Croce, da "papa laico" a grande dimenticato| Voluine curato
da Paolo Bonetti propone i contributi dei migliori studiosi del filosofo |
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| Paolo Bonetti, "Per conoscere Croce", Edizioni Scientifiche Italiane, pp. 275, £. 35.000 | Singolare, la sorte di Croce in Italia. Dopo essere stato per decenni grazie anche a una vita e a una attività intellettuale lunghissime il "papa laico" (così lo ebbe a definire Gramsci) della cultura italiana, dopo aver influenzato in vario modo molti passaggi decisivi del Novecento, italiano e non solo dal dibattito marxista di inizio secolo alla lotta al "giolittismo", dagli anni agitati del primo dopoguerra alla riscoperta della democrazia e all'opposizione al fascismo, fino alla costruzione della democrazia postfascista, a partire dalla morte (1952) Croce è stato sostanzialmente dimenticato. Con eccessivo ottimismo, infatti, si è parlato di "ritorno di Croce", agli inizi degli anni Novanta, forse in coincidenza con la nuova, pregevole edizione delle sue opere presso l'editore Adelphi, a cura di
Giuseppe Galasso.
Perché questo sia accaduto non è difficile a dirsi. Non tanto per colpa di quella "battaglia per l'egemonia" che la "filosofia della prassi", ossia il marxismo italiano,
sulla scorta dei Quaderni del carcere, avrebbe dovuto intraprendere contro il pensiero di Croce: perché anzi riconoscendolo a lungo (e forse erroneamente, cioè in parte fraintendendo lo stesso Gramsci) come il "nemico principale" - il marxismo italiano non faceva altro se non riconfermarne indirettamente la centralità. No, Croce piuttosto è stato sconfitto, o meglio travolto, dalla piena di quella cultura europea e americana che egli a lungo si era adoperato di tenere ai margini del discorso filosofico e ideologico, almeno nel nostro Paese, e che poi, rotti gli argini, tutto ha pervaso e sommerso, con un mare di traduzioni (del resto meritorie), studi critici, tesi di laurea.
"Nessuno dei miei allievi - afferma Norberto Bobbio nel libro che vogliamo qui presentare -, dalla prima generazione degli anni quaranta all'ultima degli anni ottanta, si è mai occupato di Croce. Nessuno mi ha mai chiesto di avviarlo allo studio della filosofia crociana". E sarebbe ingeneroso obiettare che se ciò è accaduto, la ragione va forse ricercata anche nell'insegnamento del maestro in questione, di Bobbio stesso. La realtà è che - con le profonde trasformazioni vissute dall'Italia dei decenni cinquanta e sessanta - il pensiero di Croce, il suo modo così forte e così peculiare di rispecchiare quel mondo che non c'era più, è
irrimediabilmente sembrato lontano. Fino a pochi anni prima la sua presenza era tutto o quasi, sulla scena culturale italiana. Solo pochi anni dopo - per un ingiusto contrappasso, si potrebbe dire - è stato niente, o poco più. Quelle stagioni sono ormai lontane. E se certo Croce non è più destinato a "tornare" in modi e forme paragonabili a quelli registrati mentre ancora egli era in vita, è altrettanto certo che è non solo ingiusto, ma sciocco, per gli intellettuali italiani, lasciarlo nell'oblio in cui è stato a lungo tenuto. Croce è un grande classico. E' un grande patrimonio della cultura italiana. E come tale va trattato. E' quindi da apprezzare lo sforzo di Paolo Bonetti, che ha saputo raccogliere in un volume da lui curato "Per conoscere Croce", a cura di Paolo Bonetti, Edizioni Scientifiche Italiane, pp. 275, £. 35.000) i contributi di alcuni dei migliori studiosi ed esperti di Croce, impegnati a riflettere, in modo anche accessibile a un pubblico colto ma non specialistico, su tutti i principali te mi del vasto sapere crociano: dalla sua lettura del marxismo (Giuseppe Bedeschi) alle varie sfaccettature del suo liberalismo (Norberto Bobbio), dal rapporto con la cultura del suo tempo (Giuseppe Galasso) al rapporto col cristianesimo(Nicola Matteucci), dalla concezione della libertà (Giovanni Sartori) e dal rapporto con la tradizione liberale (Gennaro Sasso) alla polemica col decadentismo (Gianni Vattimo).
La prima parte del volume che comprende le conversazioni di Bonetti con gli autori sopra richiamati - è seguita da una seconda parte, saggistica, in cui altri studiosi completano il quadro ricostruttivo, a volte con risultati di grande interesse. E' il caso innanzitutto del contributo di Giuseppe Cacciatore, su Filosofia della pratica e filosofia pratica in Croce, o del saggio di Pio Colonnello sullo storicismo di Croce e sulla sua concezione dell'individuo. E di tanti altri ancora. Insomma, un volume ricco e di grande interesse, che permette letture a più livelli.
E che può contribuire a riportare l'attenzione su Croce come sarebbe giusto. In fondo, in un momento in cui tutti parlano, spesso a sproposito, di liberalismo (e spesso anche, ahimè, di liberismo) è davvero originale che non si torni a fare i conti con questo grande classico del pensiero italiano. |