| Ernst Cassirer, "Rousseau, Kant, Goethe", 102 pagine, Donzelli, 35 mila lire | Cosa hanno in comune Rousseau, Kant e Goethe? Di primo acchito appaiono pensatori del tutto dissimili, nei quali prevalgono di gran lunga le differenze piuttosto che le similitudini. Ma in realtà dei punti di congiunzione cultural-filosofica vi sono, e non del tutto marginali. Su questi punti di contatto, ha riflettuto Ernst Cassirer, filosofo che si è occupato di storia della scienza, di etica e storia delle idee. E tallì analogie ha esplicato in alcuni studi critici, "Kant e Rousseau", "Goethe e la filosofia kantiana", apparsi postumi nel 1945 in edizione americana e solo nel 1991 in edizione tedesca. Questi scritti vengono ora pubblicati in Italia da Donzelli, nella collana "Saggi: Scienza e filosofia" a cura di Giulio Raio ("Rousseau, Kant, Goethe", 102 pagine, 35 mila lire).Per meglio comprendere le radici storico-culturalí e filosofiche di tali studi, è opportuno ricostruire il contesto intellettuale nel quale si forma Cassirer. Ovvero in quel movimento culturale di ritorno a Kant, che viene definito come neokantismo, e che ha nella scuola di Marburgo un punto di riferimento.
Cohen e Natorp, esponenti di questa corrente, si distinguevano dall'idealismo e dal positivismo ottocentesco, contrapponendo all'astrattezza del primo ed al culto acritico dei fatti del secondo, una filosofia concepita
come riflessione sulle categorie di comprensione del mondo empirico. Una filosofia concepita come epistemologia, come metodologia della scienza, che si preoccupa della validità dei procedimenti, non dei puri fatti. Si trattava ovviamente di un ritorno a Kant, ed alla sua riflessione sulle condizioni di conoscibilità dell'oggetto.
In questa cornice si inscrive l'opera di Cassirer, allievo di Hermann Cohen a Marburgo, ed autore di opere fondamentali quali "Il concetto di sostanza e il concetto di funzione", "Filosofia delle forme simboliche".In Cassirer era viva l'esigenza di estendere il metodo dell'analisi della comprensione del mondo flsico-naturale a quello etico, religioso, simbolico. Non a caso studiò approfonditamente non solo le opere teoretiche di Kant ma anche quelle incentrate sulla morale e sull'antropologia.
La sua analisi dei rapporti teoretici e storiografici tra Rousseau, Kant e Goethe ha una valenza che trascende un gioco di citazioni puramente accademiche ed individua nell'interpretazione kantiana di Rousseau il punto d'origine della critica etica della cultura e nella "comprensione goethiana di Kant la prefigurazione del paesaggio dall'idealismo critico all'idealismo simbolico della filosofia della forma".
Sul piano storico e culturale si tratta dei fondamenti di un'etica della cultura, di contro ad una concezione anarchica della società. Cassirer parte da una forma di storicizzazione problematicistica. Concepisce l'opera di Rousseau non come un "complesso definito di giudizi" ma come un "movimento sempre rinnovantesi del pensiero", una "problematica oggettiva" che non ha solo una valenza temporale, ma contiene implicitamente una "necessità interiore oggettiva", un significato universale. Nel "Contratto sociale" vi è allora un nodo cruciale, la libertà come fondamento della società. "Il significato della libertà sta nella obbligazione universale della legge, il suo carattere è la libera adesione ad essa, la sua realizzazione è la volontà generale". In quest'ottica l'etica di Rousseau non è un'etica del sentimento, ma la forma più alta di "etica della legge" prima dell'etica pura di Kant. Nella concezione delle forme simboliche, è implicita l'analisi di Cassirer dei rapporti fra Kant e Goethe. Per il filosofo di Konisberg, come per Goethe, l'idea non è contrapposta all'esperienza, non ha un valore ontologico, ma regolativo, essa è principio e forma. Quella forma, che intesa come simbolo, riflessione del vero, diviene strumento di conoscenza del mondo. |