RASSEGNA STAMPA

7 GENNAIO 2000
PAOLO MASTROLILLI
2000 LA FANTASCIENZA AL POTERE
"Dobbiamo ancora mettere in pratica i principi della Rivoluzione francese"
"BASTA leggere qualche libro di fantascienza, per capire. Quali sono le storie che finiscono con un filo di ottimismo? Solo quelle in cui un governo mondiale riesce a ristabilire qualche forma di ordine. Dunque il problema è vedere se avremo la capacità di costruire questo governo, e se il suo ordine sarà democratico o dispotico".
Ma cosa c'entra la fantascienza, tra le riflessioni di uno dei filosofi più influenti nella seconda metà del secolo appena finito? Sembra quasi che stia scherzando, Richard Rorty, quando comincia il suo discorso con questo sgambetto. Poi però continua a spiegarsi, con il massimo della serietà accademica.
"Dalla fine della Rivoluzione francese ad oggi, non sono nati valori o idee politiche e sociali veramente rilevanti. Per duecento anni - spiega dalla sua nuova cattedra alla Stanford University - abbiamo cercato di mettere in pratica i principi emersi alla fine del Settecento, senza ottenere grandi risultati. E nel prossimo secolo continueremo a fare lo stesso. La battaglia centrale sarà quella tra le idee della Rivoluzione, e l'avidità delle nuove forze economiche. E la posta in palio sarà sempre la stessa: eguaglianza delle opportunità, meno povertà a livello mondiale, e spazio per i piu' deboli".
Ma perché dovremmo andarci a leggere la fantascienza, per capire queste cose?
"Perché così potremo avere qualche indicazione, su come andrà a finire questa sfida. Un assaggio lo abbiamo visto a Seattle, con la strana battaglia per il Wto. Laggiù abbiamo imparato una verità ovvia, che dovevamo conoscere anche prima: le forze dei paesi più sviluppati, dai governi ai sindacati, non hanno alcuna voglia di sacrificarsi per i più poveri. Tutto ciò sarà anche ovvio, ma oggi la globalizzazione proietta a livello mondiale le tensioni provocate da questa diseguaglianza, mettendo a rischio la stessa tenuta della nostra società. La democrazia occidentale, davanti ad una nuova depressione come quella del '29, potrebbe sgretolarsi. Nella prima metà del Ventesimo secolo, quelle difficoltà economiche produssero mostri come Hitler e Stalin; ma nella prima metà del nuovo secolo le cose potrebbero andare anche peggio, perché oggi esistono armi molto più potenti e pericolose. Gli sforzi per il controllo della proliferazione nucleare non sono seri, e già oggi questi strumenti di distruzione possono finire nelle mani dei signori della guerra, incapaci di costruire un nuovo ordine, ma abilissimi nel produrre il caos.
Dunque l'unica speranza potrebbe stare nella disponibilità delle grandi potenze a costruire un governo mondiale, capace di superare gli interessi particolari in nome della stabilità generale".
E le sembra una via praticabile?
"L'Europa, per esempio, si sta muovendo in questa direzione da almeno 50 anni. E nonostante alcuni passi falsi, ha ottenuto successi importanti nella definizione di politiche sociali, capaci di resistere al puro interesse delle corporation. Non vedo perché un modello del genere non dovrebbe essere esportabile".
Forse possono esistere affinità con gli Stati Uniti, ma lo scontro culturale con l'Islam non sarebbe insanabile?
"Sarebbe utile che i paesi islamici costituissero una loro federazione, capace di garantire l'ordine e di trattare con gli altri. Il governo mondiale, infatti, non dovrebbe essere necessariamente una struttura monolitica: potrebbero comporlo varie federazioni, accomunate dalla volontà di assicurare l'equilibrio. Ma la cosa che mi preoccupa di più è la Cina, cioè il blocco dell'Asia orientale, perchè nessuno è in grado di prevedere cosa succederà laggiù: l'avvento di un nuovo desposta come Mao è sempre possibile".
Quello appena finito è stato il secolo della scienza, eppure sul piano filosofico e morale lo abbiamo lasciato con meno certezze di quando vi eravamo entrati.
"Ma questa contraddizione ha colpito solo gli ingenui, che pensavano di trovare tutte le risposte nel progresso tecnologico. Quello c'è stato e continuerà, ma non cammina sotto braccio alla democrazia, e non contiene la soluzione dei nostri problemi esistenziali. Anzi: se è possibile, li complicherà, aprendo nuove questioni insolubili".
Quindi la religione continuerà a sopravvivere?
"Certo, come un'arma in mano a chi la saprà usare. L' esempio più triste è la destra protestante americana. Si dicono cristiani, ma non credo che Cristo li riconoscerebbe. Eppure riescono ad usare quella definizione per imporsi".
Ma per vincere la battaglia tra le idee della Rivoluzione e l'avidità, non serve anche una buona dose di coscienza etica?
"In teoria, quando una società diventa più ricca, dovrebbe prestare più attenzione ai temi morali, perché si libera dai bisogni elementari. Ma la "battaglia di Seattle" ha dimostrato proprio che non siamo pronti, e da qui nasce la mia scarsa fiducia".
Nel nuovo secolo gli intellettuali avranno ancora la capacità di influenzare la società?
"Le uniche forme di arte viva resteranno il cinema e la televisione, e non vedo come sarà possibile farle in maniera indipendente. L'arte ormai è in preda al business, e la credibilità del suo messaggio ne risente".
Internet invece ha un posto, nelle sue storie di fantascienza?
"Ecco, proprio là potrebbe esserci una speranza. L'Unesco, secondo me, dovrebbe spendere metà del suo bilancio per collegare alla rete i paesi poveri dell'Africa e dell'Asia. Io non sono sicuro che riusciremo a far nascere il nuovo governo mondiale, evitando il caos. Ma se questa architettura prenderà forma, la sua capacità di essere democratica potrebbe giocarsi proprio su Internet".
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vedi anche
Filosofia (e) politica