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Hawking "Nascerà un uomo nuovo" |
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Parla il grande fisico |
Forse il più grande, e senz'altro il più celebre pensatore scientifico dopo Einstein, seduto sulla sua carrozzella a motore, mi accoglie con un largo sorriso. "Guardi là, dietro la porta", proferisce la voce elettronica di Stephen Hawking. Guardo: appesa al muro, c' è una foto incorniciata, in bianco e nero, con la sua immagine in primo piano, e sullo sfondo quella di Marilyn Monroe, appoggiata a una Cadillac. Sorrido. L'accostamento è sottilmente umoristico. Sarà forse una trovata recente, che il professore fa vedere a tutti. Ma sospetto che non abbia voglia di soffermarsi a lungo sull'argomento. E' solo un suo modo per accogliermi e rompere il ghiaccio. Con Hawking, ogni colloquio, per quanto breve, si prolunga. Per annuire alza le sopracciglia, per dire di no sbatte la palpebra sinistra. Ma per lo più comunica attraverso il sintetizzatore vocale, a un ritmo di 15-20 parole al minuto. La sua è una malattia rara, che colpisce i motoneuroni portando alla degenerazione del sistema nervoso centrale e dei muscoli, ma non incide né sul cervello né sul sistema sensoriale. Quando la diagnosi fu formulata per la prima volta, Hawking aveva ventun anni; allora gli dissero che avrebbe potuto vivere altri due o tre anni. Oggi ne ha cinquantasette.
Ha eluso la morte, ma è completamente paralizzato. Riesce a muovere, di poco, soltanto le dita contorte. Più che a lavorare sulla tastiera, gli servono ad azionare due pulsanti con i quali seleziona le lettere, le parole e le frasi da un indice che percorre costantemente in su e in giù sul monitor del suo computer. Anche se riesce a farlo a grande velocità, il processo di scrittura è inevitabilmente di una lentezza esasperante. Soltanto dopo aver costruito un intero periodo, o formulato un concetto sullo schermo, fa entrare in azione la sua voce da robot. Per chi cercasse una definizione dell'inferno, sarebbe difficile trovare qualcosa di più perverso della sorte di un uomo dotato di una mente incredibilmente veloce, brillante e creativa, condannato per sempre ad articolare i propri pensieri con una lentezza da minorato mentale. Perciò, non c'è tempo per la conversazione spicciola.
All'inizio del nuovo millennio, sono arrivato qui, alla Facoltà di matematica applicata e fisica teorica dell'Università di Cambridge, dove Hawking occupa la cattedra che fu quella di Isaac Newton, per chiedergli quale sarà, a suo parere, il futuro del genere umano. Se la popolazione mondiale continuerà a crescere al ritmo attuale, con un raddoppio ogni 40 anni, nel 2600 non vi sarà più spazio sufficiente per tutti noi sulla Terra. Pensa che riusciremo a espanderci verso altri pianeti? Le sue mani si animano: e nella stanza si sente solo il ticchettio dei pulsanti e il ronzio del computer. Ecco che dopo cinque minuti la voce elettronica porge la risposta. "Probabilmente, nel prossimo secolo riusciremo a realizzare un volo con equipaggio su Marte. Ma nel sistema solare, la Terra è di gran lunga il pianeta più favorevole alla vita. Marte è piccolo e freddo, la sua atmosfera è tenue; e quanto agli altri pianeti, sono del tutto inadatti alla vita umana. Perciò, se non impareremo a vivere nelle stazioni spaziali, dovremo arrivare fino alla stella più vicina. Ma non ci riusciremo nel prossimo secolo". Chiedo a Hawking quale potrà essere la velocità di questo viaggio. Pausa. Ed ecco la risposta: "Temo che malgrado tutto il nostro ingegno, non supereremo la velocità della luce. Ma se mai dovessimo riuscirci, andremmo indietro nel tempo. E finora, non abbiamo incontrato nessun turista proveniente dal futuro. In altri termini, un viaggio interstellare si prospetta come una faccenda lenta e noiosa, che richiederà presumibilmente l'uso di razzi. Un percorso circolare di 100.000 anni per arrivare al centro della galassia. Durante un periodo di tempo come questo, il genere umano potrà essere cambiato fino ad apparire irriconoscibile - a meno che non si sia autodistrutto". Anche se fuori il terreno è ghiacciato e soffia un vento gelido, la finestra dello studio di Hawking è spalancata.
Chris, il suo assistente, mi spiega che al freddo il professore pensa meglio. Io cerco di non battere i denti mentre chiedo se noi esseri umani continueremo a cambiare, o se raggiungeremo a un certo punto un livello finale di sviluppo e di conoscenza. Clic, clic, clic. "Nei prossimi cento anni - o fors'anche di qui a vent'anni - potremmo scoprire una teoria completa delle leggi fondamentali dell'universo (la cosiddetta teoria del tutto, nella quale la teoria dei quanti dovrebbe confluire con quella einsteiniana della relatività generale). Ma non vi saranno limiti alla complessità dei sistemi biologici o elettronici che potremo costruire in base a queste leggi".
Mi sto accingendo a porre un' altra domanda quando le mani ricominciano a muoversi. Dopo qualche minuto, Hawking aggiunge: "I sistemi di gran lunga più complessi di cui disponiamo sono i nostri propri corpi. Non vi sono stati, negli ultimi diecimila anni, cambiamenti significativi del DNA umano. Ma presto saremo in grado di accrescere la complessità delle nostre registrazioni interne, cioè del nostro DNA, senza dover attendere il lentissimo processo dell'evoluzione biologica. E' probabile che saremo in grado di ridisegnarlo completamente nei prossimi mille anni, ad esempio accrescendo le dimensioni del nostro cervello.
Certo, molti obbietteranno che l'ingegneria genetica sugli esseri umani sarà vietata. Ma dubito che la si possa fermare. L'ingegneria genetica sulle piante e sugli animali sarà consentita per ragioni economiche, e inevitabilmente qualcuno l'applicherà anche all' uomo. Se non si instaurerà un ordine mondiale totalitario, qualcuno, da qualche parte, migliorerà gli esseri umani".
Ma lo sviluppo di esseri umani migliorati non rischia di provocare problemi sociali e politici anche maggiori di quelli che abbiamo oggi, con un'umanità senza migliorie? "Io non propugno l'ingegneria genetica", risponde la voce metallica.
"Voglio dire soltanto che succederà, e dobbiamo prepararci a fare i conti con questa realtà. In un certo senso, la specie umana ha bisogno di migliorare le proprie qualità mentali e fisiche, se avrà intorno a sé un mondo sempre più complesso e dovrà affrontare nuove sfide, quali quelle dei viaggi spaziali". "Abbiamo anche bisogni di sviluppare una maggiore complessità, se vogliamo che i sistemi biologici continuino a rimanere in vantaggio rispetto a quelli elettronici. Al momento, i computer sono superiori dal punto di vista della velocità, ma non mostrano alcun segno di intelligenza.
Questo non può sorprendere, dato che i nostri attuali computer sono meno complessi del cervello di un lombrico, una specie che non brilla particolarmente per potenza intellettuale. Ma la velocità e la complessità dei computer raddoppia ogni 18 mesi, e probabilmente questo processo proseguirà finché i computer avranno una complessità simile a quella del cervello umano".
Ma i computer dimostreranno mai una vera intelligenza, qualunque essa sia? "Mi sembra che se molecole chimiche molto complesse possono agire negli esseri umani per renderli intelligenti, allora circuiti elettronici di pari complessità potranno a loro volta far agire i computer in modo intelligente. E se saranno intelligenti, potranno presumibilmente progettare computer dotati di un'intelligenza e complessità anche maggiori".
In una conversazione con Stephen Hawking, non si applica nessuna delle abituali leggi dell' interazione sociale. Ma dopo i primi minuti trascorsi con lui le lunghe pause non sembrano più tanto imbarazzanti. A parte il suo largo e disarmante sorriso e i suoi occhi espressivi - vorrei dire "ammiccanti", benché l'espressione possa sembrare trita - non si è aiutati da nessun linguaggio corporeo nell'interpretazione delle sue parole. Ma quella voce, pure monotona, ha qualcosa di stranamente divertente: una voce che sale e scende di tono in maniera persino musicale, sottolineando alcune parole in maniera non sempre legata alla loro importanza nel contesto del periodo. Ad esempio, quando gli chiedo se l'aumento della complessità biologica ed elettronica sia destinato a continuare all'infinito, o a trovare invece un limite naturale, i suoi occhi ammiccano, le mani riprendono la loro frenetica attività, e dieci minuti dopo la voce arriva con una risposta che fa l'effetto di una replica inaridita. "Sul versante biologico, finora il limite all'intelligenza è posto dalle dimensioni, che un cervello umano non può superare se per nascere deve passare attraverso il canale vaginale.
Ho visto venire alla luce i miei tre figli, e so quanto sia difficile il passaggio della testa di un neonato. Ma prevedo che nei prossimi cento anni impareremo a portare avanti la gestazione fuori dal corpo umano, eliminando così questa limitazione. Ma in definitiva, l'aumento di volume del cervello umano attraverso l'ingegneria genetica troverà ostacolo in un problema: i messaggi chimici responsabili della nostra attività mentale si muovono in maniera relativamente lenta. Di conseguenza, ulteriori aumenti della complessità del cervello andranno a discapito della sua velocità. Potremo essere molto veloci o molti intelligenti nei nostri processi mentali, ma non le due cose insieme". Il professore prosegue spiegando che i circuiti elettronici hanno lo stesso problema del cervello umano, quello della necessità di scegliere tra complessità e rapidità, e che la velocità della luce rappresenta fin d'ora una limitazione pratica alla rapidità dei computer. "E' possibile migliorare la situazione rendendo più piccoli i circuiti" aggiunge. "Ma alla fine, il limite sarà posto dalla natura atomica della materia.
Un altro modo per arrivare ad accrescere la complessità dei circuiti elettronici mantenendone la velocità consiste nell'imitare il cervello umano. Quest'ultimo non dispone di un solo CPU (la "central processing unit" di un computer) che esegue in sequenza ogni singolo comando, bensì milioni di processori che lavorano insieme contemporaneamente.
Anche per l'intelligenza elettronica, il futuro sarà un'immensa molteplicità di processi paralleli".
E' il momento del piatto forte. Prenderemo contatto con gli alieni nel prossimo millennio? Hawking sorride, le dita corrono ai pulsanti. La risposta arriva dopo sette minuti. "La specie umana ha la sua forma attuale soltanto da due milioni di anni, su quindici miliardi circa trascorsi dal Big Bang.
Perciò, anche se la vita si fosse sviluppata su altri sistemi stellari, le probabilità di captarla in uno stadio umano per noi riconoscibile sono assai scarse. Qualunque altra forma di vita che potremo incontrare sarà molto più primitiva, oppure molto più avanzata della nostra. E se fosse più avanzata, ci sarebbe da chiedersi per quale motivo non abbia esplorato la galassia e visitato la Terra. Può darsi che da qualche parte esista una specie molto avanzata, che conosca la nostra esistenza ma ci lasci cuocere nel nostro brodo da primitivi. Tuttavia stento a credere che sarebbero interessati a una forma di vita inferiore alla loro. Secondo una battuta maligna, se gli extraterrestri non hanno preso contatto con noi, è perché quando una civiltà raggiunge il nostro grado di sviluppo diventa instabile e si autodistrugge.
Ma io sono ottimista. Penso che abbiamo buone probabilità di evitare la guerra nucleare e Armageddon".
continua
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