capitalismo flessibile ci
prepara un futuro di rapporti insoddisfacenti e superficiali? O non avrà ragione
piuttosto il governatore Antonio Fazio, quando nell'intervista al direttore del «Corriere»,
Ferruccio de Bortoli, parla di occasione storica? |
«Fra le due cose non c'è contraddizione. I rischi, l'idea dell'egoismo che insidia i rapporti umani,
il maggiore individualismo diffuso: tutto questo può essere considerato l'altra faccia della
medaglia, una conseguenza non desiderata della rivoluzione tecnologica. Eppure, ciò che ci
spaventa contiene in sé anche una promessa: più merci, più ricchezza, più soddisfazione per la
gente».
| Se il futuro le sembra così invitante, perché mai sentiamo montare un'ondata sempre
più ampia di preoccupazione? |
«Ma non c'è niente di nuovo sotto il cielo! In passato la gente si lamentava per la rottura degli
antichi legami: si cominciò già nel Medioevo, quando il vecchio ordine venne travolto dai
movimenti migratori verso le città. Per sette secoli si è andati avanti così: denunciando la fine
della solidarietà fra generazioni, dei valori di fedeltà e rispetto verso i superiori. Già Shakespeare
si lamentava della sfacciataggine dei contadini, ma se davvero l'umanità avesse dovuto
preoccuparsi un giorno della rottura dei sacri legami, avrebbe dovuto farlo alla fine dell'Ottocento.
Fu allora, negli anni Settanta e Ottanta, che le emigrazioni intercontinentali separarono i ceppi
familiari. Chi se ne andava in America, come mio nonno, sapeva benissimo che non avrebbe mai
più rivisto i suoi genitori. Furono momenti dolorosi, certo, ma alla fine il mondo andò avanti».
| Allora esistevano forse più forti motivazioni filantropiche e religiose. |
«Lo stesso sta già avvenendo oggi. I nuovi ricchi di ieri sentono ora il bisogno di creare
fondazioni e opere caritatevoli: già succede per i tycoon di Silicon Valley».
| Il dio del mercato e della competizione globale, insomma, non dovrebbe spaventare
nessuno? |
«È chiaro che i ricchi tenderanno a diventarlo sempre di più, e i poveri non ne ricaveranno
vantaggi. Ma io dico: il mercato non sarà il migliore degli dei, però non è certo peggiore di quello
imperialista che abbiamo conosciuto in passato».
| C'è chi non crede al suo ottimismo, e si aggrappa ai valori umanistici come estremo
rifugio... |
«L'alta cultura non significherà molto, temo, per le nuove generazioni. Del resto non si vede? In
tutte le arti, dalla musica alla pittura, scarseggiano i creatori, mentre le performance raggiungono
livelli d'eccellenza».
| Che gliene pare dell'Italia? Siamo ancora il Paese delle tasse, degli scioperi, dei
sindacati onnipotenti? |
«Nell'insieme direi di sì, con la solita caratteristica: quando la Gran Bretagna era travolta dagli
scioperi, la produzione ristagnava... da voi è diverso».
| In compenso ci agitiamo per cancellare i debiti dei Paesi poveri. |
«È solo un bel gesto: la maggioranza di quei debiti non sarebbero comunque mai pagati. E poi
bisognerebbe rispettare certe condizioni: stato di pace, rispetto delle libertà democratche, piani
di sviluppo...».
| E le paure continentali? L'euro inciampa, il governo dell'Ue sembra lontano e
iperburocratico. |
«Per prima cosa, dovreste difendere le libertà di scelta individuale e di ricerca. Vale a Bruxelles
come in Italia. Invece, avete centralizzato persino la gestione dell'università: una scelta pessima,
che potreste pagare cara». |