Evola, un eretico contro la globalizzazione| Ricordata a Roma la figura dell'intellettuale a venticinque anni dalla morte. Con qualche imbarazzo della destra |
|
| "Studi evoliani" a cura di G. de Turris con la collaborazione di A. Giuli, Fondazione Evola, pagine 234, lire 32.000. Tel. 06.39.72.21.59 | Più sfortunati di così, quelli di Alleanza nazionale non potevano essere. Proprio nei giorni in cui
infuria in tutt'Europa la polemica contro l'estremismo nostalgico e razzista, e addirittura il
cancelliere tedesco prende di mira la destra italiana, è venuto a cadere il consueto convegno
annuale - da loro sostenuto - su Julius Evola. Un convegno svoltosi ieri pomeriggio in una sala
del Senato su un nome sulfureo, quello di un intellettuale rimosso dalla cultura italiana per la sua
eresia tradizionalista e per una serie di titoli molto imbarazzanti, come "Sintesi di dottrina della
razza".
E infatti ancora prima che si aprisse la discussione, il presidente dei senatori di An, Giulio
Maceratini, ha messo le mani avanti: "Il progetto di un convegno su Evola risale a sei mesi fa,
poi è venuta a mancare la sala e ora ci siamo trovati di fronte al dilemma se farlo ugualmente. E
abbiamo deciso di sì per onestà intellettuale. Non potevamo rinunciare per una gretta
motivazione d'attualità. E chi conosce il pensiero di Evola non se ne meraviglia: egli fa parte
della nostra cultura, della nostra storia". Poco dopo, Maceratini è tornato ancora sulla nota
dolente per ribadire: "Evola era un uomo gentile e moderato. Quando noi giovani lo andavamo a
trovare, ridotto a letto da una bomba americana a Vienna, ci accoglieva con ironia, perché
eravamo più rivoluzionari noi di lui. E ora, se ci sarà polemica, sapremo affrontarla". Il finale è
coraggioso e un po' arrischiato: "Ci sono dei valori cui non si può rinunciare. Almeno, noi non ci
abbiamo rinunciato". Quali valori? Il senatore di An non spiega, li lascia all'immaginazione del
folto pubblico. E chissà cosa immaginerà per esempio il cancelliere Schröder.
Sulla stessa linea gli altri relatori. Gianfranco de Turris, uno dei maggiori cultori di Evola, ha
ribadito che il convegno non è che la celebrazione, con qualche ritardo organizzativo, dei
venticinque anni dalla morte del filosofo. Eppoi, la commemorazione celebra più lo scrittore e il
pittore futurista e dadaista che il pensatore. Anche se è proprio il pensatore, ugualmente
"eretico" e tradizionalista, ad attirare l'interesse di De Turris, che ha dato una lettura tutta in
chiave neocomunitaria, quindi assai aggiornata, d'un Tradizionalismo che è rimedio allo
sradicamento attuale dell'uomo, il quale, "in balia del divenire storico", "galleggia sul Nulla". Gli
avversari nuovi del Tradizionalismo sono, ovviamente, la globalizzazione e tutto ciò che
discende dal liberalismo illuministico. Quindi, non si è assistito ieri a una commemorazione
stantia di un uomo del passato. Anzi, l'Evola di oggi è presentato come colui che a destra è il
più adatto a fornire una "visione del mondo" complessiva per il confronto con la realtà che ci
circonda.
Un altro relatore, Franz Maria D'Asaro, abilmente ha sottolineato l'Evola ignorato dal fascismo, in
polemica con Gentile e, addirittura, con un razzismo più mussoliniano che alla Interlandi. Tutto
bene, ma anche accogliendo la tesi della sfortuna sulla scelta del giorno, in fondo irrilevante,
come non porsi ugualmente la domanda: prendendo per buona un'interpretazione non truce di
Evola, i dirigenti di An quale rivoluzione hanno compiuto negli anni passati? A quale cultura si
rifanno? Per ora, abbiamo la risposta di Maceratini: al nazionalista d'inizio secolo Enrico
Corradini e al "razzismo antimaterialista" di Evola. Come quando erano giovani. |