il problema la differenza Vandana Shiva Judith Butler Conclusioni

Per una bibliografia esauriente sugli argomenti trattati e i testi citati in questo ipertesto, si veda La teoria femminista, una bibliografia presso il Bollettino telematico di filosofia politica.

Simone de Beauvoir

Per una critica della differenza sessuale
Domande e risposte sulla riflessione femminista attuale
Francesca Di Donato

"Non è la sessualità a ossessionare la società, ma la
società a ossessionare la sessualità fisica"

Maurice Godelier

La questione della differenza sessuale nasce storicamente e teoricamente nella storia del pensiero occidentale in relazione alla definizione dello statuto e del ruolo delle donne. Nella storia del pensiero politico, essa è strettamente legata alla giustificazione della posizione della donna nella famiglia e, di riflesso, nella società. La riflessione sul ruolo delle donne nella società, fino all'epoca moderna confinato perlopiù all'ambito familiare, si pone col movimento femminista come problema politico, e viene letta in termini di disuguaglianze (sessuali). Ma dove nascono le disuguaglianze sessuali e come vengono tematizzate/giustificate?

Simone De Beauvoir [Il secondo sesso, Il Saggiatore, Milano 1984] identifica nella differenza la nozione centrale di analisi, e indica la necessità del superamento di una visione gerarchica che vede l'alterità femminile come inferiore, in cui il maschile è assunto come 'norma' e il femminile come altro, come ciò che identifica la differenza, come 'secondo sesso'. La de Beauvoir cerca la risposta alla nostra questione di partenza in due direzioni: in primo luogo negando una inferiorità biologica della donna; in secondo luogo sottolineando l'importanza dell'educazione (della Bildung e della cultura) nella formazione individuale delle donne del suo tempo. L'argomentazione della filosofa francese parte dall'affermazione, ricorrente da parte conservatrice, che la donna di un tempo e con essa la femminilità siano scomparse non ha alcun senso, poiché la femminilità, così definita, non è mai esistita. Esistono tuttavia le donne, ed esse subiscono ingiustizie legate al loro sesso; bisogna dunque capire che cos'è la femminilità. La questione è spinosa: si danno degli attributi arbitrari e costruiti su un soggetto, che ce lo rendono riconoscibile. Ma chi è allora questo soggetto? Cos'è una donna? L'essere donna, risponde la de Beauvoir, è "un fondo comune da cui ha origine ogni singola esistenza femminile", e questo sfondo si presenta come negazione; mentre l'uomo si pone come soggetto, la donna è l'altro. Ogni donna viene identificata con il suo sesso e imprigionata in un corpo governato dalla natura; l'uomo invece pensa il suo corpo come indipendente dalle sue azioni di essere razionale.

Essere donna significa essere identificata col proprio corpo. Il nome dell'ingiustizia, si potrebbe dire, si traveste da natura. Ma di 'naturale', nelle disuguaglianze, sembra ci sia ben poco. Il pensiero sul genere, o teoria dell'uguaglianza, parte da questa considerazione per spostare la riflessione proprio sull'elemento culturale nella formazione delle ingiustizie. Allo sviluppo del pensiero della differenza sessuale si pone invece un problema molto importante dal momento in cui il centro della riflessione si sposta verso un altro centro o limite. La questione diviene quella di capire se esista una naturale differenza tra i sessi o se invece il soggetto sia costruito nelle relazioni di potere (nella famiglia, nello stato, in ogni comunità). Se sia possibile, in altre parole, tracciare i confini tra natura e cultura. Cosa c'è di naturale è immutabile nel femminile, e cosa, invece, è culturale, storico, soggetto al cambiamento?



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