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Nietzsche,
la cui prima professione non fu quella di filosofo, bensì quella
di filologo classico, si occupò del problema nella seconda delle
sue cinque Considerazioni Inattuali, il cui titolo è Sull'utilità
e il danno della storia per la vita.
"D'altronde detesto
tutto ciò che m'istruisce soltanto, senza ampliare ed accrescere
immediatamente la mia attività" (Goethe)
Nietzsche, ispirandosi a questa frase di Goethe, contrappone in modo netto la storia alla vita, e, in generale, la teoria alla prassi. Il problema del rapporto fra storia e vita, fra teoria e prassi, si pone proprio perché Nietzsche assume che la vita non sia storica e che la prassi sia al di qua della teoria. E perciò deve chiedersi: "a che cosa serve la storia?" Ma una opposizione così netta potrebbe tollerare anche la questione opposta, quella dell'utilità e del danno della vita per la storia: "che senso ha la vita?" Nietzsche prende partito per la vita, e dunque si propone di servire la storia nei limiti in cui serve alla vita. Tuttavia, mentre l'animale vive solo nel presente, l'uomo ha la consapevolezza dello scorrere del tempo. L'uomo si sente temporaneo e provvisorio. "Chi non sa sedersi sulla soglia dell'attimo, dimenticando tutto il passato, chi non sa stare ritto su un punto senza vertigini e paura come una dea della vittoria non saprà mai cos'è la felicità, e peggio ancora non farà mai qualcosa che rende felici gli altri." Se la felicità è uno stato di pienezza, è qualcosa che si può godere e perseguire per altri solo se siamo in grado di percepire questo stato: ma non si può provare una esperienza di pienezza in ciò che si percepisce nel tempo, proprio perchè il tempo ci fa vedere le cose come contingenti e parziali. Come fare i conti col passato? Nietzsche presenta tre tipi di storia al servizio della vita:
La tesi di Nietzsche riposa su una opposizione radicale fra la teoria e la prassi. Però potremmmo chiederci se non sia possibile accedere a quello che ci interessa della storia rendendo esplicite le nostre domande "vitali". Che cosa vogliamo sapere da questa storia che andiamo raccontando? Nietzsche conclude che l'imperativo più importante non è l'ascetico memento mori (ci si ricordi che si deve morire), bensì memento vivere. Ma - possiamo obiettare - mentre è vero che il morire non dipende da chi muore, la vita, soprattutto se è fatta oggetto di ricordo, dipende da chi vive, dalla storia con cui si vive, e dalla maggiore o minore consapevolezza degli strumenti concettuali di cui ci si vale. Ricordarsi di vivere è molto più che semplicemente vivere. |
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