Il mondo di Platone La Repubblica di Platone: indice generale Il testo di Platone
Socrate

Introduzione a Socrate

Un pensiero senza libri
Quattro Socrati virtuali
Il maestro di Platone
Il filosofo e la città

Un pensiero senza libri

Socrate (469-399) non ha lasciato nulla di scritto. Nel Fedro, Platone giustifica questa scelta facendogli dire quanto segue:

L'alfabeto ingenera oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di esercitare la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato non è una ricetta per la memoria, ma per richiamare alla mente. Nè tu offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo l'apparenza, perché essi, grazie a te, potendo avere notizie di moltissime cose senza insegnamento, si crederanno d'essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza discorrere, imbottiti di opinioni invece che sapienti. ( Fedro, 275 a-b)


Nel Protagora, un dialogo che precede il Fedro e che risale al periodo giovanile di Platone, Socrate polemizza con la comunicazione sofistica e libresca, per il suo carattere monologico, cioè per la sua incapacità di coinvolgere e di farsi convolgere in un confronto critico interattivo.
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Quattro Socrati virtuali

Conosciamo Socrate solo attraverso ciò che altri hanno scritto di lui, coll'effetto, apparentemente paradossale, che disponiamo di almeno quattro Socrati virtuali:
  • il Socrate sofista e filosofo naturale delle Nuvole di Aristofane
  • il Socrate filosofo morale dei dialoghi giovanili di Platone
  • il Socrate moralista dei Memorabili di Senofonte, la cui attendibilità è viziata dal fatto che l'autore, conservatore e filosoficamente ottuso, li abbia scritti per scagionare Socrate dall'accusa di empietà
  • il Socrate di cui riferisce Aristotele, che non l'aveva conosciuto personalmente (e che può essere utile per aver informazioni sull'immagine di Socrate diffusa nel IV secolo).
Ciascuno di questi Socrati virtuali è differente - e spesso molto differente - dagli altri. Nei dialoghi giovanili di Platone incontriamo un filosofo morale, che non si occupa di filosofia della natura e polemizza con i sofisti; nella commedia di Aristofane un sofista e naturalista adoratore delle nuvole, che insegna ragionamenti capziosi per sottrarsi alle leggi della città; nei resoconti di Senofonte, di contro, Socrate è un moralista alquanto tradizionale.
Queste differenze possono essere viste come la conseguenza del rifiuto socratico di scrivere, che l'hanno abbandonato alla memoria - e alla libertà creativa - degli altri, soprattutto in un mondo come quello antico, ove la cultura rimaneva prevalentemente orale e mancava, per così dire, il senso della proprietà intellettuale. Ma possono anche essere viste, se ci valiamo della figura dell' ironia complessa, come un successo di Socrate: Socrate non è riuscito a tramandare un'immagine coerente di se stesso; questo, però è una testimonianza dell'efficacia del suo insegnamento, che mirava non a "trasferire" conoscenza, ma ad indurre - accettando il rischio di venir frainteso - gli altri a pensare per proprio conto.

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Il maestro di Platone

Fra i Socrati virtuali, quello filosoficamente più interessante ed attendibile è ricreato nei dialoghi giovanili di Platone, e in particolare in quelli detti elenctici (Apologia, Carmide, Critone, Eutifrone, Ione, Ippia minore, Lachete, Repubblica I, Protagora, Gorgia). Platone è filosofo e discepolo di Socrate e pertanto dispone degli strumenti più adatti a "interpretare" e re-interpretare il suo maestro, man mano che matura il suo pensiero personale. Infatti, a partire dagli ultimi dialoghi giovanili, che fungono da transizione (Eutidemo, Ippia maggiore, Liside, Menesseno, Menone), il suo Socrate abbandona l'élenchos e acquisisce altri e nuovi caratteri: l'interesse metafisico e matematico, la teoria ontologica delle idee, la dottrina della tripartizione dell'anima. Dottrine, queste, che Aristotele attribuisce non a Socrate, ma a Platone e al Socrate dei libri II-X della Repubblica. D'altra parte, i dialoghi elenctici hanno anche un valore filosofico proprio, perché Platone, nell'interpretare Socrate, riflette per suo conto sui problemi da lui proposti.

Il Socrate del giovane Platone si caratterizza per questi aspetti:
  • il metodo elenctico
  • la professione di ignoranza
  • l'equiparazione fra virtù e conoscenza
  • una filosofia morale rivoluzionaria, che comporta il rifiuto della legge del taglione e dell'etica tradizionale, la quale discriminava amici e nemici: non dobbiamo rispondere all'ingiustizia con l'ingiustizia. e in ogni caso subire ingiustizia è meglio che compierla.
  • la fedeltà critica alla città e alle sue leggi (vedi per esempio il Critone): Socrate è consapevole di dover molto alle leggi della città - alla libertà di parola della democratica Atene, cui è fedele fino alla morte - ma non esita a criticarne la morale politica.

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Il filosofo e la città

Le critiche socratiche alla città pongono in luce le contraddizioni e le debolezze della morale pubblica ateniese: il perdurare di uno spazio pubblico di uguaglianza è messo gravemente a repentaglio se:
  • la comunicazione del sapere è monopolizzata da logiche di potere, politico ed economico (e questo può apparire anche a noi come un problema attuale)
  • la morale condivisa si basa su una tradizione competitiva e discriminatoria, trasmessa e recepita acriticamente, che in fondo tutti accettano, sofisti compresi
  • non ci si rende conto del nesso strettissimo che esiste fra la politica, la virtù politica, e la conoscenza: una democrazia non può sopravvivere senza l'autonomia e la consapevolezza di ciascuno dei cittadini.
Socrate, con la sua complessa ironia, potè apparire ai suoi concittadini come un sofista ben più insidioso di quelli che insegnavano retorica a pagamento, anche perché fra le persone che l'avevano frequentato c'erano l'ambiguo Alcibiade e Crizia, uno dei Trenta Tiranni. Per questo fu accusato di empietà, fu riconosciuto colpevole e fu condannato a morte.

I dialoghi socratici di Platone non sono una sua invenzione personale, anche se hanno un preciso senso filosofico: il rifiuto socratico di scrivere produsse una marea di sokratikoi logoi o discorsi socratici (di Eschine di Sfetto, Antistene, Aristippo, Brisone, Cebete, Critone, Euclide di Megara, Fedone), che non ci sono pervenuti. E per non sovraccaricare di testo un uomo che non ha voluto scrivere neppure una riga, lasceremo parlare lui, così come lo interpreta Platone nell'Apologia, nel Protagora e nel Gorgia.



Una vasta collezione di testi dell'antichità classica, nella versione originale latina o greca e in traduzione inglese, si trova presso http://www.perseus.tufts.edu.
Mirror europeo presso: http://perseus.mpiwg-berlin.mpg.de/


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Maria Chiara Pievatolo © 1998  Torna all'inizio di questo documento