RASSEGNA STAMPA

24 FEBBRAIO 2000
ENZO MARZO
Al seminario organizzato dall'Istituto biografico degli italiani lo studioso Gennaro Sasso propone: basta con le interpretazioni monolitiche
"MA DI GENTILE CE NE FURONO ALMENO DUE. IL FILOSOFO E IL FASCISTA"
Fu quasi scandalo quattro anni fa quando il comune di Roma, a maggioranza di sinistra, organizzò un primo convegno pubblico su Giovanni Gentile: ieri, invece, il clima era completamente diverso nel seminario dedicato al filosofo dall'Istituto biografico degli italiani, sempre a Roma. Ormai si può dire che la questione Gentile è posta come un problema storiografico complicato ma non politicamente scorretto. Ugualmente, la maggiore serenità non toglie passione politica alle differenti interpretazioni. Il personaggio si presta, sia per la sua rilevanza nella cultura del Novecento sia per la sua ambiguità. Nel senso di complessità e contraddittorietà. Il che è paradossale proprio in un intellettuale e in un politico che volle intrecciare cultura e azione, e che è stato assolutamente coerente con se stesso. Ma questa fedeltà (tutta siciliana, secondo Vittorio Mathieu) come spiega la sua adesione al fascismo, e fino in fondo? Come poteva convivere l'ideologia assoluta dello stato totalitario (in Gentile fin dal '19) con l'assoluto della Chiesa cattolica? E la sua liberalità verso alcuni avversari del fascismo come conviveva con la politica razzista? Ne esce una personalità che sprofondò fino all'ultimo nella contraddizione tra il suo sogno di una nazione "che si fa" e completa il Risorgimento, eliminando anche brutalmente ogni individualismo, e la realizzazione fascista che si andava compiendo sotto i suoi occhi. Come si nota, non mancano argomenti per discutere con vigore.
L'occasione di ieri è stata fornita da un'eccellente "voce" per il Dizionario biografico degli italiani scritta da Gennaro Sasso, il quale sostiene la distinzione tra il Gentile filosofo e il Gentile impegnato politicamente. Così, sull'episodio tragico dell'uccisione del filosofo da parte dei partigiani, Sasso realisticamente è prudente e sottolinea la difficoltà di pervenire ad una verità definitiva. Quindi non si pronuncia neppure sulla nota tesi di Luciano Canfora, ricordata dal nostro giornale ieri, sulla possibilità di un tacito avallo dell'assassinio da parte dei fascisti fiorentini. Tesi suggestiva che riverbera un mai tranquillo rapporto tra Gentile e il fascismo-regime. Come si vede, l'unica cosa certa è il frantumarsi definitivo dell'interpretazione monolitica della figura di Gentile che è durata fin troppo. Ed è un passo avanti verso una più approfondita valutazione: purché l'eccesso di distinzioni e di comprensioni non appanni le contrapposizioni drammatiche che ci sono state e renda alla fine impossibile qualunque giudizio storico. O faccia risorgere alcune letture apologetiche, che anche ieri non sono mancate. A riportare un po' più di realtà è bastata la visione di alcuni interessanti documenti cinematografici dell'epoca mostrati durante il seminario. In uno di questi si sentiva Gentile piegarsi a commentare con fervore i Patti lateranensi del '29. In quei giorni un altro grande filosofo, Croce, tuonava, inascoltato, contro quegli stessi patti.
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