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Villaggio globale o globalizzato?

di Carlo Gubitosa



Dietro lo sviluppo esponenziale delle telecomunicazioni su scala planetaria si nascondono nuove forme di emarginazione tecnologica che penalizzano duramente le zone piu' impoverite del pianeta.


Quando si pensa a Internet e alle telecomunicazioni in generale il nostro orizzonte si estende con facilita' agli angoli piu' sperduti del globo, e immaginiamo con bonaria soddisfazione dialoghi elettronici tra indigeni africani, eschimesi e maori, tutti seduti davanti alla tastiera di un computer per far circolare le loro idee all'interno del "villaggio globale" dell'informazione, la ragnatela elettronica che unisce con un filo di bit i cinque continenti.

La realta' e' purtroppo molto diversa dai modelli culturali del positivismo tecnologico: se parliamo di "villaggio globale" senza tener conto che ci sono due miliardi di persone che non hanno accesso alla luce elettrica ci stiamo solamente prendendo in giro.

Per capire fino a che punto il nostro villaggio sia davvero globale si rende indispensabile una cruda analisi di tutte le barriere che dividono il grande impero multimediale dell'informazione da chi non ha nemmeno accesso all'istruzione nelle sue forme piu' basilari.

La stessa Commissione Europea ha sottolineato il rischio di una divisione tra "abbienti" e "non abbienti" di informazioni, evidenziato nel documento finale di una Conferenza dal titolo "Global Information Networks: Realising the Potential", che si è svolta a Bonn dal 6 all'8 luglio 1997.

Nonostante le buone intenzioni espresse sulla carta, le divisioni e le fratture tra chi ha e chi non ha continuano ad essere numerose, e ognuna di esse costituisce motivo di emarginazione tra chi gode di un privilegio e chi rimane "al di la' del muro". Il dato di fatto con cui dobbiamo fare i conti e' che l'emarginazione e' assente dai mezzi di comunicazione: le realta' piu' escluse, "ai margini dell'impero" purtroppo non godono di una loro forza intrinseca per "entrare in rete", per realizzare programmi televisivi, riviste o libri. Tutte le volte che una di queste realta' riesce a superare delle barriere e' solo perche' viene aiutata da un soggetto "abbiente", non escluso, che di volta in volta assume la forma di una associazione, di una rivista, di uno scrittore, di una casa editrice. Siamo noi, in ultima analisi, a "traghettare" l'emarginazione sulle nostre pagine web, sui nostri giornali, sulle nostre televisioni, sui nostri libri, sui nostri bollettini associativi, con intenzioni che vanno dalla demagogia alla voglia sincera di incontrare e abbracciare realta' meno fortunate della nostra.

Per comprendere piu' a fondo questi fenomeni puo' essere utile evidenziare i vari tipi di barriere che deve superare, ad esempio, un bambino di strada di Nairobi affinche' la sua storia e il suo problema raggiungano i nostri siti Internet e le redazioni dei nostri giornali.

- emarginazione linguistica

Il primo ostacolo alla comunicazione e' rappresentato dall'analfabetismo, che colpisce esattamente il miliardo di persone che vive al di sotto della soglia di poverta' (2/3 sono donne), private degli strumenti linguistici per scrivere, leggere e comunicare le proprie esperienze.

- emarginazione delle risorse

Il secondo ostacolo e' rappresentato dalla distribuzione delle risorse energetiche. Come ho gia' fatto notare precedentemente, nel mondo ci sono due miliardi di persone che non possono accedere all'energia elettrica, per le quali le "autostrade dell'informazione" sono inaccessibili.

- emarginazione delle strutture

Anche chi ha la fortuna di essere istruito e di trovarsi vicino ad una presa di corrente deve superare altre barriere. Oltre a una presa di corrente, per "entrare in rete" sono necessarie anche delle infrastrutture telefoniche e un computer. Gli stati e le classi sociali escluse dai circuiti dell'informatica e delle telecomunicazioni sono sempre le stesse: nell'africa subsahariana c'e' in media una linea telefonica ogni duecento abitanti. L'Africa, che ospita il 12% della popolazione mondiale, ha solo il 2% delle linee telefoniche, meno delle linee della sola citta' di New York. I computer dell'intero continente africano sono due milioni e mezzo, mentre solo in Italia ne abbiamo circa otto milioni. Nel 1995 il 15% piu' ricco della popolazione del pianeta possedeva il 75% delle infrastrutture telefoniche.

Gli abbonamenti "full internet" che in italia costano 200 mila lire all' anno, in un paese africano arrivano a costare fino a 2000 dollari, e anche questa e' una grave forma di emarginazione dalle strutture di comunicazione. Ancora piu' alti i costi per spazi web su cui ospitare pagine ipertestuali.

- emarginazione politica

Un'altro ostacolo alla comunicazione libera e paritaria e' rappresentato dai bavagli, dalle restrizioni e dalle censure che sono state imposte da diversi stati, Cina e Singapore in testa.

Nel 1989, durante la crisi di Piazza TienAnMen, dalle universita' di Taiwan collegate a Usenet gli studenti che avevano parenti in Cina iniziano una fitta corrispondenza elettronica verso l'estero per informare il mondo sugli avvenimenti in corso.

Per tutta risposta nel 1996 il Ministero degli interni cinese mette a punto dei sistemi per filtrare la posta elettronica e le informazioni che raggiungono la Cina attraverso le reti di computer, censurando tutte le informazioni che potrebbero arrecare danno al regime. Il 15 febbraio tutti i cittadini della Repubblica Popolare Cinese che vogliono accedere all'Internet vengono obbligati a sottoporsi ad una operazione di schedatura presso gli uffici della polizia. A Singapore e in Indonesia i governi innalzano delle barriere per il filtraggio e il controllo delle informazioni "scomode" che arrivano dall'esterno tramite l'Internet.

Questo e' solo uno dei tanti esempi di censure e repressioni della liberta' di espressione in rete, che purtroppo non hanno risparmiato neanche l'italia: nel 1994 centinaia di nodi delle reti di telematica sociale sono stati sequestrati nel corso della piu' grande operazione di polizia informatica della storia, partita dalle procure di Pesaro e Torino.

- emarginazione tecnologica

L'emarginazione tecnologica e' la rincorsa a standard sempre piu' sofisticati, che rende obsoleti anche computer e programmi acquistati pochi mesi prima. Non e' vero che per collegarsi all'Internet occorre necessariamente un computer moderno e potente. Al contrario, qualsiasi computer e' in grado di collegarsi all'internet, anche i modelli piu' vecchi. Ovviamente a seconda del computer utilizzato bisognera' rinunciare a funzioni grafiche e multimediali, ma per lo scambio di testi, informazioni e documenti attraverso la posta elettronica e' possibile utilizzare qualsiasi computer. Il problema e' che per sfruttare questa possibilita' sono necessarie un minimo di conoscenze tecniche, perche' i programmi e gli standard utilizzati per le connessioni Internet vengono stabiliti da chi ha interesse a tenere sveglio e vivo il mercato delle tecnologie dell'informazione. Ecco allora che tutte le famiglie, le associazioni e i gruppi di volontariato si vedono costretti a rinnovare continuamente i loro computer, i loro sistemi operativi e i loro programmi, quando basterebbe semplicemente un utilizzo piu' intelligente ed ecologico delle stesse risorse per fare le stesse cose. Stiamo imparando piano piano a riciclare la carta e la plastica, ma il riciclaggio dei computer e dei programmi purtroppo non fa ancora parte della nostra cultura. Chi non ha la voglia o le risorse per aggiornare i propri computer viene tagliato fuori, anche se i motivi di esclusione non sono tecnologici, ma puramente economici. Abbiamo chiuso le "autostrade informatiche" al passaggio delle utilitarie obbligando tutti a comprare la Ferrari. La chiave per l'arresto di questo processo non e' fermare lo sviluppo della tecnologia, ma permettere uno sviluppo tecnologico APERTO che includa anziche' escludere, che aggiunga cose nuove senza togliere quelle vecchie. E' quella che in gergo viene chiamata "compatibilita' all'indietro".

- emarginazione multimediale

Nel nord del mondo esistono persone che possono utilizzare i computer solamente in modalita' testuale. Mi riferisco alle migliaia di persone disabili che sono costrette ad interagire attraverso i computer per mezzo di tastiere braille o dispositivi di sintesi vocale. La rincorsa sfrenata al multimedia (testo+immagini+suoni+video) rende alcune pagine internet praticamente illeggibili per queste persone. Anche qui non si tratta di uccidere il multimedia, ma di garantire una ALTERNATIVA "solo testo" ai contenuti che vengono immessi in rete. Va tenuto conto anche che in molti casi i collegamenti internet utilizzati nel sud del mondo sono lenti e realizzati su linee telefoniche fatiscenti. Spesso arriva a malapena la posta elettronica e non c'e' la possibilita' di accedere al world wide web. Questo rende ugualmente difficile accedere a pagine multimediali. Multimedialita' e' sinonimo di collegamenti veloci e costosi. Questo paradigma taglia fuori chi si trova sui "sentieri elettronici" ai margini delle autostrade.

- emarginazione informativa

Quante volte nel lavoro con le nostre associazioni abbiamo cercato di "far passare" delle iniziative e contenuti sui "media ufficiali", incontrando fortissime resistenze e grandi difficolta' ad ottenere appoggio da stampa e televisione ? La maggior parte di noi e' esclusa dal grande circo dell'informazione planetaria, i cui attori principali sono le 300 societa' che dominano il mercato dell'informazione mondiale. Di queste societa' 144 appartengono all'america del nord, 80 all'europa, 49 al giappone, e 27 al resto del mondo. 4 agenzie tra queste trecento gestiscono l'80 % del flusso delle notizie: sono le americane Associated Press e United Press International, la britannica Reuter e la francese France Presse. Dai soli Stati Uniti viene il 65% delle informazioni mondiali. La quasi totalita' delle informazioni del sud del mondo passa attraverso queste grandi agenzie di stampa prima di raggiungere i nostri giornali e i nostri TG.

Tutti questi muri sono gli ostacoli che che le informazioni devono affrontare per raggiungere le nostre case attraverso la stampa, la televisione o l'Internet. Il nostro villaggio non sara' mai davvero globale fin quando ci saranno delle ingiustizie sociali ed economiche che renderanno piu' grossa la voce di alcuni e piu' debole quella di altri.

Carlo Gubitosa
c.gubitosa@peacelink.it

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Per approfondire:
  • ALFAZETA n.61 "L'informazione annegata: la stampa e il sud del mondo" gennaio/febbraio 1997
  • Ignacio Ramonet, "Geopolitica del Caos", Asterios Editore 1998
  • Silvia Pochettino (a cura di) "Nuove geografie - dizionario del cittadino solidale", EMI 1998

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