Arte e verità, una sibilla per GadamerUno dei grandi padri dell'ermeneutica compie cent'anni. I nodi del suo pensiero Studiò con Husserl e Heidegger La sua ricerca sul linguaggio e sull'essere resta
problematica |
| Hans Georg Gadamer è ancor oggi testimone privilegiato di un'importante stagione della
filosofia europea che ha da tempo toccato il vertice e forse sta congedandosi da noi: la
stagione dell'ermeneutica, di cui egli fu con Pareyson, Ricoeur ed altri un indiscusso capofila
dagli anni Cinquanta in avanti, e che riconobbe come illustri precedenti Schleiermacher,
Dilthey e in certo modo lo stesso Heidegger. La spinta verso l'ermeneutica fu forte sino a
tutti gli anni Ottanta, sì da far parlare di una "età ermeneutica della ragione", quando il
primato dell'interpretazione sembrò costituire il connettivo comune di molte correnti e scuole
filosofiche. Ma da allora la diffusione dell'ermeneutica si è attenuata, mentre nella sua terra
d'origine, che è soprattutto l'Europa, si assiste a un considerevole rilancio della filosofia
analitica in Italia, in Germania e in certo modo in Francia, a seguito di una spinta che
proviene dai Paesi anglosassoni. La ripresa analitica non può incontrare il favore degli
ermeneutici e di Gadamer, per il troppo marcato interesse che la scuola porta alle questioni
logiche e metodologiche, e la scarsa attenzione all'arte e in genere alle "umanità". Nato l'11
febbraio 1900 a Marburgo, Gadamer ebbe dapprima una formazione umanistica di tipo
classico e filologico, studiando poi filosofia al seguito di tre notevoli personalità: il
neokantiano Natorp, Husserl e infine Heidegger, che a conti fatti esercitò la maggior
influenza su di lui. Al rapporto col suo ultimo maestro Gadamer ha dedicato il volume I
sentieri di Heidegger, prezioso per intendere il modo con cui egli si rapportò al maestro e
ne fu formato, a partire dall'idea che il comprendere e l'interpretare costituiscano modalità
fondamentali dell'esistenza umana (del Dasein, per impiegare il lessico filosofico
heideggeriano), circondata da ogni dove dalla finitezza e dalla temporalità. Nel
comprendere si attua secondo Gadamer un'esperienza di verità irriducibile al metodo, ossia
alla struttura del pensiero scientifico e tecnico. Non è certo un caso che il titolo dell'opera
più nota ed anzi del capolavoro di Gadamer si formuli come Verità e metodo, entro il quale
risuona l'antica e mai sopita querelle tra scienza dello spirito e scienza della natura. Altre
opere di Gadamer, tra cui La ragione nell'età della scienza, sono percorse da una tenace
critica della tecnica e dello spirito della scienza, la quale matematizzando la natura ed
equiparandola ad una mera struttura meccanica, ne inibisce intuizioni di altro genere, ad
esempio di tipo estetico.
La filosofia gadameriana si presenta come un pensiero centrato sulla vita umana, sulle
produzioni dello spirito (in primo luogo l'arte e il linguaggio), sulla finitezza, pur senza
asperità o chiusure aprioriche verso la trascendenza. Quest'ultima sembra assumere le vesti
di un orizzonte al di là della filosofia, non negato ma nello stesso tempo non detto.
Nell'elaborazione gadameriana è possibile scorgere un momento notevole dell'umanesimo
europeo moderno, di cui è testimonianza nella sua opera il nesso reciprocamente fondativo
instaurato tra Europa e filosofia. La filosofia si colloca come momento costitutivo
dell'umanità europea sin dal principio. Poiché l'origine è insieme una destinazione, nel senso
che nel principio è incluso qualcosa della fine, l'Europa e la filosofia sono per sempre
destinate l'una all'altra. Con lo scorrere degli anni Gadamer, che pure è di provenienza
protestante e perciò con profonde, native radici nel Nord, ha puntato maggiormente sui
Paesi slavi e in specie sul Mezzogiorno dell'Europa, da lui considerati luoghi più favorevoli al
filosofare, perché meno accaparrati dalla dura logica del profitto e del successo. Anche
entro questo quadro si spiegano i suoi frequenti contatti con l'Istituto italiano per gli studi
filosofici e con Napoli, considerata città filosofica per eccellenza.
Uno dei maggiori retaggi del pensiero gadameriano sta nella polemica contro l'idea
hegeliana di saper assoluto, la quale si colloca in posizione opposta all'assunto ermeneutico
attento e radicato nella finitezza. Un altro retaggio è individuabile nell'apertura alla
concretezza etica della vita e delle istituzioni, al compito della ragion pratica e della
prudenza (la fronesis aristotelica) nel variegato mondo delle scelte, dove occorrono motivi
per preferire qualcosa a qualcos'altro. Assai meno convincente è il tentativo di trasformare
l'ontologia e di volgerla fortemente verso l'ermeneutica, al prezzo di una dissoluzione
linguistica della questione dell'essere. L'ontologia ermeneutica di Verità e metodo è di fatto
una ontologia linguistica, dove il compito centrale è svolto dal linguaggio, non dall'essere. |