| Per la scienza il limite dell'umano | Sui "Problemi etici posti dalla scienza" il "gruppo di lavoro" costituito dalla Tavola valdese pubblica un testo di grande
interesse, proponendolo alla discussione delle comunità, in vista di una stesura definitiva. Vale la pena di conoscerlo, proprio
nel momento in cui divampa la discussione sui vari progetti di legge europei e italiani in fatto di bioetica, da quello sulla
procreazione assistita a quello sulla clonazione. "L'etica - come dice il sottotitolo della rivista "Riforma" - deve promuovere il
senso di responsabilità di tutti e la ricerca di un ampio consenso sui comportamenti reali delle persone cercando soluzioni eque
e universalmente applicabili". Su questa base, il documento valdese parte dalla constatazione che i problemi posti dalla scienza
e dalle tecnologie "creano processi difficili da controllare"; ma, d'altra parte, "sarebbe ingiusto dimenticare gli innegabili
vantaggi... che possono essere messi alla portata di ciascuna persona".
Fra i rischi e i vantaggi, dunque, la via è stretta. La si può battere tenendo presenti alcuni "sì" e alcuni "no". Fra i "sì" il
documento elenca, in primo luogo, un atteggiamento di fiducia, "rispondente al patto fra Dio e la realtà umana": uno sguardo
positivo, dunque, sulla realtà. Insieme a un atteggiamento critico, che apre interrogativi senza esclusioni, senza zone d'ombra.
Inoltre una "solidarietà costruttiva", un "anelito universalista", disposto alla collaborazione con tutti a tutti i livelli. Un invito alla
piena partecipazione, nella eguaglianza.
Molto interessanti anche i "no". Il documento valdese respinge, fra l'altro, gli atteggiamenti dualistici che semplificano la
complessità della realtà, magari ritagliando per sé un'"innocente parte buona". No anche a una visione "clericale", che,
combattendo la razionalità, finisce per essere paternalistica, conservatrice e autoritaria. Ma no anche a una visione
"meccanicistica ed eccessivamente fiduciosa nella scienza" che perdesse di vista "la complessità del vivente e l'interazione di
fattori umani e culturali".
Alla base di tutto il discorso, quattro nozioni che sono a fondamento dell'etica protestante, ma potrebbero e dovrebbero
esserlo per qualsiasi etica seria. Da una parte, limite della scienza ma anche sua autonomia ("Ogni scoperta apre nuove vie, ma
va elaborata e valutata anche in base al grado di evoluzione dell'umanità che vi è coinvolta; dall'altra parte rispetto della persona
umana e del diritto che ne regola la vita"). "Non tutto quel che è possibile va necessariamente fatto, in particolare là dove è in
gioco l'alterazione del patrimonio genetico".
Infine sulla sofferenza e sulla morte, alcune affermazioni che faranno discutere. "Va respinta l'idea di un valore intrinseco della
sofferenza fisica. La sofferenza, sia per le persone sia per gli animali, può oggi essere fortemente ridotta e la medicina vi si deve
impegnare senza esitazioni. L'essere umano ha diritto a una morte dignitosa e quando, in una fase terminale della malattia, la
terapia non è più in grado di alleviare le sofferenze, rientra nel diritto del malato il ricorso a un aiuto a morire". La discussione è,
dunque, aperta e non solo nelle comunità valdesi; anche il "divino" se ne dovrà occupare ancora. |