In marzo sarà pronta una sommaria descrizione del Dna
umano e tra un paio d'anni conosceremo nel dettaglio tutti i
nostri geni. La conclusione del "Progetto Genoma" e il
successivo studio delle proteine attraverso cui i geni si
esprimono aprono alla medicina orizzonti impensati. Quali?
Il premio Nobel Renato Dulbecco, che abbiamo raggiunto
al telefono a San Diego (residenza che alterna con Milano),
riflette sul momento magico della biologia.
Avremo farmaci più potenti, nuove cure per cancro e
cardiopatie. Produrremo l'elisir di lunga vita in forma di
organi fabbricati in laboratorio per sostituire quelli usurati
dal tempo. Una parte importante di questi progressi verrà
dal "Progetto Genoma", che si propone di tracciare la
sequenza completa delle basi, ovvero delle "lettere"
chimiche, in cui è scritto il nostro Dna.
La decrittazione rivela i geni, le unità discrete di Dna che
plasmano e conservano l'organismo. Questo lavoro di
analisi ha visto una accelerazione negli ultimi tempi, tanto
che alla fine dello scorso anno è stata presentata la
sequenza completa del cromosoma 22, uno dei ventiquattro
"bastoncini colorati" in cui si trovano impacchettati i geni.
"Presto conosceremo tutti i geni e la loro relazione con le
malattie", spiega il professor Dulbecco. Una relazione
spesso diretta. Ma c'è altro.
In cima all'elenco dei traguardi raggiunti nel 1999, la rivista
Science colloca la capacità di isolare e gestire cellule
staminali umane, le straordinarie cellule pluripotenti, cioè
capaci di dare origine a tutte le altre cellule del corpo, la cui
coltivazione estende fino all'incredibile la possibilità di
sostituire cellule difettose o interi organi malati. Non occorre
rivolgersi alla fantascienza per immaginare gli sviluppi della
scoperta, dal trapianto di cellule cerebrali nei malati di
Parkinson o di demenza senile alla fabbricazione per
clonazione di reni, fegati e altri organi perfettamente
compatibili col ricevente perché prodotti in laboratorio a
partire dalle sue proprie cellule.
La manipolazione delle cellule "bambine" promette il
miglioramento della salute degli anziani nonché la soluzione
del problema trapianti, oggi reso drammatico dalla penuria
di organi.
Nel breve volgere di un anno i biologi hanno imparato a
controllare il processo che conduce le cellule staminali ad
assumere la loro definitiva identità. Ora siamo agli esordi di
una tecnologia che, con l'uso di determinati fattori,
consentirà di orientare le cellule staminali alla produzione di
specifici tessuti. Queste cellule parzialmente differenziate
saranno in grado a loro volta di integrarsi nelle cellule di
tessuti malati. Non solo. Benché le cellule embrionali
abbiano il potenziale maggiore, i ricercatori stanno
imparando a manipolare anche cellule staminali ricavate da
organismi adulti, una alternativa che porta a una
sorprendente varietà di tipi cellulari e ha in più il vantaggio di
avvalersi di una materia prima più accessibile e meno
bioeticamente controversa.
Gli scienziati sono già in grado di formare neuroni, cellule
gliali, muscolari e ossee, e anche di sostituire in parte
componenti cellulari che mancano nel difettoso processo di
mielinazione all'origine della sclerosi multipla e della distrofia
muscolare.
| Professor Dulbecco, anche lei è del parere che presto
ciascuno di noi potrà disporre di una scorta di organi? |
"Penso che sarà possibile avvicinarsi all'obiettivo, ma fare
un vero e proprio organo, almeno per ora, è difficile.
Avremo dapprima organi semplificati, in grado di esercitare
alcune funzioni dell'organo naturale".
| E per le malattie che dipendono dalla degenerazione di
certe cellule? |
"Sarà possibile rimpiazzare le cellule malate con cellule
staminali opportunamente differenziate. Ma non disponiamo
ancora dei fattori che permettano, per esempio nel morbo
di Parkinson, di orientare i neuroni in senso dopaminergico,
cioè alla produzione di dopamina, il neurotrasmettitore che
manca nella malattia. Né sappiamo, nel diabete dipendente
dall'insulina, come "invitare" le cellule indifferenziate a
diventare cellule beta del pancreas. Occorre lavorare in tale
direzione e questo è il compito che molti laboratori si sono
dati per l'anno in corso".
| Sarà la famosa terapia genica? |
"No, si tratta per ora di terapia cellulare poiché le cellule
staminali hanno l'intrinseca capacità di svilupparsi nella
direzione in cui il fattore di differenziazione le orienta e
quindi non è necessario inserire il relativo gene
nell'organismo. Si agisce insomma dall'esterno sui geni della
cellula stessa cambiandoli in maniera da ottenere quel
determinato risultato. Del resto la terapia genica è stata
finora un fallimento. Forse ha buone possibilità nelle malattie
immunitarie congenite e nelle cardiopatie. Parlo della
ristenosi, il disturbo per cui, quando si dilata
meccanicamente una coronaria quasi chiusa, il vaso tende a
occludersi di nuovo perché le cellule muscolari della parete
si moltiplicano all'eccesso. Esperimenti in animali mostrano
che si riesce a bloccare la moltiplicazione inserendo un
determinato gene".
| Qualcuno vede nell'intervento sempre più esteso nel sancta
sanctorum della vita un pericoloso aggiramento
dell'Evoluzione. Nei due o tre milioni di anni della sua storia,
l'uomo è evoluto attraverso la selezione naturale, il brutale
meccanismo che ha fatto sopravvivere gli esseri più forti ed
eliminato i più deboli prima del raggiungimento dell'età
riproduttiva. Ma la medicina consente ora la sopravvivenza
anche di portatori di difetti genetici gravi. In altre parole, il
moderno contesto in cui l'uomo vive impedirebbe alla
selezione naturale di fare il suo corso, con prevedibile
deterioramento della specie. Condivide? |
"Non direi. L'ipotesi darwiniana va un po' cambiata, nel
senso che il meccanismo base dell'evoluzione è la
duplicazione del gene. Quando il gene raddoppia, la cosa
essenziale è che sia compatibile, che non interferisca con le
funzioni degli altri geni. Se così è, il gene si perpetua nelle
successive generazioni. Se poi, nel corso delle duplicazioni,
emerge una variante utile, questa verrà conservata. Per me
la selezione si svolge in senso positivo, non elimina i geni
"cattivi" ma promuove i geni "buoni". Da questo punto di
vista mi sembra che il paventato impatto della medicina sia
irrilevante. Del resto le malattie genetiche sono in
maggioranza recessive e quindi nell'umanità circola un gran
numero di geni alterati che non si manifestano e influiscono
pochissimo sulla sopravvivenza della specie".
| E' vero che ciascuno di noi è portatore di sette o otto
malattie genetiche potenziali? |
"Sì. Ma, di nuovo, senza conseguenze: si figuri perciò se la
medicina può cambiare il destino dell'umanità".
| Cessata, o quasi, l'evoluzione in senso darwiniano, riuscirà
l'uomo a modificare se stesso tramite l'ingegneria genetica,
innescando così un processo di autoevoluzione? |
"In linea teorica è possibile eliminare o inserire un
cromosoma nell'embrione, a scopo, poniamo, eugenico. Ma
occorre tenere presente che il sistema genetico - il genoma
- è bilanciato e una qualsiasi interferenza lo manda in pezzi,
basti pensare a quello che succede quando c'è un
cromosoma soprannumerario".
| Parla della trisomia del cromosoma 21? |
"Sì e aggiungo che la sindrome di Down è la sola che
vediamo proprio perché la trisomia di qualunque altro
cromosoma provoca uno squilibrio tale da impedire la
sopravvivenza dell'individuo".
| Sono alle viste progressi anche nella cura del cancro? |
"Gli oncologi stanno stilando il catalogo dei geni attivi e non
attivi nei vari tumori, cioè delle proteine espresse e non
espresse. La nuova conoscenza fa intravvedere una terapia
diretta a queste proteine, mentre risorge la speranza di un
vaccino (ricavato dalle cellule dello stesso paziente) in
grado di mobilitare le cellule del sistema immunitario contro
l'aggressione del tumore. Una prospettiva molto
promettente rimane quella aperta dal Folkman con
l'antiangiogenesi, il tentativo di impedire al tumore di
rifornirsi di sangue".
E' stata annunciata la nascita di Tetra, la prima scimmia
"rhesus" prodotta per clonazione mediante divisione (in
quattro) dell'embrione. Ma i bioingegneri hanno fatto di più.
Hanno coltivato in vitro cellule staminali di scimmia, ne
hanno estratto i nuclei e, con questi, prodotto cloni; tutti
esperimenti sui primati, che sembrano la prova generale
della clonazione vietata, quella dell'uomo. Vietata in
assoluto? |
| Il professor Dulbecco è sembrato in un primo tempo
ammettere la clonazione umana per ragioni terapeutiche, per
esempio nel caso di malattie ereditarie che hanno origine
nell'alterazione del Dna mitocondriale, che si trasferisce per
via femminile. Se la madre è portatrice del difetto si
potrebbe ricorrere esclusivamente al Dna del padre. O
perlomeno discutere di questa possibilità, ha detto in una
occasione il premio Nobel, per mentalità avverso alle
generalizzazioni. Dulbecco preferisce insomma affrontare le
questioni alla maniera anglosassone, caso per caso. |
"Al momento - dice - non vedo alcuna utilità nella
clonazione umana. La tecnica è imperfetta, forse non è
neppure possibile perfezionarla perché va contro le regole
biologiche. Per fare un clone occorrono centinaia di
tentativi, centinaia di madri portatrici disposte
all'esperimento, che potrebbe dare feti malformati o malati.
No, sarebbe una pazzia!".
| Una pazzia, oggi. Ma domani? | |