RASSEGNA STAMPA

11 FEBBRAIO 2000
VITTORIO POSSENTI
Arte e verità, una sibilla per Gadamer
Uno dei grandi padri dell'ermeneutica compie cent'anni. I nodi del suo pensiero
Studiò con Husserl e Heidegger
La sua ricerca sul linguaggio e sull'essere resta problematica
Hans Georg Gadamer è ancor oggi testimone privilegiato di un'importante stagione della filosofia europea che ha da tempo toccato il vertice e forse sta congedandosi da noi: la stagione dell'ermeneutica, di cui egli fu con Pareyson, Ricoeur ed altri un indiscusso capofila dagli anni Cinquanta in avanti, e che riconobbe come illustri precedenti Schleiermacher, Dilthey e in certo modo lo stesso Heidegger. La spinta verso l'ermeneutica fu forte sino a tutti gli anni Ottanta, sì da far parlare di una "età ermeneutica della ragione", quando il primato dell'interpretazione sembrò costituire il connettivo comune di molte correnti e scuole filosofiche. Ma da allora la diffusione dell'ermeneutica si è attenuata, mentre nella sua terra d'origine, che è soprattutto l'Europa, si assiste a un considerevole rilancio della filosofia analitica in Italia, in Germania e in certo modo in Francia, a seguito di una spinta che proviene dai Paesi anglosassoni. La ripresa analitica non può incontrare il favore degli ermeneutici e di Gadamer, per il troppo marcato interesse che la scuola porta alle questioni logiche e metodologiche, e la scarsa attenzione all'arte e in genere alle "umanità". Nato l'11 febbraio 1900 a Marburgo, Gadamer ebbe dapprima una formazione umanistica di tipo classico e filologico, studiando poi filosofia al seguito di tre notevoli personalità: il neokantiano Natorp, Husserl e infine Heidegger, che a conti fatti esercitò la maggior influenza su di lui. Al rapporto col suo ultimo maestro Gadamer ha dedicato il volume I sentieri di Heidegger, prezioso per intendere il modo con cui egli si rapportò al maestro e ne fu formato, a partire dall'idea che il comprendere e l'interpretare costituiscano modalità fondamentali dell'esistenza umana (del Dasein, per impiegare il lessico filosofico heideggeriano), circondata da ogni dove dalla finitezza e dalla temporalità. Nel comprendere si attua secondo Gadamer un'esperienza di verità irriducibile al metodo, ossia alla struttura del pensiero scientifico e tecnico. Non è certo un caso che il titolo dell'opera più nota ed anzi del capolavoro di Gadamer si formuli come Verità e metodo, entro il quale risuona l'antica e mai sopita querelle tra scienza dello spirito e scienza della natura. Altre opere di Gadamer, tra cui La ragione nell'età della scienza, sono percorse da una tenace critica della tecnica e dello spirito della scienza, la quale matematizzando la natura ed equiparandola ad una mera struttura meccanica, ne inibisce intuizioni di altro genere, ad esempio di tipo estetico. La filosofia gadameriana si presenta come un pensiero centrato sulla vita umana, sulle produzioni dello spirito (in primo luogo l'arte e il linguaggio), sulla finitezza, pur senza asperità o chiusure aprioriche verso la trascendenza. Quest'ultima sembra assumere le vesti di un orizzonte al di là della filosofia, non negato ma nello stesso tempo non detto.
Nell'elaborazione gadameriana è possibile scorgere un momento notevole dell'umanesimo europeo moderno, di cui è testimonianza nella sua opera il nesso reciprocamente fondativo instaurato tra Europa e filosofia. La filosofia si colloca come momento costitutivo dell'umanità europea sin dal principio. Poiché l'origine è insieme una destinazione, nel senso che nel principio è incluso qualcosa della fine, l'Europa e la filosofia sono per sempre destinate l'una all'altra. Con lo scorrere degli anni Gadamer, che pure è di provenienza protestante e perciò con profonde, native radici nel Nord, ha puntato maggiormente sui Paesi slavi e in specie sul Mezzogiorno dell'Europa, da lui considerati luoghi più favorevoli al filosofare, perché meno accaparrati dalla dura logica del profitto e del successo. Anche entro questo quadro si spiegano i suoi frequenti contatti con l'Istituto italiano per gli studi filosofici e con Napoli, considerata città filosofica per eccellenza. Uno dei maggiori retaggi del pensiero gadameriano sta nella polemica contro l'idea hegeliana di saper assoluto, la quale si colloca in posizione opposta all'assunto ermeneutico attento e radicato nella finitezza. Un altro retaggio è individuabile nell'apertura alla concretezza etica della vita e delle istituzioni, al compito della ragion pratica e della prudenza (la fronesis aristotelica) nel variegato mondo delle scelte, dove occorrono motivi per preferire qualcosa a qualcos'altro. Assai meno convincente è il tentativo di trasformare l'ontologia e di volgerla fortemente verso l'ermeneutica, al prezzo di una dissoluzione linguistica della questione dell'essere. L'ontologia ermeneutica di Verità e metodo è di fatto una ontologia linguistica, dove il compito centrale è svolto dal linguaggio, non dall'essere.
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vedi anche
I cento anni di Gadamer