RASSEGNA STAMPA

22 FEBBRAIO 2000
ENZO MARZO
Evola, un eretico contro la globalizzazione
Ricordata a Roma la figura dell'intellettuale a venticinque anni dalla morte. Con qualche imbarazzo della destra
"Studi evoliani" a cura di G. de Turris con la collaborazione di A. Giuli, Fondazione Evola, pagine 234, lire 32.000. Tel. 06.39.72.21.59
Più sfortunati di così, quelli di Alleanza nazionale non potevano essere. Proprio nei giorni in cui infuria in tutt'Europa la polemica contro l'estremismo nostalgico e razzista, e addirittura il cancelliere tedesco prende di mira la destra italiana, è venuto a cadere il consueto convegno annuale - da loro sostenuto - su Julius Evola. Un convegno svoltosi ieri pomeriggio in una sala del Senato su un nome sulfureo, quello di un intellettuale rimosso dalla cultura italiana per la sua eresia tradizionalista e per una serie di titoli molto imbarazzanti, come "Sintesi di dottrina della razza". E infatti ancora prima che si aprisse la discussione, il presidente dei senatori di An, Giulio Maceratini, ha messo le mani avanti: "Il progetto di un convegno su Evola risale a sei mesi fa, poi è venuta a mancare la sala e ora ci siamo trovati di fronte al dilemma se farlo ugualmente. E abbiamo deciso di sì per onestà intellettuale. Non potevamo rinunciare per una gretta motivazione d'attualità. E chi conosce il pensiero di Evola non se ne meraviglia: egli fa parte della nostra cultura, della nostra storia". Poco dopo, Maceratini è tornato ancora sulla nota dolente per ribadire: "Evola era un uomo gentile e moderato. Quando noi giovani lo andavamo a trovare, ridotto a letto da una bomba americana a Vienna, ci accoglieva con ironia, perché eravamo più rivoluzionari noi di lui. E ora, se ci sarà polemica, sapremo affrontarla". Il finale è coraggioso e un po' arrischiato: "Ci sono dei valori cui non si può rinunciare. Almeno, noi non ci abbiamo rinunciato". Quali valori? Il senatore di An non spiega, li lascia all'immaginazione del folto pubblico. E chissà cosa immaginerà per esempio il cancelliere Schröder. Sulla stessa linea gli altri relatori. Gianfranco de Turris, uno dei maggiori cultori di Evola, ha ribadito che il convegno non è che la celebrazione, con qualche ritardo organizzativo, dei venticinque anni dalla morte del filosofo. Eppoi, la commemorazione celebra più lo scrittore e il pittore futurista e dadaista che il pensatore. Anche se è proprio il pensatore, ugualmente "eretico" e tradizionalista, ad attirare l'interesse di De Turris, che ha dato una lettura tutta in chiave neocomunitaria, quindi assai aggiornata, d'un Tradizionalismo che è rimedio allo sradicamento attuale dell'uomo, il quale, "in balia del divenire storico", "galleggia sul Nulla". Gli avversari nuovi del Tradizionalismo sono, ovviamente, la globalizzazione e tutto ciò che discende dal liberalismo illuministico. Quindi, non si è assistito ieri a una commemorazione stantia di un uomo del passato. Anzi, l'Evola di oggi è presentato come colui che a destra è il più adatto a fornire una "visione del mondo" complessiva per il confronto con la realtà che ci circonda. Un altro relatore, Franz Maria D'Asaro, abilmente ha sottolineato l'Evola ignorato dal fascismo, in polemica con Gentile e, addirittura, con un razzismo più mussoliniano che alla Interlandi. Tutto bene, ma anche accogliendo la tesi della sfortuna sulla scelta del giorno, in fondo irrilevante, come non porsi ugualmente la domanda: prendendo per buona un'interpretazione non truce di Evola, i dirigenti di An quale rivoluzione hanno compiuto negli anni passati? A quale cultura si rifanno? Per ora, abbiamo la risposta di Maceratini: al nazionalista d'inizio secolo Enrico Corradini e al "razzismo antimaterialista" di Evola. Come quando erano giovani.
inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti