RASSEGNA STAMPA

22 GENNAIO 2000
FEDERICO PEIRETTI
E il numero 0 diventa un giallo matematico
Robert Kaplan, "Zero, storia di una cifra", Rizzoli, pp. 230, L. 30.000
Da più di quattromila anni rappresenta il nulla matematico. All'inizio era semplicemente uno spazio vuoto fra i numeri oppure un segno che indicava l'assenza di una cifra. La conquista dell'identità di numero, da parte dello zero, è stata lenta e faticosa. Furono i sumeri i primi a inventare un simbolo per rappresentarlo, due cunei stampati su una tavoletta di argilla fresca, che diventarono la lettera omicron per i greci, iniziale della parola "nulla", ouden, una "o" ad indicare un cerchio vuoto per gli indiani, una conchiglia o un uomo tatuato adorno di una collana e con la testa piegata all'indietro per i Maya. Cento simboli e nomi diversi per cercare di definire un numero che ha sempre suscitato timori e sospetti, "donnant umbre et encombre", si legge, a proposito dello zero, in un libro francese di aritmetica del Cinquecento.
Per esorcizzare questo ingombrante ente matematico che portava a problemi che non si sapevano risolvere, si cercava di ridicolizzarlo: "Come un pupazzo vorrebbe essere un'aquila, l'asino un leone e la scimmia una regina - si legge in un altro libro del XV secolo - così lo zero si dà arie e pretende si essere una cifra". Lo si considerava una creatura del Diavolo, per Guglielmo di Malmbury, ad esempio, la matematica del mondo arabo, che introduceva lo zero, era "pericolosa magia saracena". Oppure all'opposto veniva presentato come creatura divina. "Ogni numero nasce dall'Uno e questo deriva dallo Zero. In questo c'è un grande, sacro mistero: Dio è rappresentato da ciò che non ha né inizio né fine - scrisse 1'anonimo monaco che nel XII secolo compilò il codice di Salem - e proprio con lo zero non accresce né diminuisce un altro numero al quale venga sommato o dal quale venga sottratto, così Egli né cresce né diminuisce".
Le avventure dello zero attraverso i secoli, sono uno dei percorsi più affascinanti per avvicinarsi alla matematica, in modo non scolastico. "Nulla è più interessante del nulla, nulla è più intrigante del nulla e nulla è più importante del nulla - scrive Ian Stewait, matematico e ottimo divulgatore - lo zero è uno degli argomenti preferiti dai matematici".
Il libro che Kaplan dedica allo zero o meglio al nulla, come sottolinea chiaramente il titolo originale, The Nothing that is: a natural history of Zero, non è un libro di matematica; mancano infatti molti riferimenti storici e culturali, forse necessari, e questo provocherà le comprensibili critiche di qualche matematico, ma chi non è matematico di professione apprezzerà sicuramente questa "inchiesta" sullo zero, presentata dallo stesso autore come un "romanzo giallo". Kaplan è un matematico originale ed eclettico, docente all'Università di Harvard, ha insegnato anche filosofia, greco, tedesco e sanscrito. La sua preparazione enciclopedica lo fa spaziare fra arte, religione e scienza, citando Omero, Shakespeare, Virginia Woolf, Dostoevkij, Leibniz o Galileo e costruendo un percorso sicuramente divertente che il lettore più esigente potrà approfondire andando a cercare letture più impegnative. Kaplan avanza un'ipotesi suggestiva sull'origine del simbolo "0". I matematici greci, ricorda, rappresentavano i numeri con ciottoli posati sulla sabbia e li rappresentavano nei disegni con cerchietti pieni. Quando si toglieva un ciottolo, ne restava soltanto l'impronta, che potrebbe essere stato naturale rappresentare con un cerchietto vuoto, proprio per indicare l'assenza del numero: o. "Un simile passo dal disegno al simbolo non sarebbe stato lungo - osserva ancora Kaplan -. E come mai questa "o" rotonda si è allungata nei secoli in forma di 0? Perché con penne d'oca e pennini era più facile tracciare un cerchio continuo che due parentesi curve accostate".
Dopo tante riflessioni sullo zero, ci chiediamo: oggi, lo zero ha conquistato la dignità di cifra? Qual è il nostro rapporto con questo numero? Provi il lettore a chiedere agli amici (ovviamente non matematici) quanto fa "sette diviso zero" oppure se zero è un numero pari o dispari. Dalle esitazioni e dalle risposte che, c'è da scommetterci, saranno nella maggior parte dei casi sbagliate, capirà quanto, si debba ancora fare per arrivare non solo a dare dignità di numero allo zero, ma più in generale per riuscire a diffondere una vera cultura matematica.
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vedi anche
Il pensiero matematico