RASSEGNA STAMPA

28 GENNAIO 2000
ROBERT S. ROOT-BERNSTEIN
Il movimento degli elettroni non somiglia a una danza?
Insegnare la scienza è facile, basta creare nuovi punti di vista. Il movimento degli elettroni non somiglia a una danza?
IL premio Nobel Barbara McClintock era solita parlare dello sviluppo di un "sentire per l'organismo" così profondo, da farle sentire di essersi trasformata nei geni della pianta di frumento che stava studiando: "Scoprii che più lavoravo su di essi, più grandi essi diventavano, e quando centrai la mia attenzione su di loro, io non ero più estranea, ma ero laggiù, con loro, ero parte del sistema". Joshua Lederberg, un altro premio Nobel, dichiarò l'importanza di imparare a "divenire un attore nel processo biologico, sapere come agire, come se fossi un cromosoma". Albert Einstein descrisse esperimenti mentali coinvolgenti immagini visuali e sensazioni muscolari. Ed il matematico Stanislaw Ulam disse di usare immagini mentali e sensazioni tattili per eseguire i calcoli, sostituendo i valori numerici con il peso e le dimensioni di oggetti immaginari. Forse sarete sorpresi da queste descrizioni del pensiero scientifico. Molti ignorano il segreto nascosto nel processo cognitivo, e cioè che, come Einstein sottolineò ripetutamente, "nessuno scienziato pensa in equazioni". Inoltre, come abbiamo scoperto nelle ricerche per il nostro libro Sparks of Genius , nessuno scienziato pensa a parole. E nemmeno, pare, le persone più creative in qualsiasi disciplina. Per molti scrittori, lo scrivere non sgorga da formulazioni verbali, ma, come dice Isabel Allende, da "qualcosa nella mia pancia". Il romanziere e pittore Wyndham Lewis notò che, scrivendo, l'arte gli veniva dall'"abitudine di pensare alle cose in termini plastici e pittorici. Vladimir Nabokov attribuiva ai suoi insegnanti di disegno la propria capacità di soddisfare "i bisogni della camera lucida della composizione letteraria". Sono dichiarazioni che fanno somigliare gli scrittori agli artisti visuali. Eppure la pittrice Susan Rothenberg descrive il processo della sua pittura non come visuale, ma come "davvero viscerale...". Allo stesso modo, le idee scultoree di Henry Moore emergevano non da ciò che egli vedeva, ma dal "provare io stesso le posizioni", in modo da immaginare "la forma che spinge dall'interno, nel tentativo di esplodere".
Il pensiero creativo - e cioè il tipo di pensiero che in ogni disciplina genera e concettualizza nuovi punti di vista - poggia su ciò che il filosofo Michael Polanyi ha chiamato "conoscenza personale": immagini, schemi, sensazioni sensitive e muscolari, azioni, empatie, emozioni e intuizioni. Queste forme di conoscenza sono quasi completamente ignorate dalle nostre università, che invece presentano quasi sempre il pensiero come se alle sue basi ci fosse la logica formale, e come se la matematica e le parole fossero i suoi linguaggi d'elezione. Le nuove idee, invece, nascono in ambienti non verbali e non logici, che solo più tardi vengono tradotti nei linguaggi simbolici. Trascurando queste forme pre-verbali di pensiero, noi frustriamo le capacità inventive di molti studenti. Gli studenti dovrebbero praticare e dominare diversi tipi di pensiero, ed alcuni professori innovatori hanno sviluppato metodi per insegnar loro ad utilizzare questi "nuovi" strumenti mentali. Per rafforzare la comprensione della matematica e della fisica, ad esempio, Jacob Shaham, fisico ed attore dilettante, ha suggerito agli studenti di trattare le equazioni come se fossero un testo teatrale, e di imparare a recitarle. Così come i versi di Shakespeare o di Brecht sono astrazioni di azioni ed eventi che possono essere portati alla vita solo mettendoli in scena, anche le equazioni ed i processi naturali possono essere drammatizzati. L'entomologa Catherine Bristow spiega la produzione di proteine da parte del Dna attraverso delle recite in aula, in modo da far entrare gli studenti nei mondi interiori frequentati da McClintock e da Lederberg. La Bristow assegna agli studenti il ruolo di basi del Dna, di Rna transfert e di aminoacidi, e gli chiede di immaginare come dovrebbero agire nel dramma dell'espressione genetica . Gli studenti incarnano la propria conoscenza formale, sviluppando un "sentire per il sistema" dall'interno verso l'esterno. Storici ed antropologi hanno messo in scena simili ri-creazioni, arrivando a nuovi punti di vista nel recitare parti, piuttosto che leggerle passivamente. Tanto gli artisti quanto gli scienziati acquisiscono capacità immaginative costruendo oggetti partendo da blocchi e facendo modelli. Gli studenti possono fare lo stesso. Simili esercizi sviluppano una coscienza della forma e delle relazioni tra le forme, utile per immaginare l'interazione tra molecole, o le tensioni strutturali di un disegno architettonico. Il pensiero visuale può anche essere insegnato, come hanno fatto per anni Woodie Flowers del Massachusetts Institute of Technology e Robert McKim della Stanford University, assegnando agli studenti semplici esercizi che comportano la fattura di oggetti a partire dalla loro memoria. Tutte le forme di pensiero non simbolico richiedono una coscienza dei sentimenti sensitivi ed emotivi. Anche chi si esprime a parole riconosce che, come ha detto il poeta E.E. Cummings, "l'artista non è un uomo che descrive, ma un uomo che SENTE". I metodi del grande regista Stanislavskij hanno quindi un grande valore educativo. Il suo coltivare l'attenzione nei confronti delle esperienze interiori, e non solo esteriori, è importante per le scienze esatte ed umane, tanto quanto per la recitazione o le altre arti. Gli storici, i sociologi e persino i biologi sviluppano la comprensione delle persone o degli animali che studiano attraverso l'empatìa. I matematici e gli studiosi di scienze fisiche raggiungono intuizioni visuali, muscolari e tattili prestando attenzione ai sentimenti che i problemi e gli schemi evocano. Un gruppo di fisici a Parigi elaborò ed eseguì una danza per capire come ci si sente nell'interagire come elettroni: una vera forma fisica di ricerca. Al contrario, il gruppo di danza Pilobolus è noto perché trasforma i principi base de ll'equilibrio, della sollecitazione e della forza centripeta in movimenti narrativi. La conoscenza fisica dei danzatori permette loro di fondere punti di vista viscerali ed intellettuali. Se le capacità dei drammaturghi e degli attori possono aiutare i matematici ed i biologi ad empatizzare con i propri soggetti, allora, chiaramente, queste discipline possono parlare l'una all'altra. Se tanto i poeti quanto i chimici devono essere capaci di immaginare una serie di eventi che essi trasformeranno poi in reazioni emotive o chimiche, allora, ovviamente, essi trarranno beneficio dall'eseguire esercizi simili - forse comuni - di immagine sensitiva o di pensiero visuale, se non addirittura da lezioni di disegno. Se i fisici possono danzare la loro comprensione degli elettroni ed i danzatori possono impersonare i principi base della fisica, allora queste discipline possono essere esplorate all'unisono. Esplorare le idee in forme non verbali è tuttavia solo un primo passo. Gli studenti devono anche esercitarsi nel passare dagli strumenti immaginativi per pensare ai linguaggi formali della comunicazione. Einstein scrisse che dopo aver risolto i suoi problemi visualmente e cinesteticamente, "in un secondo tempo devono essere laboriosamente cercate parole convenzionali o altri segni". Lo scultore Louis Bourgeois dice: "Io tento di tradurre nella pietra il mio problema". Georgia O'Keeffe descrisse i suoi quadri come "equivalenti" delle sue idee, così come T.S. Eliot disse che, nelle sue poesie, "ora ho l'equivalente verbale per molto di ciò che ho provato". Le cose scoperte sensitivamente, emozionalmente, intuitivamente e privatamente devono essere trasformate in espressioni pubbliche usando il linguaggio della disciplina di ciascuno. La logica, i numeri e le parole sono fini, non mezzi. Se vogliamo educare gli studenti in modo che siano capaci di invenzioni nei campi che hanno scelto, dobbiamo fare due cose: primo, fornire loro una ricca gamma di strumenti mentali c reativi, come l'usare immagini, astrazioni, empatìa o recitazione, pensiero cinestetico, analogie e modelli; e secondo, allenarli in modo che acquisiscano la capacità di tradurre ciò che hanno imparato grazie a questi strumenti in linguaggi formali, simbolici, come le parole, la danza, la musica o la matematica. Il nostro non è un appello alla rivoluzione nell'educazione. L'inclusione degli strumenti mentali non simbolici nei curricula richiede solo piccoli cambiamenti. Gli specialisti di ogni disciplina dovrebbero accordarsi ed usare un linguaggio comune per descrivere il pensiero, sottolineando quando, nel loro lavoro, utilizzano diversi strumenti mentali. Usando in ogni classe termini come "empatire" o "immaginare" creeremo automaticamente dei ponti inter-disciplinari che potranno essere ampliati se gli insegnanti dichiareranno esplicitamente che quegli strumenti di pensiero immaginativo possono essere usati per capire qualsiasi cosa. Le persone di successo in ogni campo condividono l'abilità di pensare in un modo che raramente viene insegnato nelle aule. Noi abbiamo il dovere verso gli studenti, e verso il mondo che può trar beneficio dalla loro creatività, di insegnar loro a riconoscere ed utilizzare questi strumenti mentali.
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vedi anche
Scienze Cognitive