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La città convenzionale

La tesi politica fondamentale del pensiero sofistico è l'idea che lo spazio della città sia convenzionale. Alcuni sofisti, in questo d'accordo con i conservatori, giudicano la convenzione della città un inganno: così ragiona, per esempio, Trasimaco nel I libro della Repubblica, o Callicle nel Gorgia. Altri, come il Protagora del dialogo platonico a lui dedicato, si mettono al servizio della città per insegnare il loro sapere, che può essere trasmesso e venduto come una cosa.

Il Protagora platonico illustra la convenzionalità dello spazio politico con un mito, della cui artificialità é consapevole: in seguito, infatti, egli cerca - incalzato da Socrate - di argomentare la tesi del carattere culturale della politica con un ragionamento, che significativamente si fonda solo sulla funzionalità delle virtù "politiche" per la sopravvivenza della città.

In origine, racconta Protagora, esistevano solo gli dei. Poi gli esseri viventi vengono fatti nascere dalla terra, e occorre distribuire loro le facoltà naturali che ne assicurino la sopravvivenza. Purtroppo, la distribuzione viene fatta dall'imprevidente Epimeteo, il quale, come dice il suo nome, è dotato solo del senno del poi: egli, infatti, quando giunge agli uomini, si rende conto di aver già distribuito tutte le doti naturali - denti, artigli, vista acuta, velocità nella corsa e così via - agli animali. Gli uomini, così, sono lasciati indifesi e naturalmente indeterminati.
Il fratello di Epimeteo, Prometeo, cerca di soccorrere gli uomini donando loro il fuoco e il sapere tecnico (entechnos sophia). Gli uomini, così, sviluppano linguaggio, cultura e religione: doti, quindi, non "naturali" ma "culturali". Ma vivono ancora isolati, perché sono privi dell'arte politica, e dunque della capacità di mediare e di coordinare le esigenze individuali.
Deve intervenire Zeus in persona, per dare a tutti gli uomini aidos e dike, cioè pudore (come capacità di vergognarsi) e giustizia. Le cognizioni tecniche possono essere distribuite secondo i criteri della divisione del lavoro; ma pudore e giustizia fanno dell'uomo un essere politico, cioè una creatura capace di vivere in uno spazio convenzionale e comune, e dunque devono essere assegnati a tutti.


Fra Protagora il sofista e Solone il moralista non c'è grande differenza: la giustizia politica è una tecnica artificiale di mediazione che però deve essere pensata come qualcosa di più - universale, comune, di origine divina.



Sullo sviluppo della filosofia greca dal mythos al logos raccomando la lettura di
M. Trombino, La Filosofia Greca: dai poeti ai Sofisti.
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Maria Chiara Pievatolo © 1998  Torna all'inizio di questo documento