| Una delle figure preminenti della filosofia anglosassone della seconda metà del XX secolo, Elizabeth
Anscombe, conosciuta internazionalmente per essere stata l'allieva prediletta del filosofo austriaco
Ludwig Wittgenstein, è morta vicino a Londra all'età di 81 anni. Anscombe ha avuto un ruolo
determinante nella riscoperta di Aristotele e della filosofia dell'uso dell'etica. Dal 1970 al 1986 ha
occupato all'Università di Cambridge la cattedra che fu del suo grande maestro: Wittgenstein, il cui
pensiero è stato alla base di buona parte della filosofia analitica e della filosofia del linguaggio
contemporanee, insegnò con varie interruzioni a Cambridge dal 1930 al 1947. Poco prima della sua
scomparsa, il grande intellettuale austriaco nominò Anscombe, insiene a Rush Rhees e Georg H. von
Wright, uno dei suoi tre esecutori testamentari per la sua eredità letteraria.
Dopo la morte di Wittgenstein (1951), Anscombe si dedicò per molti anni a sistemare la prodigiosa
produzione del celebre maestro, che aveva lasciato migliaia di pagine di appunti manoscritti, in fasi
diverse di elaborazione. Tra i lasciati anche il manoscritto di un libro pronto per la pubblicazione, le
«Ricerche filosofiche», considerata l'opera più conosciuta e influente, che Anscombe curò
personalmente in tutte le fasi prima di darlo alla stampa nel 1953.
Dal corpus delle pagine inedite di Wittgenstein i tre esecutori testamentari pubblicarono
successivamente varie raccolte , «Osservazioni sui fondamenti della matematica» (1956), «Grammatica
filosofica» (1969) e «Della certezza» (1969) Nel 1941 Anscombe si sposò con il noto filosofo Peter
Geach, con il quale aveva abbracciato poco tempo prima la fede cattolica, la cui influenza è evidente
peraltro in molte loro opere. A metà degli anni Cinquanta la studiosa cominciò un'intensa attività di
insegnamento in università degli Stati Uniti, del Canada, dell'Austria e della Germania. Autrice prolifica,
Anscombe, con il volume «Modern moral philosophy» (1958), ha giocato un ruolo importante nel revival
di interesse per la nozione aristotelica di virtù umana. Si deve a lei in primo luogo la riscoperta della
filosofica pratica di Aristotele, rilanciando nel campo degli studi l'uso dell'etica. Nel suo libro «Intention»
(1957) delineò la logica dell'agire rifacendosi al sillogismo pratico di Aristotele. |