RASSEGNA STAMPA

26 FEBBRAIO 2000
editoriale
Tra Italia e Usa è scontro sulla "materia oscura"
Le clamorose ricerche dei nostri fisici attaccate in California
ALTRO che Luna Rossa! Questo sì che è un vero scontro. La posta in gioco non è proprio uno scherzo: è la "materia oscura", circa il 90 per cento di quella che costituisce l'intero universo, ed è chiamata "oscura" perché, a differenza di oggetti come le stelle e i pianeti, non emette né riflette luce e non è visibile. Incredibile ma vero, noi vediamo soltanto il 10 per cento della materia ed è per questo che quella "oscura" (detta anche massa mancante) costituisce da almeno settant'anni uno dei più grandi misteri della fisica. Lo scontro, sul terreno sempre più sottile al confine tra astrofisica e fisica delle particelle, vede schierati da una parte un gruppo di scienziati italiani e dall'altra un team di ricercatori americani. Gli italiani, che conducono la ricerca Dama (Dark Matter Experiment) in collaborazione con quattro fisici nucleari dell'Accademia cinese di Pechino nei laboratori del Gran Sasso diretti da Alessandro Bettini, il 24 gennaio hanno fatto un annuncio clamoroso. Come ha scritto il 19 febbraio il New York Times, che ha dedicato alla notizia un grande servizio, la comunicazione dei nostri scienziati ha provocato tra addetti ai lavori (e non solo) "grande eccitazione": dopo quattro anni di esperimenti - diceva l'annuncio - erano state rintracciate indicazioni (le prime in assoluto) sull'esistenza di particelle di massa notevole, denominate Wimp. Una specie di bomba, in termini di ricerca. Se dovesse esservi una conferma dell'esistenza di queste "particelle massicce interagenti debolmente" (Weakly Interacting Massive Particles) e di un loro sottogruppo, i neutralini (con una massa 50 volte superiore a quella dei neutrini), che costituirebbero gli elementi base della materia oscura, ci troveremmo infatti di fronte a una scoperta di portata storica. E David Cline, professore dell'Università della California a Los Angeles, ha già parlato di "una nuova rivoluzione copernicana" per la conoscenza dell'universo... Ma l'articolo del New York Times è stato anche una doccia gelata sugli entusiasmi di casa nostra: alla "eccitazione" segnalata dal quotidiano americano si accompagnava un riferimento al "profondo scetticismo" della comunità scientifica mondiale. E si preannunciava, così, il vero e proprio scontro che ha avuto ieri una prestigiosa ribalta a Marina del Rey, in California, in occasione del quarto simposio internazionale sulla materia oscura. Al fisico Pierluigi Belli, che ha presentato il lavoro della nostra équipe, ha replicato Bernard Sadoulet dell'Università di Berkeley il quale ha guidato un altro esperimento durato un anno, il Cdms (Cryogenic Dark Matter Search), smentendo le conclusioni dei ricercatori italiani e affermando che, anche sulla base di un modello teorico, esse sono incompatibili con quelle effettuate negli Stati Uniti. L'amara reazione degli italiani non si è fatta attendere. "Nessuno di noi ha parlato di scoperta ma di risultati", ha detto Rita Bernabei, responsabile del gruppo di ricerca Dama. "La differenza è sostanziale. Abbiamo sottolineato subito che si tratta di importanti indicazioni e che, prima di poter usare il termine "scoperta", debbono esserci precise conferme. Ma le nostre rilevazioni sono state fatte nel laboratorio del Gran Sasso con apparecchiature le cui caratteristiche di sensibilità sono uniche al mondo. Gli americani non possono né devono sottovalutarle così sbrigativamente". "L'esperienza del gruppo Cdms", le ha fatto eco il presidente dell'Istituto di fisica nucleare Enzo Iarocci, "ha impiegato una tecnica completamente diversa e ha utilizzato un rilevatore che non può competere con quello del Gran Sasso. Non è affatto sorprendente che l'esito sia stato diverso". Con buona pace degli americani, insomma, la disputa è appena agli inizi. "I finanziamenti per la prosecuzione della ricerca ci sono già", dicono all'Infn. "La nuova fase richiederà ancora pazienza e delicato lavoro. Ma ne vale la pena".
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