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La realtà è informazione?

La principale debolezza logica della teoria delle idee enunciata nel X libro della Repubblica è dovuta alla cosiddetta autopredicazione, che comporta un problema smascherato dal celebre argomento del terzo uomo. Se l'idea di letto è nello stesso tempo il suo oggetto - un letto -, allora, per poter dire che essa abbia qualcosa in comune con gli altri letti di cui facciamo esperienza, occorre presupporre una terza idea di letto, che funga da terzo termine di paragone. E così via autopredicando, all'infinito.
Perché questa debolezza si manifesti occorre presupporre:
  1. che le idee siano la quintessenza della realtà
  2. che la realtà sia composta da cose
  3. e che pertanto le idee, per essere realtà, debbano essere cose - omogenee, dunque, con ciò che predicano.

Ma che cosa succederebbe se dietro la teoria delle idee si celasse la tesi che la realtà è informazione?
Le idee, in questo caso, potrebbero essere pensate come l'informazione per eccellenza, in quanto modello unitario unificante; le cose cosiddette sensibili sarebbero conoscibili solo in quanto applicazioni del "progetto" delle idee e l'imitazione artistica sarebbe semplicemente una informazione senza comprensione del "know-how" ideale.
Si potrebbe anche ipotizzare che, stando così le cose, il terzo termine di paragone - con tutte le sue difficoltà - sia superfluo. In senso discendente, l'artigiano può fabbricare un letto solo perché guarda il modello dell'idea di letto: senza questo modello, il letto fabbricato non sarebbe possibile. L'artista, a sua volta, ricopia il letto fabbricato dall'artigiano solo perché lo ha a disposizione per copiarlo. I tre letti sono reali e conoscibili solo perché sono concrezioni di informazione, più o meno ricche e cariche di consapevolezza.
In senso ascendente, dalla copia dell'artista all'idea, la questione si farebbe più complicata: come facciamo a sapere che il letto dipinto dall'artista è la rappresentazione del letto fatto dall'artigiano? E come facciamo a sapere che il letto fabbricato dall'artigiano è l'esecuzione del progetto implicito nell'idea? Dobbiamo, da noi, recuperare l'informazione cristallizzata in questi oggetti e dobbiamo paragonare i tre gradi - arte, artigianato, filosofia - fra loro.
Qui si ripropone l'indefinitezza dell'argomento del terzo uomo: a partire dalla poesia, possiamo arrivare alla cosa così come viene fatta dall'artigiano solo introducendo terzi termini di paragone fra elementi eterogenei, non tanto perché costituiti con differenti intensità di informazione, quanto, soprattutto, perché il rapporto fra l'oggetto e il modello non è stato posto da noi; e ci troviamo in difficoltà analoghe quando dobbiamo valutare la conformità dell'esecuzione dell'artigiano al progetto che dovrebbe ispirarla, e, ancor prima rinvenire il progetto stesso.

Non è indefinita l'azione informata, ma la conoscenza che ricostruisce l'informazione cristallizzata e data. Dire che la realtà è informazione non significa dire che è sapere assoluto e assoluta e conchiusa trasparenza: la chiarezza dell'azione deve confrontarsi con l'opacità della giustificazione e della descrizione. Quello che per me, che agisco, è giustizia, per altri può essere un enigma impossibile da dominare.

Se fosse possibile leggere Platone in questo senso, i tre gradini composti dall'idea di letto, dal letto fatto dall'artigiano e da quello rappresentato "poeticamente" funzionerebbero come delle istanze critiche: il letto fatto dall'artigiano viene messo a confronto con quello poetico per illustrare la differenza fra una produzione con consapevolezza progettuale e una produzione senza consapevolezza progettuale. Analogamente, la differenza fra l'idea incorporata nella fabbricazione e il paradigma non fabbricato serve per spiegare che una informazione non manipolatoria e sofistica deve presupporre se stessa come data al di là del mondo in cui si realizza. La differenza fra i tre gradini non è metafisica, ma gnoseologica e pratica.

Questa interpretazione è però molto lontana dalla lettura manualistica della teoria delle idee, perché in luogo di tre livelli eterogenei si propongono tre livelli di azione e di conoscenza, omogenei, pur con differenti intensità di informazione. Vale la pena sottolineare che la città paradigmatica di Platone viene conosciuta, nella Repubblica, proprio in quanto è costruita. [369c]


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Maria Chiara Pievatolo © 1998-2000  Torna all'inizio di questo documento