Antidogmatico fino alla morteCardini: "Nessuna chiesa poteva tollerare una critica come la sua" Non accettò mai compromessi. Fu considerato un nemico dell'ordine pubblico. Reo di lesa maestà contro Dio |
| Franco Cardini dalle colonne di "Avvenire" ha invitato tutti a compiere su Giordano Bruno "una meditazione seria e onesta", stando ben attenti a "non fame un mito" da scatenare contro il cattolicesimo.
| Professore, accettiamo l'invito. Guardiamo pure a Bruno rifuggendo da mitizzazioni e propagandismi. Chi era e perché fu mandato al rogo. |
"Il problema del rapporto fra la Chiesa e Giordano Bruno non può non essere storicizzato. Fra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento tutta l'Europa vive un problema drammatico: il consolidamento delle riforme protestanti e di quella tridentina. Questo processo comporta l'irrobustimento del potere, delle istituzioni ecclesiali e la difesa rigida e accanita di tutte le ortodossie. Un personaggio complesso, sfaccettato come Giordano Bruno entra in rotta di collisione prima di tutto proprio con le ortodossie. Con quella cattolica, ma anche con quella calvinista, a cui si avvicina per poi allontanarsene piuttosto rapidamente. Sia le ricerche di Firpo che quelle più recenti di Michele Ciliberto e Anna Foa insistono sul carattere fortemente antidogmatico del pensiero di Bruno".
| Può farmi qualche esempio? |
"La lotta di Bruno contro il dogma della transustanziazione (la trasformazione, con la consacrazione durante la messa, del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo) ebbe un fortissimo impatto che lo portò a scontrarsi con il cattolicesimo e non solo. Si trovò, infatti, malissimo anche nella Ginevra di Calvino che in tema di dogmatismo non aveva nulla da invidiare a nessuno. In Inghilterra le cose per lui andarono un po' meglio. Anche se fu accusato di spionaggio, di aver partecipato del complesso e tragico rapporto fra Elisabetta e Maria Stuarda. Il pensiero di Bruno si inseriva inoltre nel rinascimento magico. La parte più interessante della sua filosofia stava nella ripresa di temi che erano stati di Marsilio Ficino, di Erasmo da Rotterdam: un'idea di mondo concepito come un tutto, pervaso di uno spirito unitario. Questa impostazione è molto lontana dal Cristianesimo dell'epoca, da tutte le chiese: sia dalla cattolica sia dalle protestanti. E non bisogna dimenticare che Bruno difendeva le proprie convinzioni con straordinario vigore, senza scendere a compromessi, senza accettare mediazioni. Tutto ciò lo rendeva scomodo per chiunque".
| Professore, lei sta descrivendo Bruno come un eroe del libero pensiero contro i dogmi e contro il potere.. |
"Fra l'Otto e il Novecento si è dato all'espressione libero pensiero un significato e un contenuto diversi da quelli che gli assegnava Bruno. Non credo che le varie logge o associazioni che portavano il nome del filosofo nolano fossero interessate più di tanto al panteismo neoplatonico. Detto questo, è vero che Giordano Bruno era assolutamente refrattario ad ogni e qualsiasi impostazione dogmatica. Era pensatore inquieto, complesso, affascinantissimo. Amante di una vita di ricerca, nomade da tutti i punti di vista".
| Eppure Bruno è stato prima cattolico poi calvinista? |
"E' difficile dire che Bruno è stato calvinista. Certamente si fermò nella Ginevra di Calvino. E' nato cattolico, ordinato domenicano. Non si può affermare che non sia mai stato cattolico. Eppure, l'indagine bruniana mira a colpire le basi di tutte le formulazioni dogmatiche, fondamento di tutte le Chiese. Questo fatto rende difficile parlare di lui come di un cristiano inserito nelle istituzioni ecclesiastiche. Forse si può definirlo tale dal punto di vista morale. La sua era la morale dell'amore universale, quindi, eticamente evangelica in senso etimologico. L'amore universale di Bruno però è un principio filosofico, non un principio umanitario".
| Qual'è la ragione precisa sulla base della quale Bruno viene condannato al rogo? |
"Fu condannato per eresia. All'epoca, in tutto il mondo cristiano, gli eretici erano trattati come nemici dell'ordine pubblico, equiparati a chi commette il crimine di lesa maestà, così come lo definiva il diritto romano. In questa fattispecie giuridica la pena è il rogo: il corpo infatti deve essere bruciato per evitare che al responsabile di crimini contro il capo supremo - a Roma era l'imperatore - vengano tributati onori. Si considerava l'eretico reo di lesa maestà contro Dio. Una volta che il tribunale inquisitoriale aveva condannato per eresia, le leggi laiche traevano le conclusioni e le istituzioni civili eseguivano la sentenza. Non dappertuto gli eretici venivano mandati al rogo".
| Che cosa convinse l'Inquisizione del fatto che Bruno fosse un eretico? |
"Le sue affermazioni sull'eternità del mondo, il non riconoscimento della validità dei dogmi e, quindi, dei sacramenti: il disprezzo, ad esempio, verso la transustanziazione e, quindi, verso l'eucarestia che considerava una pratica di bassa magia. Di nessuno come di Bruno si può dire che si sia cercato la condanna. Ha sostenuto, infatti, le sue posizioni con fermezza e con grande coraggio: negli ultimi istanti della sua vita fu imbavagliato per impedirgli di bestemmiare. Per bestemmia, naturalmente, non s'intende il "tirar moccoli", ma il negare, con vigore e durezza, la santità dei dogmi".
| Anche i calvinisti e i luterani perseguitavano con la stessa durezza dei cattolici? |
"Per la verità la bestia nera del calvinismo era la strega, la persona cioè accusata di fare un patto col diavolo. Per i cattolici e, in particolare per l'Inquisizione spagnola, invece, i peggiori nemici, erano gli eretici. A ben vedere i non conformisti, gli anticonformisti".
"Presso i luterani vigeva innanzitutto la regola del "cuius regio eius religio", il cristiano si doveva insomma conformare al volere religioso del suo principe. Un delitto religioso, dunque, diventava un delitto civile. Il rogo in questo mondo era poco diffuso".
| Come si uscì dal periodo drammatico delle guerre di religione? |
"Fra la metà del Cinquecento e la metà del Seicento l'Europa fu dilaniata da violenze inaudite. Solo con la pace di Westfalia, al termine della terribile guerra dei trent'anni, e cioè nel 1648 si aprì un'epoca di tolleranza. Allora iniziò un mondo diverso. Prima, nel periodo di Giordano Bruno, però, la tolleranza era ben di là da venire. Il Cristianesimo d'allora era molto diverso da quello evangelico di oggi. Nel Cinquecento e nel Seicento il Vecchio Testamento, il libro dell'Apocalisse avevano un ruolo primario, che ai tempi nostri non hanno più. Saremmo antistorici - lo ripeto - se non inserissimo la lotta all'eresia e lo stesso processo a Giordano Bruno in quelle temperie religiose, politiche e culturali. La riflessione filosofica di Bruno, d'altro canto, si collocava fuori dal Cristianesimo storico, fuori da tutte le chiese cristiane dell'epoca. La tragica conclusione della sua vicenda umana era perciò inevitabile". |