La tigre di Seattle è clonata e virtualeUn secolo fa la modernità era la meccanica, ora sono biotecnologie e computer Oggi il "nuovo" proviene dalla chimica e dall'informatica Con inediti problemi
morali Ormai il software surroga l'anima Ma su questi temi la politica tace, solo la Chiesa è presente |
| C'è un'immagine "apocalittica" che ci sta dinanzi in questa riflessione, quella della "tigre della
modernità". L'immagine della "tigre" è già apparsa a inizio secolo, in un'epoca di similare
incombente crisi, causata dall'irruzione nella "civiltà" di una "modernità" meccanica e
massificata, capace di romperne e travolgerne l'equilibrio.
Annunciata e cantata dal "futurismo", applicata subito dopo su scala di massa ed alle masse,
la "macchina meccanica" avrebbe dominato - in positivo e in negativo - il secolo che è
appena passato. Dalla "tigre" di Evola al mito del "superuomo motorizzato" di Mittner, fino
all'Arbeiter di Jünger. Stiamo ora passando dall'Arbeiter al computer, simbolo e metafora
"positiva" della nuova modernità applicata. Il prodotto tuttavia non cambia: può essere
positivo, ma anche negativo.
Le Memorie di Speer, il ministro "tecnico" di Hitler, si chiudono con questa riflessione:
"Abbagliato dalle possibilità della tecnica, l'ho servita... Ora, al termine di questa mia
esistenza, essa, la tecnica, trova davanti a sé il dubbio". Proviamo anche noi a dubitare.
Oggi la "tigre della modernità" prende per cominciare la forma transgenica e chimerica della
biotecnologia. Dalla cornucopia dell'ingegneria genetica, che sintetizza geni e computer,
stanno infatti per uscire nuove specie animali e vegetali, cloni, bestie, uomini, piante, frutti
artificiali, metamorfizzati, ingegnerizzati e normalizzati per il consumo. Tutti coerenti al
modello di un mondo consumabile e rinnovabile, in cui vita e merce si identificano
specularmente. Un modello in cui la vita è merce e la merce è vita. Se non è la fine della
natura, è il superamento della natura.
La prova che questa cascata di fenomeni si sta realizzando, la prova che la "tigre della
modernità" sta uscendo dal gelo dei laboratori per entrare nel caldo della vita, viene da due
luoghi simbolici della nuova "frontiera" americana: Wall Street e Seattle. La grande industria
chimica e farmaceutica si sta ristrutturando. Esce dai settori maturi, dalla petrolchimica e
dalla cosmetica, per concentrarsi strategicamente sul nuovo. Lo stesso processo di
conversione e concentrazione è visibile nel gigante mondiale dell'informatica. Le
telecomunicazioni non sono un settore maturo. Ma il nuovo è previsto oltre, nel dominio
della biotecnica servita dai computers.
Non solo. La lista delle imprese "venture" che si presentano a Wall Street si allunga ogni
giorno. Segno che servono nuovi capitali e che c'è una realistica aspettativa di profitti di
ritorno. La piazza e la strada di Seattle non sono poi la fine, ma solo il principio di un nuovo
scenario politico. Per farlo, si dovrebbe definire meglio il campo della "modernità". Un
campo che non si limita (si fa per dire) alle biotecnologie. Perché sopra le biotecnologie,
che manipolano la natura, si schiude il dominio ancora più misterioso ed incontrollabile del
virtuale. E perché sotto c'è la terrestre devastazione della natura.
Nello scenario di una "modernità" così costituita, il catalogo dei problemi morali e "politici"
nuovi, che devono essere fronteggiati, può essere formulato nei seguenti termini:
biotecnologia e virtualità. Nel primo caso la "materia prima" è la struttura genetica, la base
profonda della vita, ormai ricostruita, mappata ed archiviata dai computer. In questi termini,
a lato delle fondamentali questioni morali relative alla "legittimità" dei processi scientifici di
manipolazione genetica, si pone una altrettanto fondamentale questione politica ed
economica. Di chi è la mappa genetica? È di Dio (o, direbbero i laici, è proprietà collettiva
dell'umanità) o delle multinazionali? È di chi l'ha creata o è di chi l'ha mappata, per sfruttarla
commercialmente. In sintesi, è lecito il G-commerce?
Ritorna dunque, in forma nuova e drammatica, il dilemma storico della proprietà. Il
"brevetto", forma simbolica della proprietà intellettuale, può estendere il suo campo
convenzionale di applicazione e di protezione fino a comprendere la "mappa genetica"? Per
millenni si è convenzionalmente accettato che una data quantità di grano, di ferro, di
petrolio, entrasse nel dominio di chi la gestiva fisicamente. Ma nessuno possedeva il grano,
il ferro, il petrolio. La questione dei geni si presenta invece in termini assoluti: o tutto o
niente. È su questa frontiera che, all'interno del dilemma tra progresso e profitto, si pone
dunque e di nuovo lo scontro sulla proprietà. Se il motore della ricerca è il profitto, quanto
di profitto fatto con il G-commerce è giunto?
E poi quale è il nuovo punto di equilibrio tra progresso e profitto? E chi lo stabilisce: il
mercato o la legge? E quale legge, in un mondo in cui la legge è essenzialmente statale, e
perciò "locale", e dunque debole, dato che la realtà globale è mossa da forze che la
spingono fuori dagli antichi confini statali?
Quanto alla virtualità, la frontiera della modernità non si ferma qui. Il movimento in atto va
infatti molto oltre. Perché la virtualità sta superando la realtà. Non solo la natura è
artificialmente manipolata con la biotecnologia, ma è affiancata e superata dall'informatica.
Non solo il virtuale è ormai a pieno titolo un pezzo della realtà ma, nel mondo dei computer,
il mondo reale sta perdendo quota, confondendosi sistematicamente con il mondo virtuale.
È un mondo in cui si stanno ibridando e confondendo i beni ed i servizi, l'interno e l'esterno,
il presente ed il passato.
I computer non si limitano infatti ad azzerare il tempo, come ci si fa notare a proposito dei
collegamenti universali, ormai possibili just in time. Ma vanno molto oltre: ricreano il
tempo. È lo stesso "meccano mentale" che si sta modificando. Il sistema a scatti dei numeri
viene progressivamente sostituito dal sistema continuo dei punti. È il mouse del computer,
che simboleggia il nuovo passaggio filosofico: dai numeri ai punti.
Nel nuovo universo convenzionale continuo si può (se si vuole) estremizzare, arrivando a
"teorizzare" l'identificazione dell'anima con un software. In ogni caso, quello virtuale è un
dominio in cui si allentano le vecchie catene politiche e morali. I beni virtuali non sono infatti
più fisicamente "beni di Dio", perché sono "creati" direttamente dall'uomo. Il collegamento a
Dio di questo universo di nuovi beni presuppone una "cifra" di fede più elevata di quella
necessaria per riportare a Dio i vecchi beni fisici, sfruttati ma non "creati" dall'uomo.
E non è solo una questione morale. È anche una questione politica. Una questione di titoli di
proprietà, di controlli, di doveri fiscali, necessari per una architettura di civile convivenza.
Date le sue origini, le sue funzioni e le sue dimensioni, questo tipo di nuovo "capitalismo"
tende infatti ad assumere uno status di anarchia e di apolidia, di egoismo e di "turismo
permanente", di refrattarietà ai tradizionali doveri politici. Ma non è vero quello che scriveva
Marx, che "l'egoismo si trova bene dappertutto". Questo assetto genererà conflitti e
postulerà soluzioni politiche positive. L'alternativa è in specie tra il mito positivo di
Prometeo, l'uomo creatore, ed il mito negativo di Lucifero, l'angelo che si pretende Dio.
Per converso, precipitando dall'alto verso il basso, è sempre più chiaro che il "vecchio"
mondo reale si sta deteriorando nella sua struttura climatica fondamentale. A causa del
progresso, mezzo mondo sta infatti diventando "temperato", l'altro mezzo si sta
surriscaldando. Il deterioramento del mondo reale prospetta lo scenario ipotetico di una
nuova Atlantide e, nel durante, attiva un colossale problema di ridistribuzione della
"ricchezza", tra popoli che ci "guadagnano" e popoli che ci perdono. Se fosse possibile una
separazione del mondo per aree, si dovrebbe infatti assumere che i "ricchi" del nord,
destinato a diventare temperato, saranno ancora più ricchi, mentre i "poveri" del sud,
equatorizzato, sono destinati a diventare ancora più poveri.
Sono, tutti questi, i veri temi morali e perciò politici. Su questi temi, la Chiesa è presente. La
politica è quasi assente. Non solo in Italia, la politica del Palazzo, nel Palazzo, per il
Palazzo, è tragicamente e domesticamente fuori dal circuito della "modernità". Ed è, questo,
la forma principale dell'accidia politica che, per carenza di orizzonti e di visioni, ha prima
segnato il declino della vecchia politica, nell'età del "disincanto", ed ora sembra marcarne la
fine, nell'età incombente di una nuova angoscia "esistenziale". |