Con l'espressione 'teoria politica normativa' si intende una tradizione di filosofia politica, sviluppatasi prevalentemente
in area anglosassone, che si propone la valutazione morale di tutto ciò che costituisce 'politica'.
Da questo punto di vista, è stata fondamentale la pubblicazione del testo di J. Rawls A Theory of Justice (1971),
con cui veniva offerta un'alternativa coerente e plausibile al paradigma etico-politico all'epoca dominante, l'utilitarismo, e venivano
riabilitati gli impegni normativi della filosofia pratica.
La teoria della giustizia di Rawls, che riformula a un più elevato livello di astrazione la teoria del
contratto sociale in un quadro teorico liberale e democratico, è stata oggetto di un ampio dibattuto, nel
corso del quale il riconoscimento del suo indubbio valore teorico si è a volte accompagnato a critiche serrate.
Tra queste ultime, le tesi libertarie di Robert Nozick e le riflessioni degli autori comunitari sono quelle che hanno ricevuto più vasta eco.
Nel frattempo, l'emergere del 'fatto' pluralismo suggeriva, a Rawls ma anche ad altri autori, l'elaborazione di
teorie della giustizia meno esigenti per quel che riguarda i valori di fondo che informano, o dovrebbero informare,
la società liberale e democratica.
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