| Un capitalismo con profitti dal "volto umano" da guadagno individuale a vantaggio collettivo | Per il mondo del 2000 è possibile un futuro più umano? Se lo domanda un istruttivo libretto che parte da un drammatico confronto: il reddito medio pro capite all'anno
è di 24 mila dollari (40 milioni di lire) nell'Europa occidentale e di 300 dollari (mezzo
milione) nei paesi africani. Sono cifre che parlano da sole. Il reddito nazionale del solo Giappone, che conta 125 milioni di abitanti, è superiore al reddito complessivo di tutto il
Terzo Mondo, con i suoi quattro miliardi di abitanti. La speranza di vita è di 75 anni nei
paesi ricchi del pianeta e di 45 anni nei paesi in via di sviluppo. E' di fronte a questi nudi
dati che l'ingegnere e architetto Enrico Maria Corelli, 56 anni, del Politecnico di Torino,
con una lunga esperienza nella cooperazione internazionale, ha scritto questo sintetico
saggio sullo sviluppo sostenibile e sulle politiche per i paesi in via di sviluppo. Il suo lavoro
è un capo d'accusa contro l'attuale versione del capitalismo: "L'arretramento generalizzato dei diritti dei lavoratori nei Paesi sviluppati, il completo asservimento dei Paesi dell'ex
mondo socialista, l'aggressione dei Paesi poveri: questo sembra il programma attuale del
capitalismo vittorioso". Libro e autore sono l'espressione di una cultura imprenditoriale,
confermata dalla prefazione di Umberto Agnelli. Si tratta di coinvolgere il Sud del mondo in
un processo di modernizzazione che, riducendo le disuguaglianze, eviti le fasi che
comportano il maggiore rischio ambientale. In questa ottica, nella prima parte il libro
esamina l'insieme di problemi che si possono considerare la manifestazione d'una crisi di
fine secolo (l'esplosione demografica, questioni economiche, il degrado ambientale, l'influenza negativa dell'uomo sul clima), nella seconda parte presenta le politiche messe in atto
per ridurre lo spreco di risorse e per sollevare i paesi poveri: fonti energetiche alternative,
progetti di cooperazione internazionale, il protocollo di Kyoto, i piani d'azione di Buenos Aires e di Bonn. Questo tipo di analisi ha un precedente illustre nell'attività del Club dei Dieci, negli Anni '60 e '70, che risultava però minata da un vizio ideologico di fondo: la teoria
dell'esaurimento a breve termine delle risorse energetiche. Il libro di Corelli tende invece a
trovare il punto di equilibrio fra economia ed ecologia, mettendo in luce fattori che rendono
conveniente al capitalismo un impiego più cauto delle risorse e una più equa distribuzione
della ricchezza. Un esempio è l'ipotesi di trasformare il debito accumulato dai paesi in via di
sviluppo in investimenti produttivi, compatibili con una valorizzazione della piccola impresa.
In questo quadro, Corelli abbozza anche un'interessante prospettiva teorica: un
cambiamento dell'idea di profitto, da vantaggio individuale a guadagno collettivo.
Difendendo i presupposti fondamentali del liberismo, e in particolare un significato
emancipatore della competizione, la conclusione del libro è però l'appello a una nuova
responsabilità etica dei protagonisti del mondo degli affari. |