RASSEGNA STAMPA

2 FEBBRAIO 2000
PAOLO CONTI
L'Enciclopedia riapre il caso GENTILE
La cultura italiana rimane divisa sulla personalità del ministro di Mussolini.
Mentre la Treccani propone una voce sul suo fondatore, si prepara un convegno tra storici
Sasso: "Non condannò le leggi razziali del '38". Belardelli: "Diede spazio anche agli antifascisti"
"L'errore più grande di Giovanni Gentile? Se la domanda è questa, così secca, allora risponderò così: il non essere, lui che razzista certo non fu come certificano molte testimonianze, uscito dal partito fascista dopo la promulgazione delle leggi razziali. Per me era e resta una scelta incomprensibile" (Gennaro Sasso, docente di Filosofia teoretica alla Sapienza). "Testimonianze familiari orali e anche scritte, non tutte note agli storici, mi autorizzano a pensare che mio nonno era convinto di poter svolgere un ruolo ben più utile a favore degli ebrei suoi amici restando nel regime. E infatti così fu. Sfido chiunque, anche chi convisse col fascismo e oggi facilmente pontifica su Gentile, a esibire altrettanti meriti a favore delle vite di molti ebrei" (Giovanni Gentile jr, editore, nipote del filosofo). Mercoledì 23 febbraio Giovanni Gentile tornerà oggetto di studio nella "sua" Enciclopedia Italiana, in quella Treccani che organizzò e guidò dal '25 al '44: e il dibattito, viste le premesse e addirittura le prime sfide, promette di essere assai movimentato. L'occasione è scientifica: la pubblicazione della voce "Gentile" nel 53º volume del Dizionario biografico degli italiani, firmata appunto da Gennaro Sasso. Per la verità non è la prima volta che l'Enciclopedia ripensa Gentile (nel '95 si discusse di Gentile su iniziativa del Comune di Roma): un convegno gentiliano già fu organizzato dalla Treccani nel 1975. Ma erano altri tempi, mille muri politici erano ancora altissimi e altrettanti dogmi ideologici più che vitali. Quindi si finirà fatalmente col parlare dell'Italia fascista e di oggi: riforma della scuola, leggi razziali, rapporto intellettuali-potere. Sasso sottoscrive valutazioni molto precise. Sul Gentile che lascia il governo Mussolini dopo il delitto Matteotti ("con quel gesto non tolse il suo consenso al fascismo ma piuttosto lo rinnovò") o che non si oppone alle leggi razziali ("quanto fu benevolo e comprensivo nei confronti dei perseguitati, altrettanto il suo atteggiamento fu debole nei confronti di chi di quella persecuzione si era reso responsabile"). E infatti Sasso ricorda il caso dell'ebreo Paul Oskar Kristeller, filologo e storico tedesco aiutato nel '38 da Gentile a rifugiarsi negli Stati Uniti. In quanto all'estrema adesione di Gentile alla Rsi e alla sua drammatica morte (fu ucciso, come si sa, il 15 aprile 1944 da un commando partigiano a Firenze) Sasso parla di "dimensione tragica". E, a voce, aggiunge: "Una premessa: sono sempre stato antifascista ed ho sempre avuto un giudizio netto su Gentile. Ma personalità e talento filosofico dell'uomo sono indubbiamente grandi. Il politico? Un disastro, invece. Quasi un personaggio arcaico per la sua adesione al fascismo fondamentalmente coerente, seria e un po' tetra". Al convegno interverrà anche Giovanni Belardelli, docente di Storia del pensiero politico contemporaneo all'università di Perugia. Parte dalla fine, cioè da quella morte violenta e dall'adesione alla Rsi ("se Gentile non lo avesse fatto ci avrebbe reso tutto più semplice... Una scelta per la quale bisogna avere rispetto, ha ragione Sergio Romano quando parla di "drammatica necessità"") per arrivare a un giudizio più complesso: "Gentile passa, di volta in volta, per il liberale-liberale o per il fascista-fascista. Bisogna ricordare invece che, nell'organizzazione culturale del fascismo, ci furono strategie diverse. Gentile, che riassunse in sé una straordinaria quantità di incarichi culturali, tentò di portare nel fascismo, quindi nell'Enciclopedia, tutta la cultura italiana, compresa quella non fascista. Un approccio ben diverso da quello di un Telesio Interlandi che disse: "Ma che roba è questa Enciclopedia Italiana, dove scrivono persino gli esperti non fascisti? Chi non è fascista non ha diritto di cittadinanza nella cultura italiana!"". Ecco perché, almeno così sostiene Belardelli, il grande arabista Francesco Gabrieli parlò nel convegno organizzato dal Comune di Roma di "puro liberalismo" di Gentile: "Da una parte c'è il protettore non degli antifascisti, perché non sarebbe vero, ma degli uomini di cultura. E dall'altra c'è il proconsole culturale di Mussolini. L'uomo è lo stesso. Un'altra prova? Fu Gentile, da ministro della Pubblica istruzione del primo Mussolini, a realizzare la famosa riforma della scuola. Eppure fu Mussolini, come ricorda Renzo De Felice, a definirla "un grave errore" nel '30".
Infine c'è una difesa piena, quella di Giuseppe Parlato, direttore della fondazione "Ugo Spirito" e ricercatore alla Sapienza: "Si contesta a Gentile di non aver abbandonato il fascismo dopo la promulgazione delle leggi razziali. Io credo che il problema non sia solo di Gentile ma della capacità della gran parte degli intellettuali italiani di essere fedeli al regime di turno. Gentile, è vero, non lasciò il fascismo. Ma nemmeno firmò saggi sulla razza italiana come fece il giovane Felice Chilanti, futuro vicedirettore dell'Unità nel dopoguerra. Salvo poi "dimenticarsene"".
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