Il mondo di Platone La Repubblica di Platone: indice generale Il testo di Platone

Er e l'inquisitore

Perché questo confronto
Affinità funzionali
Affinità narrative
Differenze speculative:
  parlare e tacere
  divinità
  libertà e tirannide
  memoria e fede
Un problema finale

Perché questo confronto


Er e Ivan Karamazov raccontano due leggende sulla libertà: la libertà come "conquista" pagana, in un mondo dominato dal fato, e la libertà come onere creaturale, in un mondo cristiano ove sia l'assenza, sia la presenza di Dio hanno risonanze inquietanti. Il fatto che, a distanza di millenni, si continui a sentire il bisogno di parlare della libertà in forma di leggenda può rendere stimolante il confronto fra queste due narrazioni.
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Affinità funzionali


Sia il mito di Er, sia la Leggenda del Grande Inquisitore sono dei racconti per illustrare una posizione filosofica. Ma non possono essere ridotti a mere allegorie a chiave: l'argomentazione in forma di racconto serve, in entrambi i casi, a dire qualcosa di più, o, meglio, qualcosa di più di quel che si sa. La libertà è una esperienza che non può essere ridotta a teoria, ma con cui la teoria deve fare i conti.
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Affinità narrative

Ci sono, fra i due racconti, almeno tre elementi di affinità importanti:
  • un ritorno inaspettato, da un luogo dal quale usualmente non si ritorna
  • la presenza di un tiranno
  • la libertà come dono divino

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Differenze speculative

  • Parlare e tacere: nel mito di Er parlano tutti, tranne i tiranni. Parla Er, che è tornato dal regno dei morti per raccontare; parlano le anime fra loro; parla la divinità, tramite un araldo. Nella leggenda dell'Inquisitore, l'unico a parlare è lui, il tiranno.
  • Divinità: in entrambe le vicende, la libertà è un dono divino. Ma le divinità deterministiche e naturalistiche di Er offrono questo dono declinando ogni responsabilità: la responsabilità è di chi sceglie. Il Cristo del Grande Inquisitore si addossa, ambiguamente, anche la responsabilità del male che dalla libertà consegue; nel primo caso, la libertà va oltre l'ordine del mondo, nel secondo è essa stessa parte dell'ordine di un mondo non eterno, ma creato in seguito a un atto di volontà.
  • Libertà e tirannide: la libertà del Grande Inquisitore è qualcosa che non si può rifiutare. Egli, ritenendola un male per gli altri, è costretto ad accollarsela in misura superiore a tutti i suoi sudditi: il despota è solo, ma supremamente libero. Il tiranno di Er, di contro, è l'unico a cui non vengono offerte altre opzioni vitali, ma è condannato a rimanere eternamente se stesso, in punizione. La libertà di Platone, come libertà degli antichi, è autonomia, in una prospettiva intrinsecamente comunitaria. Il tiranno non è libero, perché, essendo dominato dall'atto puro del suo unico eros, non sa interagire né con gli altri né con se stesso. L'Inquisitore ci suggerisce, però, che anche nel potere e nel peccato c'è una forma di libertà. E che la libertà è male perché è, paradossalmente, una necessità a cui nessuno può sottrarsi.
  • Memoria e fede: per Er, la consapevolezza e l'accettazione della libertà è una questione di memoria: è libero chi sa ricordare criticamente la propria storia, scoprendo in essa la possibilità di essere diverso da quello che è e di diventare migliore. Nell'Inquisitore, l'accettazione piena e coerente della libertà è solo una questione di fede o fiducia in Dio.

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Perché dalla libertà dell'Inquisitore può seguire la tirannide, mentre da quella di Er no?


Ecco alcune ipotesi di risposta:
  • la libertà dei moderni non riconosce a se stessa limiti interiori, ma soltanto limiti esteriori, nei poteri dello stato e nella interdipendenza economica rispetto agli altri. Se questi vengono a mancare, l'"idiota" (privato) moderno diventa un tiranno pubblico.
  • Platone, in un mondo naturalisticamente fissato, vede nella libertà una possibilità - rivoluzionaria - di cambiamento; ma in un mondo pensato cristianamente come frutto di una volontà, la libertà è, paradossalmente, un destino che travolge perfino chi contesta l'ordine di quel mondo. Per questo, la libertà teoreticamente problematica di Er è antitragicamente, una liberazione dal passato, mentre quella ontologica e creaturale dell'Inquisitore è condannata ad essere scelta obbligata, male e peccato - cioè, appunto, tirannide.
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Maria Chiara Pievatolo © 1998-2000  Torna all'inizio di questo documento