torna al metaindice dello SWIF

torna alla home page
Spazio tesi .
Ultimo aggiornamento: 11 gennaio 2000



Note





Abstract    Torna alla home page    Bibliografia    Consigli di lettura






1.        Abbiamo utilizzato il termine 'attuale', nel senso che gli ha dato lo storico Jacques Le Goff: “La modernità non sembra più di moda oggi; si parla anche di postmoderno. Questo termine, coniato per designare una reazione alle forme dell'avanguardia storica in architettura, è stato esteso all'insieme degli aspetti economici, politici e soprattutto culturali dell'Occidente e in particolare dell'Europa. Nato in Europa, ha fatto fortuna negli Stati Uniti, da dove è tornato in forze verso l'Europa. Io non trovo che sia di alcuna utilità per dominare meglio la storia del nostro tempo. Come già ha affermato Jean Baudrillard in una sua analisi, la modernità era un concetto confuso. Il postmoderno lo è tanto più in quanto l'Europa – lo si è visto – ha conosciuto molte modernità, e quella a cui si contrapporrebbe il postmoderno non è la più coerente né la più palese.” Più oltre aggiunge: “L'Europa non è vecchia, è antica. Il mondo non è moderno, è attuale.” in J. Le Goff, L'Europa medievale e il mondo moderno, Roma-Bari 1994, pagg. 53 e 64. Ci è parso infatti opportuno evitare il termine postmoderno, dal momento che, come vedremo, esso potrebbe venire associato alle posizioni di una precisa corrente del femminismo attuale.



2.        In un trafiletto apparso sul quotidiano “La Repubblica” nel febbraio 1999, vengono esposti i dati Eurostat del 1998 sull'andamento della
natalità, i quali mostrano come il record minimo dell'Italia sia stato, nell'ultimo anno, superato dalla Germania. Si confronti a questo proposito, Ue, calano le nascite. Italia penultima, “La Repubblica” 13/2/99.



3.         Questo non ha comunque impedito lo svilupparsi nel nostro paese di gruppi di ricerca, il più importante dei quali è il
GRIFF, gruppo di ricerca sulla famiglia e la condizione femminile, che hanno indirizzato i loro studi da un punto di vista sociologico su aspetti legati alla vita delle donne, in particolare relativamente al lavoro domestico ed extra domestico.



4.        In particolare si ringraziano la dottoressa Paola Bora, ricercatrice presso il Dipartimento di Filosofia dell'Università di Pisa e la dottoressa Maria Chiara Pievatolo, ricercatrice presso il dipartimento di Scienza Politica della stessa Università, che ci hanno fornito utili strumenti e consigli preziosi.



5.        A partire, cioè, dall'uscita in Francia nel
1949 de Le deuxième sexe di Simone de Beauvoir (trad. it. Il secondo sesso, Milano 1997).



6.        In particolare la
Schokofabrik, un'associazione culturale e ricreativa di Berlino, in cui è stato reperito materiale bibliografico e dove ci siamo confrontate con numerose donne.



7.        Si ringraziano Barbara Brehme Schlüter e Nele Schlüter che, con l'entusiasmo del loro interesse e la loro partecipazione alla realizzazione di questa ricerca, hanno preso parte attiva a questo lavoro, offrendo spunti interessanti e utili consigli grazie soprattutto alla loro presenza ed amicizia.



8.        Si tratta, come avremo modo di spiegare nella terza parte, di uno dei gruppi tematici - quello sulle donne -, intorno ai quali è organizzato il programma del partito.



9.        La
seconda domanda del questionario, in cui si chiedeva “vivi con un/una partner?” è stata sostituita con “vivi con un partner?”. Paola Concia di Emily in Italia, infatti, ci ha fatto presente che sia la Presidente che il comitato direttivo dell'associazione non ritenevano la società italiana matura per una domanda del genere che, al contrario, avrebbe potuto essere considerata imbarazzante dalle intervistate. Perciò la domanda è stata modificata.



10.        A questo proposito, nel saggio Filosofie del genere: Platone, Aristotele e la differenza dei sessi, in G. Duby, M. Perrot, Storia delle donne in occidente. L'antichità, Giulia Sissa attua un'interessante ricostruzione del processo di formazione dei ruoli sociali. La donna è in grado di fare tutto ciò che fa l'uomo, ma lo fa peggio; essa è ciò che è in relazione ai rapporti che intrattiene con l'uomo; è madre, moglie, sorella di.



11.        Anche dove non c'è un unico gruppo di uguali e di diversi (per esempio padroni/schiavi, uomini/donne, cittadini greci/barbari), la differenza, se non implica necessariamente inferiorità, stabilisce gerarchie che vedono la donna relegata in un ruolo di subordinazione e sottomissione.



12.          In realtà, Okin vede nel pensiero di Platone un elemento di rottura rispetto alla tradizione successiva, sostenendo che nella Repubblica, egli affronta il problema della famiglia come luogo di interessi privati, contrapposti all'interesse pubblico, proponendo l'eliminazione di questa. A questo proposito, si veda M. C. Pievatolo, Postfazione all'edizione italiana, in S. M. Okin, Le donne e la giustizia. La famiglia come problema politico, Bari 1999.



13.        Nell' Introduzione alla psicoanalisi del 1932, Freud inserisce una lezione dal titolo La femminilità, partendo dall'assunto secondo cui “maschile” e “femminile” è la prima distinzione messa in atto non appena si incontra un altro essere umano. Egli caratterizza la femminilità con la preferenza per mete passive. Secondo Freud, “la realizzazione della meta biologica è stata affidata all'aggressività dell'uomo e resa entro certi limiti indipendente dal consenso della donna. Solo il rapporto col figlio dà alla madre una soddisfazione illimitata” in S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi, Torino, 1969, pagg. 530 e 535.



14.        In tutto il paragrafo si fa riferimento ai due manuali seguenti, oltre ai testi direttamente citati: M. A. Toscano (a cura di), Introduzione alla sociologia, , Milano 1996, R. A. Wallace, A. Wolf, La teoria sociologica contemporanea, Bologna 1985.



15.         Qui Pievatolo prosegue: “ Chi vuole trattare la differenza sessuale come un dato originario ha due oneri. Sul piano teorico, deve dimostrare come è possibile distinguere, in uomini e donne che vivono e si interpretano in termini storici e culturali, ciò che è storicamente contingente da ciò che è invece originario. Sul piano pratico, deve confrontarsi con un gran numero di teorie e di pratiche sessiste che giustificano se stesse appellandosi, appunto, ad una differenza sessuale concepita come originaria e immodificabile.
Chi vede la differenza sessuale come un'elaborazione storica e culturale, piuttosto che come un fondamento biologico e metafisico, può adottare il genere come un utile tipo ideale per la ricerca storica, ma non può costituzionalizzare la differenza di genere, perché rischierebbe di assumere come necessari caratteri storicamente contingenti.
Infine, chi tratta la differenza sessuale come una modalità originaria dell'identità umana, ma la distingue dalla differenza di genere, che è storica e contingente, si trova di fronte a un dilemma teorico – il quale espone questa tesi ad un'estrema indeterminatezza pratica… Delle due l'una: o la differenza sessuale ha dei caratteri propri, distinti dalla sua storicizzazione, e allora si ricade nella biologia e nella metafisica; oppure si ammette che essa esiste solo in quanto si storicizza, e allora non si dà una vera e propria differenza sessuale prima della sua elaborazione culturale”.



16.        I testi di riferimento del marxismo sono K. Marx, F. Engels, Il manifesto del partito comunista (1848), Torino 1962; F. Engels, L'origine della famiglia, della proprietà e dello stato (1884), Roma 1976; Lenin, Il contributo della donna all'edificazione del socialismo (1919), in L'emancipazione femminile, Roma 1948.



17.         Il saggio, pubblicato per la prima volta nel 1925, un anno dopo la morte di Lenin, si riferisce ad una conversazione tra Clara Zetkin e Lenin avvenuta nel 1920.



18.        ”In breve,” scrive Lenin ”stiamo seriamente attuando il nostro programma di trasferire alla società le funzioni educative ed economiche del nucleo familiare. Questo significa per la donna la liberazione dalla vecchia fatica massacrante della casa e dallo stato di soggezione all'uomo. Le permetterà di sviluppare in pieno il suo ingegno e le sue inclinazioni. I bambini vengono allevati meglio che a casa loro. Per le lavoratrici abbiamo le leggi protettive più avanzate del mondo, e i dirigenti delle organizzazioni sindacali le traducono in pratica.” (in C. Zetkin, Lenin e il movimento femminile, Roma 1948, pag. 84).



19.        Contemporanea di Lenin, in contatto con Clara Zetkin che cercava di inserire attivamente la questione femminile attraverso la sensibilizzazione politica delle donne proletarie, Kollontaj ebbe una vita movimentata, caratterizzata anche da un atteggiamento di chiusura nei suoi confronti da parte dei suoi compagni di partito e di lotta, a causa di posizioni riguardo al sesso giudicate troppo libere. Vedi a questo proposito G. Raether, Kollontaj, Roma 1996.



20.        ”Molti pensano che la schiavitù delle donne, la loro mancanza di diritti sia nata con la proprietà privata. E' un punto di vista sbagliato. La proprietà privata contribuì a rendere schiave le donne nei luoghi in cui avevano perduto di importanza nella produzione, a causa della crescente divisione del lavoro [...]. La schiavitù delle donne è in relazione alla divisione del lavoro in base al sesso, quando il lavoro produttivo tocca all'uomo e il lavoro secondario alla donna.” in A. Kollontaj, Autobiografia di una comunista sessualmente emancipata, Milano 1973, (cit. in M. M. Rivera Garretas, Nominare il mondo al femminile, Roma 1998, pag. 68.)



21.        Braidotti parla di crisi postmoderna per delineare un'epoca caratterizzata dalla “crisi di valori e di rappresentazioni del soggetto”. Il postmodernismo femminista in particolare è una corrente di pensiero che trova spazio principalmente negli Stati Uniti e che cerca di inserire la problematica femminista all'interno di una più vasta collegata con la modificazione strutturale della società. Ci riferiamo qui in particolare alla definizione che Braidotti ci offre: “In contrasto con l'uso più diffuso e generico che se ne fa comunemente, intendo qui utilizzare il termine “postmoderno” in un'accezione specifica per indicare un momento storico ben preciso. Una serie di profonde trasformazioni del sistema produttivo stanno modificando anche le strutture sociali e simboliche tradizionali. In Occidente la crescente contrazione dell'apparato industriale a favore di un terziario ad alto contenuto di informatica implica una redistribuzione globale del lavoro. Gran parte della produzione viene dirottata verso il resto del mondo, in particolare verso i paesi in via di sviluppo dove il lavoro è sottopagato ed off-shore. Questo spostamento comporta un declino delle tradizionali strutture socio-simboliche che fanno perno sullo stato., la famiglia e l'autorità maschile.” in R. Braidotti, Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità, Roma 1995, rispettivamente pag. 34 e 4.



22.        Il principale esponente di questa scuola, Alfred Schütz, era stato allievo di E. Husserl, fondatore della fenomenologia in senso filosofico, che ne è un punto di riferimento importante soprattutto per quel che riguarda il concetto di coscienza. In questa sede non riteniamo opportuno soffermarci su questo punto, ritenendolo secondario ai fini della nostra trattazione. Per approfondimenti riguardo alle influenze della scuola fenomenologica in filosofia si rimanda a L. Muzzetto, Sviluppi della sociologia post-weberiana, in M. A. Toscano (a cura di), op. cit., Milano 1996, di cui si è seguita l'impostazione.



23.        Cfr. Istituto per la Ricerca Sociale di Francoforte, Studi sull'autorità e sulla famiglia (1936), Torino 1974; Th. W.Adorno, M. Horkheimer, Dialettica dell'illuminismo (1944), Torino 1966; H. Marcuse, Eros e civiltà (1955), Torino 1964; J. Habermas, Teoria dell'agire comunicativo (1981), Bologna 1986. Per una storia della Scuola di Francoforte, cfr. M. Jay, L'immaginazione dialettica (1973), Torino 1979.



24.        Secondo Chodorow, infatti, essi partecipano della divisione dei ruoli tra i genitori in maniera più conflittuale rispetto alle bambine perché spinti a identificarsi col padre col quale non hanno una relazione forte come quella con la madre.




25.        L'Assemblea Generale dell'ONU ha proclamato il 1975 “anno internazionale delle donne” per favorire una maggiore partecipazione delle donne al processo di sviluppo economico e sociale. Il problema veniva posto in termini di “spreco delle risorse umane”. Il Piano di Azione mondiale della prima Conferenza delle donne di Città del Messico stabiliva il decennio delle Nazioni Unite per il raggiungimento di tre obiettivi: uguaglianza, sviluppo e pace. La seconda Conferenza Mondiale delle donne a Copenhagen nel 1980, è stata promossa per verificare lo stato degli obbiettivi nella prima metà del decennio e per concentrarsi soprattutto nella promozione dello sviluppo delle donne. Nella terza Conferenza, a Nairobi nel 1985, il punto più importante ha riguardato l'analisi dei processi dello sviluppo globale. Infine, nella conferenza di Pechino del 1995 il Programma di Azione ha riguardato tre blocchi tematici: il primo riguarda questioni relative alla giustizia economica e allo sviluppo, il secondo interessa i temi dei diritti umani e della pace, e il terzo analizza le questioni relative all'esercizio del potere e ai meccanismi per le pari opportunità. Confronta, a questo proposito, A. M. Donnarumma, Guardando il mondo con occhi di donna, Bologna 1998.



26.         In particolare il gruppo che lavora presso l'Università della California a Santa Cruz, di cui fanno parte D. Haraway, T. De Lauretis, A. Davis e H. White.



27.        Il gruppo di Women's studies diretto da Rosi Braidotti, che ha sede presso l'Università di Utrecht, il quale fa parte di una rete di Women's studies tra varie università europee, ha organizzato ed organizza momenti di incontro con le pensatrici americane nel quadro del progetto europeo di scambio di conoscenza scientifica.



28.         Gayle Rubin scrive in un suggestivo passo: ”Gli uomini e le donne sono, è ovvio, diversi. Ma non sono così diversi come il giorno e la notte, la terra ed il cielo, la vita e la morte. Dal punto di vista della natura gli uomini e le donne sono più simili gli uni alle altre che a qualsiasi altra cosa - alle montagne, ai canguri o alle palme da cocco. L'idea che siano diversi tra loro più di quanto ciascuno di essi lo è da qualsiasi altra cosa deve derivare da un motivo che non ha niente a che fare con la natura”. In G. Rubin, The traffic in women, Notes on the “Political economy” of sex, in R. Reiter (a cura di), Towards anthropology of women, Monthly Rewiew Press 1975, pagg. 512-519.



29 .        “Si rifiuta, per esempio, il fatto che la capacità di riproduzione delle donne implichi che dobbiamo naturalmente continuare a riprodurci finchè siamo fertili, che dobbiamo occuparci dell'allevamento e dell'educazione delle/dei bambini [...], e infine che la capacità femminile di allattare si trasformi nell'obbligo di alimentare tutto il resto della famiglia”. In M. M. Rivera Garretas, Nominare il mondo al femminile, Roma 1998, pag. 106.



30.         “Il genere è una specie di imitazione di cui non c'è l'originale” in J. Butler, Imitation and gender insubordination, in D. Fuss (a cura di), Inside/out. Lesbian theory, gay theories, New York-Londra 1991, pag. 21.



31.         Le donne del PCI e poi del PDS nel nostro paese hanno a lungo riflettuto sulla questione dei tempi, ponendosi l'obiettivo di costruire città 'a misura di donna', pensate in modo da conciliare dimensione privata e dimensione pubblica grazie all'ausilio di servizi come per esempio gli asili pubblici e grazie anche alla modifica degli orari di apertura e chiusura dei negozi e degli Enti pubblici. Si veda la proposta di legge "le donne cambiano i tempi" del 1986.



32.        A questo proposito si parla anche di 'tripla presenza', riferendosi alla cura degli anziani da parte delle donne. Il lavoro dunque diviene triplo.



33.        Il termine “catexis” viene utilizzato per la prima volta da Anna Freud, per indicare lo scambio emotivo; è un termine di cui gli studi su gender e differenza fanno largo uso. In A. Freud, L'io e i meccanismi di difesa, in Opere, Torino 1967.



34.        Molte considerazioni dell'autrice, che emergono dall'analisi delle diseguaglianze di fatto, sono in realtà estendibili alla società europea e in particolare italiana, dove è evidente la costruzione in base al genere dei ruoli in famiglia.



35.         Negli ultimi due capitoli del libro, l'autrice mostra come sia ingiusto il modello di famiglia di questa società. Il penultimo che non è presente nella traduzione italiana, visto lo scarso interesse per il lettore europeo, mostra come il matrimonio strutturato secondo il genere nella società statunitense, sia un'istituzione che rende le donne vulnerabili sia dal punto di vista economico sia da quello sociale. L'ultimo contiene proposte di cambiamenti politici che potrebbero attenuare in modo rilevante l'attuale ingiustizia rispetto al genere, adottando i migliori metodi di riflessione sulla giustizia considerati nei capitoli precedenti.



36.         "La combinazione dell'omissione della famiglia e di un linguaggio ingannevolmente neutro rispetto al genere, fa sì che, nel pensiero politico recente, la maggior parte dei teorici continui a ignorare il tema, eminentemente politico, del genere." S. M. Okin, Le donne e la giustizia. La famiglia come problema politico, Bari 1999, pag. 31.



37.        Può essere interessante mettere in relazione questo tipo di analisi con quello che fa Jessica Benjamin delle conseguenze psicologiche, e più in generale sociali, che comporta l'attuale divisione dei ruoli tra i genitori. Si veda a questo proposito la parte sulle teoriche tedesche.



38.        Per il lettore e la lettrice europei, il testo di Susan M. Okin può costituire un canale che avvicina alle teorie sul gender americane. Se ne veda in particolare il capitolo sesto.



39.        Okin fornisce dati significativi relativi alla violenza contro le donne e in particolare sulle violenze intrafamiliari. S. M. Okin, Le donne e la giustizia, Bari 1999, pagg. 209 - 211.



40.        Lo stato infatti interviene in vario modo nella vita familiare, e in particolare in quella delle donne. Fino a non molto tempo fa, per esempio, alle donne erano preclusi alcuni diritti tra i quali quello di lavorare.



41.        Nella prima fase, infatti, è l'incontro dei molti 'soggetti individuali' l'elemento di unione. Si veda per una spiegazione dell'analogo fenomeno avvenuto nell' ex Repubblica democratica tedesca fra il 1989 ed il 1990, il paragrafo sulle femministe tedesche.



42.        Appartengono a questa corrente principalmente le esponenti del pensiero lesbico, quali M. Wittig e J. Butler.



43.        Essa parla di “fallocentrismo” per indicare una specie di sistema cartesiano al cui punto zero si trova l'uomo, il quale è dunque l'elemento 'neutrale'.



44.        In particolare in Italia all'interno della Libreria delle donne di Milano e del gruppo Diotima, ma in generale per tutta la teoria della differenza sessuale.



45.        Per queste parole infatti, a Luce Irigaray non fu rinnovato l'incarico all'Università di Vincennes, presso la quale insegnava: “Immaginate un x, di genere maschile, di età matura, come si dice, che vi parla in questo modo; come interpretereste simile espressioni: “Mi ha causato molte ore penose”, “quasi tutte le mie pazienti mi raccontavano di essere state sedotte dal padre”, “dovetti convenire che questi racconti non erano veri”, “imparai così a comprendere che i sintomi isterici derivano da fantasie e non da avvenimenti reali.” E lasciamo che l'interpretazione sia data da qualunque analista, magari da uno improvvisato. Anzi sarebbe meglio che lo fosse, chè rischierebbe meno di essere gia stato sedotto, qualunque sia il sesso o genere, dal padre della psicoanalisi.” L. Irigaray, Speculum. L'altra donna, pag. 33.



46.        Irigaray qui si riferisce al mito della caverna di Platone. Alcuni capitoli di Speculum sono dedicati distintamente a Platone, Aristotele, Plotino, Cartesio, Kant e Hegel.



47.        Luisa Muraro ha tradotto in italiano le opere di Irigaray.



48.        Si vedano, ad esempio, la Unabhängiger Frauenverband e la Frauenbrücke Ost-West.



49.        Essa si interessa del ruolo della madre nella socializzazione dei bambini maschi e femmine muovendo la sua analisi da un punto di vista psicoanalitico. Si veda D. Dinnerstein, Das Arrangement der Geschlechter, Stuttgart, 1979.



50.        Sono infatti chiari ed espliciti i riferimenti a Marx e a Weber, come vedremo oltre.



51.        ”Freud”,scrive, “ha aperto una grossa frattura nella visione cartesiana del mondo, dimostrando che il controllo dei nostri pensieri non è sufficiente a cambiare i nostri desideri.” ( J. Benjamin, Legami d'amore, pag. 192).



52.        All'interno dell' Institut für Sozialforschung di Francoforte, si è svolto un incontro sulla questione del gender, i cui atti sono stati raccolti da K. Pühl in K. Pühl (a cura di), Geschlechterverhältnisse und Politik. Herausgegeben vom Institut für Sozialforschung Frankfurt, Frankfurt am Main, 1994. In esso si trovano contributi e saggi di pensatrici nordamericane e tedesche riguardo al rapporto donne/pubblico, alla categoria del gender e ad aspetti della politica femminista.



53.        “Questo è stato un punto debole di ogni politica radicale: idealizzare gli oppressi come se la loro politica e la loro cultura non fossero coinvolti dal sistema di dominio, come se la gente non avesse parte alcuna nella propria sottomissione”. (J Benjamin, Legami d'amore, Torino 1991, pag. 15).



54.        Secondo l'autrice infatti, la separazione netta tra istinto e civiltà operata da Freud ha decentrato l'attenzione da questo, che invece è il nodo principale.



55.         Benjamin infatti analizza i tre aspetti dello sviluppo individuale, della differenza di genere e dell'autorità.



56.        In particolare gli studi di J. Piaget e M. Mahler .



57.        ”Il concetto di intersoggettività trae origine dalla teoria sociale di Jurgen Habermas [J. Habermas, A theory of communicative competence, in H. P. Dreitzel (a cura di), “Recent sociology”, n. 2, New York, 1970.] che usava l'espressione "intersoggettività della comprensione reciproca" per indicare una capacità individuale e un ambito sociale.” (J. Benjamin, Legami d'amore, Torino 1991, pag.25).



58.        Una delle intuizioni più importanti della teoria intersoggettiva è che l'identità e la differenza esistono simultaneamente nel riconoscimento reciproco.



59.        Benjamin scrive che il rapporto reciproco tra il sé e l'altro, può essere paragonato all'illusione ottica degli uccelli di Escher in cui “il disegno ci chiede di guardare in due direzioni in modo affatto contrario al nostro consueto orientamento sequenziale.”J. Benjamin Legami d'amore, pag. 30.



60.        Hegel dimostrò che questa lotta per farsi riconoscere da un altro costituisce il nucleo delle relazioni di dominio. Egli parla nella Fenomenologia dello spirito di due ipotetici sè che si incontrano. Il meccanismo per loro è quello del riconoscimento; ciascuno esiste solo in quanto esiste per l'altro, ovvero in quanto viene riconosciuto. A questo proposito è molto interessante anche il discorso che Adriana Cavarero conduce sulla funzione del racconto nella relazione uomo-donna; cfr A. Cavarero, Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano 1997.



61.        Secondo Benjamin esistono due dimensioni dell'esperienza: quella di riferirsi ad un oggetto e quella di usarlo, e usarlo equivale a distruggerlo. Il rapporto tra distruzione e sopravvivenza è una riformulazione e una soluzione del paradosso di Hegel: se io nego l'altro completamente, egli non esiste, e se non esiste non sarà là a riconoscermi.



62.        “Il genere continua, consciamente o inconsciamente, a rappresentare solo una parte di un tutto polarizzato, un solo aspetto del rapporto sè-altro.” J. Benjamin, Legami d'amore, pag. 92.



63.        Infatti, poiché la madre è stata privata di soggettività, l'identificazione con lei comporta una perdita di sé.



64.        ”Esse teorizzavano e praticavano rapporti femminili di una complessità umana da cui niente era escluso, corpo, mente, piacere, soldi, potere...Tutto l'umano possibile di una donna era ammesso e tutto era ammesso e tutto era oggetto della più attenta considerazione. L'analisi di quello che aveva luogo tra donne era condotta con strumenti teorici, specialmente quelli della psicoanalisi, ricevuti e piegati all'uso impensato.” In Libreria delle donne di Milano, Non credere di avere dei diritti, Torino 1987, pag. 43.



65.        ”Intento [del centro] è quello di riattraversare la cultura data, per produrre nuove interpretazioni a partire dall'esperienza femminile”. In A. Bocchetti, Cosa vuole una donna, Milano 1995, pag.11.



66.         “Le cose più sconcertanti non sono quelle mai sapute prima, ma quelle prima sapute e poi dimenticate. Il disvalore sociale del sesso femminile è la brutale esperienza che fa dimenticare a una donna quello che nella sua antica ingenuità sapeva e cioè che per diventare grande, in ogni senso del termine, ci vuole una donna più grande di sé.”Libreria delle donne di Milano, Non credere di avere dei diritti, Torino 1987, pag. 142.



67.         I testi della Comunità Diotima sono: Diotima, Il pensiero della differenza sessuale, Milano 1987. Diotima, Mettere al mondo il mondo, Milano 1991. Diotima, Il cielo stellato dentro di noi, Milano 1992.



68.         “C'è indubbiamente la necessità di condividere il mondo. Ma con tutte le altre donne e con gli uomini, cioè con tutta la gente in carne ed ossa a cominciare dalla più vicina. Non ho da spartire il mio con l'altro sesso come tale, così come quello che mi manca non è l'essere uomo.” In L. Muraro, La politica è la politica delle donne, in “Via dogana”, 3 (1991), pagg. 18- 19.



69.         In un passo suggestivo, scrive Chiara Zamboni: “Solo per magia, se diciamo "acqua", l'acqua compare. E' per questo che la magia piaceva tanto a me bambina, che mi rassegnavo a malincuore al fatto che la parola non fosse la cosa nominata. Ulisse, che ben sapeva di astuzie linguistiche, adulto e "smagato", aveva risposto al gigante Polifemo che il proprio nome era "Nessuno". Accecò Polifemo , ma i soccorritori del gigante se ne andarono senza vendicarlo, quando Polifemo, alle loro domande, rispose che nessuno lo aveva accecato. Si impara a diventare "grandi" (e Polifemo sicuramente lo diventò) sapendo che "acqua", la parola, e acqua, che disseta, sono proprio diverse. [...] Basterebbe che una cosa o un gesto entrasse nel mondo chiuso del linguaggio perché tale mondo finisse in mille frantumi. Il fatto è che [...] il simbolico non si è costituito come ponte per continuare quel primo affetto per la madre e per le cose. Qui il legame s'è spezzato del tutto: cose e linguaggio si negano vicendevolmente.” Diotima, Il cielo stellato dentro di noi pagg. 171-172.



70.                ”Avevo parlato della necessità di amare la madre come riconoscimento della vita ricevuta, una necessità più che morale: simbolica, dalla quale dipende che una possa mettersi in una relazione di scambio libera e vantaggiosa con sè stessa, le altre, gli uomini. Alla fine una si alzò e disse: "Allora io sono perduta perchè non potrò mai amare una madre che non mi ha mai amata". Con queste parole quella donna indicava il passaggio più difficile, e forse, più decisivo della condizione umana femminile. Di questa, la cosa che emerge più negativamente è la dipendenza dagli uomini, non economica ma affettiva e mentale. [...]. Oggi noi sappiamo che una donna finisce in questa dipendenza -che non esclude le emancipate, piuttosto il contrario- perchè cerca di aver dall'uomo una cosa che soltanto la madre poteva darle. Accettazione di sé e una misura per lo scambio con gli altri.” in L. Muraro, Oltre l'uguaglianza. Le radici femminili dell' autorità, in Diotima, Il pensiero della differenza sessuale, Milano 1996, pag. 18.



71.         Solo negli ultimissimi anni si è fatta strada l'idea di elaborare un programma congiunto di Women's studies in una prospettiva europea e multiculturale. Attualmente gli Women's studies sono in espansione per gli incentivi offerti dai programmi dell'Unione Europea per gli scambi educativi tra paesi. Le teoriche emergenti degli anni novanta stanno lavorando su molteplici variabili per la definizione della soggettività femminile: razza, classe sociale, preferenza sessuale e stile di vita costituiscono gli assi principali dell'identità; sono cioè impegnate nella ridefinizione della soggettività femminile nei termini di una rete di relazioni di potere simultanee. Così parte una nuova tendenza che prende spunto dai bisogni specifici del soggetto femminile.



72.         Il motivo della non introduzione era il fatto che il movimento rifiutava la possibilità di inserirsi in un sistema maschile - quello universitario -, che si serviva di un linguaggio maschile, quello 'del padre', e che dunque doveva essere totalmente rifiutato e sostituito.



73.        Esso “è stato costituito informalmente nel 1973 presso la Facoltà di Scienze Politiche di Milano [...]. Al lavoro del GRIFF hanno partecipato molte persone diverse. Oltre a Laura Balbo, che ne è stata l'iniziatrice, vi hanno lavorato, tra le altre, a Milano: Bianca Beccalli, Marina Bianchi, Maria Pia May, Marina Piazza, Antonella Nappi, Franca Pizzini, Lorenza Zanuso. In altre sedi: Franca Bimbi, Yasmine Ergas, Simonetta Piccone Stella, Chiara Saraceno, Renata Siebert Zahar.” In L. Zanuso, Gli studi sulla doppia presenza: dal conflitto alla norma, in M. C. Marcuzzo, A. Rossi-Doria (a cura di), La ricerca delle donne, Torino 1987, pag. 41.



74.         A partire dagli anni Settanta “si inverte la tendenza, lunga di un secolo, alla riduzione dei tassi di attività femminili: la partecipazione al lavoro per il mercato aumenta in tutte le classi di età, e soprattutto in quelle più intensamente (e - lo abbiamo visto - pressoché esclusivamente) riproduttive. (In soli 8 anni, dal '74 all' '82, i tassi passano dal 44% al 58% tra i 20 e i 24 anni; dal 38% al 56% tra i 25 e i 29 anni, dal 34% al 52% tra i 30 e i 34 anni, ecc.). Ma non cambiano solo i livelli: cambia anche il modello di partecipazione al lavoro delle donne. Per le generazioni più giovani (chi ha oggi meno di 40 anni), la partecipazione al lavoro cresce infatti ininterrottamente al crescere dell'età (del ciclo di vita), senza il periodo di ritiro temporaneo che era tipico della generazione di mezzo (oggi tra i 40 e i 60 anni circa), e al contrario del ritiro progressivo che è stato tipico delle attuali sessantenni.” in L. Zanuso, op. cit, in M. C. Marcuzzo, A. Rossi-Doria (a cura di), La ricerca delle donne, Torino 1987, pag. 55.



75.         “Un modello che, in sostanza, associava al processo di modernizzazione la progressiva “perdita di funzioni” della famiglia e che poneva parallelamente la partecipazione al lavoro produttivo -inteso come lavoro retribuito nelle organizzazioni formali- come il canale di acquisizione e il principio strutturante di una “piena cittadinanza”.” in L. Zanuso, op. cit, in M. C. Marcuzzo, A. Rossi-Doria (a cura di), La ricerca delle donne, Torino 1987, pag. 46.



76.        Il riferimento esplicito nel testo è al pensiero di Derrida.



77.         Scrive Butler: “La posizione costruttivista radicale ha cercato di produrre la premessa che confuta e conferma la sua stessa impresa. Se questa teoria non può considerare il sesso come il sito o la superficie sulla quale agisce, allora finisce per ritenerlo come ciò che non è costruito. In questo modo riconosce i limiti del costruttivismo linguistico, delimitando inavvertitamente ciò che rimane inspiegabile entro i limiti della costruzione. Se, al contrario, il sesso è un presupposto artificioso, una finzione, allora il genere non presuppone un sesso sul quale agire, ma piuttosto, produce il nome errato di un “sesso” prediscorsivo. In questo caso il significato della costruzione diventa quello di un monismo linguistico, per il quale tutto è solo e sempre linguaggio. Ciò che ne consegue è un dibattito esasperato che molti di noi sono stanchi di ascoltare.” J. Butler, Corpi che contano, pag. 6.



78.        Così Butler ricostruisce un ipotetico discorso di Irigaray: “Non sarò una copia mediocre nel tuo sistema, ma ti assomiglierò lo stesso imitando i passaggi testuali attraverso i quali tu costruisci il tuo sistema e dimostrando che ciò che non può entrarvi è già dentro (come suo necessario esterno). Imiterò e ripeterò gli atti della tua operazione finchè l'emergenza dell'esterno entro il sistema non metterà in dubbio la sua chiusura sistematica e la sua pretesa di essere auto-fondante.” J. Butler, Corpi che contano, pag. 40.



79.         Rosi Braidotti coordina il Dipartimento di Women's Sudies dell'Università di Utrecht, dove organizza corsi e seminari che fungono da luogo di incontro e di scambio tra le studiose di tutto il mondo.



80.        La teoria di Haraway si basa su tre concetti/progetti chiave tra loro interrelati: “a) Offrire una cartografia, cioè una descrizione ragionata e motivata politicamente, della situazione geopolitica attuale: questo è l'aspetto più geopolitico; b) proporre una ridefinizione della soggettività femminista collegata allo sviluppo di una coscienza critica nei confronti della tecnologia: questo è l'aspetto politico-epistemologico; c) ridefinire i termini del dibattito sull'oggettività scientifica nel senso di saperi situati: questo è l'aspetto etico-epistemologico.” (Cito da R. Braidotti, Introduzione in D. J Haraway, Manifesto cyborg, Milano 1995, pag. 12)



81.        Il nome si trova sempre scritto minuscolo, ed è ricavato distintamente dal secondo nome della madre (Rosa Bell Watkins) e dal cognome della nonna materna (Bell Blair Hooks). bell hooks, Elogio del margine, Milano 1998.



82.        In questa direzione va anche il pensiero di Luce Irigaray, come si è visto sopra nel paragrafo sulle pensatrici francesi.



83.         Françoise Héritier appartiene alla scuola strutturalista fondata da Claude Lévi-Strauss, al posto del quale oggi dirige il Laboratorio di antropologia sociale al Collège de France.



84.         Inoltre, dai dati emerge un ulteriore dato assai significativo, secondo cui le donne occupate con figli senza marito lavorano in media due ore al giorno in meno rispetto a quelle sposate.



85.         A questo proposito, sia Gallino sia Robertson citano come esempio la società dell'ex Unione Sovietica in cui ad una femminilizzazione di una professione seguiva una progressiva svalutazione della professione stessa. L. Gallino, Donna. Sociologia della, in op. cit. e J. Robertson, op. cit., Bologna 1988. Questo dato viene confermato anche in studi recenti sul nostro paese. Confronta ad esempio P. Ginsborg, L'Italia del tempo presente, Torino 1998.



86.        I dati mostrano come 1000 ragazzi che conseguono la licenza media, 77 non si iscrivono alle superiori 107 si laureano e 6 conseguono un diploma universitario, mentre su 1000 ragazze, 66 non si iscrivono alle superiori, 160 si laureano e 7 conseguono un diploma universitario. M. S. Conte, Il marito costa.., "La Repubblica" 9/2/99.



87.         I dati mostrano infatti che Italia e Germania sono i due paesi in cui si assiste al più basso tasso di natalità al mondo. Confronta, fra gli altri, C. Valentini, Le donne fanno paura, Milano 1997.



88.         La stessa Balbo infatti, attualmente Ministro per le Pari Opportunità, ha manifestato la necessità “di avere una legge che obblighi tutto il sistema Statistico nazionale a fornire periodicamente dati disaggregati sul sesso”, in modo da avere dati aggiornati sulla distribuzione del carico di lavoro nella famiglia. Statistiche più chiare per i due sessi, “La Repubblica”, 9/2/98.



89.         Abbiamo visto in questo capitolo, come in Italia le pensatrici della differenza non abbiamo ritenuto opportuno inserire i campi di studio sulle donne all'interno dell'ordinamento degli studi universitario. Secondo loro, infatti, da parte del movimento questo significherebbe inserirsi in un sistema orientato al maschile dal quale si sentono estranee. In Germania invece in moltissime università ci sono centri di Frauenforschung, e addirittura i Grünen, come vedremo in seguito, propongono di espandere questo tipo di studi creando apposite università per le donne. Nel resto d'Europa e negli Stati Uniti, le posizioni poi sono ancora diverse. Se in Europa infatti esistono centri di Women's studies, come quello di Utrecht diretto da Rosi Braidotti, che sottolineano l'importanza di un campo di studi specifici, alcune pensatrici statunitensi, tra le quali S. M. Okin, ritengono questo tipo di esperienza limitante, e insistono perché le tematiche legate al gender vengano trattate nell'ambito del sistema universitario esistente, all'interno dei corsi istituzionali.



90.         Emily è l'acronimo di 'Early Money Is Like Yeast - it makes the dough rise', che viene tradotto con 'Il denaro iniziale è come il lievito - fa crescere l'impasto'.



91.         Agli articoli, presenti sui diversi quotidiani e settimanali italiani ( in particolare “la Repubblica”, “L'Unità”, “Il Giornale”, “La Stampa”, “il Sole ventiquattrore”, “Il manifesto”, “Il Corriere della Sera”, “Il Mattino”, “Il Messaggero”, “Liberal”, “Sette”, “L'Espresso”, “Grazia”, “Gioia”, “Il Messaggero Italiano”), si aggiungono le informazioni raccolte dalle varie agenzie di stampa (DIRE, ADN KRONOS; AGI, ANSA), che hanno raccolto le opinioni delle donne ministro in carica nell'aprile 1998, le quali hanno salutato con favore la nascita dell'iniziativa.



92.         “..in Italia le maggiori cariche istituzionali sono tenacemente occupate da uomini e la rappresentanza politica femminile batte il passo intorno ad un avvilente 11 per cento (siamo al 43esimo posto nella classifica internazionale), con tendenza a un progressivo ribasso (-4% rispetto al 1995).” M. Terragni, quando il gioco si fa duro le donne in “Io donna”, 28/3/98.



93.         La domanda era così formulata: “Tenuto conto che Emily si propone come strumento per migliorare il rapporto tra le donne e la politica, ti chiediamo di attribuire una scala di valori da 1 a 5 alle seguenti attività di Emily: 1) Lavorare perché nell'immaginario collettivo si affermi il binomio donne e politica. 2) Costruire una rete fra le donne interessate alla politica (scambio e sostegno reciproco). 3) Contribuire a formare una nuova classe dirigente femminile attraverso percorsi mirati di avvio alla gestione della cosa pubblica. 4) Fornire sevizi e strumenti per i percorsi elettorali. 5) Contribuire ad introdurre in Italia regole certe e trasparenti che allarghino la partecipazione e garantiscano la competizione.”



94.         Nella sezione II, “Diritti dell'interessato nel trattamento dei dati”, l'articolo 12 al punto d) è così formulato: “ Il consenso non è richiesto quando il trattamento: d) è finalizzato unicamente a scopi di ricerca scientifica o di statistica e si tratta di dati anonimi.”



95.         Che nell'ultimo periodo si aggirava intorno ai 25 Marchi occidentali.



96.         “Anche l'est è un altro mondo, che l'ovest guarda come un oggetto misterioso. Un palcoscenico su cui giorno e notte, sui giornali e in tv, i riflettori sono sempre accesi. Lo si guarda con paura più che con curiosità, talvolta con rabbia. La Germania ovest teme per il benessere a cui è abituata, ha paura di regredire e perdere tutte le sue conquiste. Gli Ossis non sono solo poveri, ma anche ingenui, invidiosi, impreparati a vivere in una società complessa… sono ansie che attanagliano anche chi si ritiene un sincero progressista e si era unito al giubilo dei cittadini orientali quando il Muro è crollato.” A. Orsi, Berlino est. L'ultimo che se ne va spenga la luce, Milano 1993, pag. 53.



97.         La città di Berlino ovest era collegata alla Germania federale da tre autostrade, e dalle linee ferroviaria e aerea, “i corridoi” che attraversavano la Germania comunista. Il concetto di “isola” si può evincere anche dal seguente passo: “La città dell'ovest era circondata dal Muro. Apparentemente prigioniera. Ma in realtà la città era libera perché il paese che la imprigionava era, esso stesso, prigioniero. La Germania dell'Est aveva circondato e bloccato Berlino Ovest, che nutriva così la sua esistenza e la sua sostanza nel recinto della sua libertà.” E. Morin, Pensare l'Europa, Milano 1988, pag. IX.



98.         Principalmente grandi comunità di turchi, che abitavano ed abitano nel quartiere di Kreuzberg 36, a un passo da dove si trovava la zona sud del muro.



99.         “Come in molti paesi occidentali infatti, l'integrazione dei cittadini stranieri è stata ostacolata da resistenze di ordine politico e culturale. Il riconoscimento della cittadinanza tedesca, e quindi la possibilità di esercitare un'influenza politica attraverso il voto, resta infatti legata al diritto di sangue e solo in casi eccezionali chi è nato in Germania da genitori non tedeschi riesce a ottenere la cittadinanza.” A. Orsi, Berlino est. L'ultimo che se ne va spenga la luce, Milano 1993, pag. 75.



100.         “"Ci tolgono il lavoro", "portano droga e violenza", "rubano e picchiano le donne", "non si lavano": luoghi comuni, vecchi stereotipi e nuovi pregiudizi trovano terreno fertile nelle regioni della ex Germania est dove incontrare per strada uno straniero era un fatto eccezionale e dove, oggi, il problema più grosso per ogni famiglia è lo spettro, o la realtà, della disoccupazione.” A. Orsi, Berlino est. L'ultimo che se ne va spenga la luce, pag.77.



101.         “ […] dando indicazioni a tutti quelli che stavano lanciando sassi e bottiglie molotov e informandoli sulle mosse della polizia. […] Nei giorni successivi venimmo a sapere che nel corso degli scontri una ragazza del Tacheles (centro culturale di Berlino est, nda) aveva perso la vista.” I. Hasselbach, Diario di un naziskin, Milano 1994, pag. 72-73.



102.         Chiunque, per ogni necessità, può rivolgersi presso l'associazione, che ha come compito anche quello di fornire informazioni ed indicazioni. Anche noi, per la nostra ricerca, ci siamo rivolti al DF, per chiedere di indicarci un'istituzione utile per la comparazione con Emily in Italia. Lì abbiamo ricevuto, come sempre molto cortesemente, il suggerimento di rivolgerci ai Grünen.



103.         In particolare ogni quarto giovedì del mese alle 18 c'è una Frauenstammtisch, che consiste in un momento di incontro in un locale adibito a questa funzione, secondo una prassi in Germania assai diffusa che prevede continue 'tavole rotonde' per aggiornarsi sull'andamento del lavoro. Il bollettino di informazione mensile viene spedito gratuitamente su richiesta.



104.         “ L'obiettivo è quello di creare una società vicina alle donne e apprezzabile dal punto di vista umano”. C. Thielmann, Berliner Frauen Hand-Buch, Berlin 1995, pag. 15.



105.         Ci è stato fatto notare, per esempio, il problema sorto in occasione della formazione del governo successiva alle ultime elezioni del settembre 1998, in cui i Grünen hanno tre Ministeri, ricoperti da due uomini e una donna. In quell'occasione si è cercato comunque di risolvere il problema della parità, utilizzando come quarto incarico un commissariato a Bruxelles, considerato di pari rilievo, e che è stato affidato a una donna.



106.         “Grazie alla loro competenza e alla quota del 50%, le donne dei Grünen rappresentano il proprio gruppo in Parlamento anche sui temi dell'economia e della politica estera”. Programm zur Bundestagswahl 98, pag. 89.



107.         A Berlino, su 3467 iscritti, 1200 sono donne, pari al 34.6%.



108.         “Accanto all'inserimento degli studi femministi e dei Frauenstudien nell'ordinamento degli studi superiori, si darebbe alle donne un'ulteriore possibilità istituendo una Frauenhochschule, finalizzata a incoraggiare le donne e a incrementare la Frauenforschung.Programm zur Bundestagswahl 98, pag. 93.



109.         “Armut hat noch immer ein weibliches Gesicht”. Programm zur Bundestagswahl 98, pag. 92.



110.         Secondo un rapporto del “Panos Institute” di Londra, la violenza è la prima causa di morte delle donne, e non conosce differenze sociali o culturali. Le vittime e gli aggressori infatti appartengono a tutti i ceti e le classi sociali. Si confronti, a questo proposito, C. Di Giorgio, La violenza sulle donne non conosce confini, “la Repubblica”, 28/2/98.



111.         E' un dato preoccupante il fatto che in Germania una violenza su due viene consumata in famiglia o nel vicinato. Confronta anche a questo proposito il Programm zur Bundestagswahl 98.



112.         Anche in Italia il dibattito su questo tema è stato acceso. La discussione, iniziata nel 1979, è terminata con la Legge 15 febbraio 1996 n. 66 e che colloca la violenza sessuale tra i delitti contro la persona.



113.         A questo proposito però si corre il rischio di affrontare il problema da un punto di vista culturale estraneo a quello delle popolazioni che la praticano, non tenendo conto del fatto che molte donne non accetterebbero di buon grado l'abolizione di queste 'mutilazioni'.



114.         Dentro ogni busta, ne è stata inserita un'altra già affrancata, in modo da aumentare la probabilità di risposta da parte delle intervistate.



115.         Alla licenza media corrisponde la Mittelschule, al diploma la Hochschule e alla laurea l' Universität.



116.         Come abbiamo messo in evidenza nel terzo paragrafo di questa parte, infatti, il questionario è stato costruito in maniera che tutte le domande e le risposte fossero contenute in una pagina. Questo su precisa richiesta di Birgit Daiber dei Grünen.




117.         Come è messo in luce anche nel Quarto programma di azione per la parità tra i sessi della Commissione Europea, che a tal fine si propone di “1) mobilitare attorno alla tematica della parità di opportunità tutti gli attori socio-economici; 2) promuovere la parità di opportunità quale elemento di adattamento del mondo del lavoro ai mutamenti in corso in particolare mediante l'utilizzazione dei Fondi strutturali; 3) stimolare una politica di conciliazione della vita familiare e di quella professionale per gli uomini e le donne; 4) lasciare spazio ad una partecipazione equilibrata degli uomini e delle donne nel processo decisionale; 5) rafforzare le condizioni per l'esercizio, da parte delle donne, cittadine o residenti nell'Unione, di un ruolo di cittadine attive; 6) appoggiare l'attuazione, il monitoraggio e la valutazione delle azioni condotte per raggiungere gli obiettivi summenzionati.” Commissione Europea, Quarto programma di azione per la parità tra i sessi (1996/2000), pag. 5.



118.        Come ci sembrano confermare i dati Istat generali sul paese, i quali mostrano che il tasso di scolarità nelle scuole secondarie superiori per sessi è il 79,9% dei maschi e l'82% per le femmine, e quelli di immatricolati a corso di laurea per sesso vede il 44,9% dei maschi contro il 55,1% delle femmine. Istat, Rapporto sull'Italia. Edizione 1998, Bologna 1998.



119.         “Nell' Unione Europea due posti di lavoro su cinque sono occupati da donne e la maggiorparte dei nuovi posti di lavoro che si sono creati negli ultimi anni è detenuta da donne. Il 35% della forza lavoro attiva nell'agricoltura è costituita da donne mentre di esse soltanto il 10% dirige l'azienda agricola. Tuttavia 8 lavoratori part-time su 10, 7 coadiuvanti familiari su 10, 5 lavoratori temporanei su 10 e 6 impiegati su 10 sono donne. Nell'Unione europea il tasso di disoccupazione delle donne (13% nel febbraio 1995) continua ad essere più alto di quello degli uomini.” Commissione Europea, op. cit., pag. 14. Inoltre i dati Eurostat del 1996 relativi all'andamento della disoccupazione nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni mostrano come il 14,6% degli italiani sia senza lavoro, contro l'8,3 in Germania. Isfol, Rapporto 1998. Formazione e occupazione in Italia e in Europa, Milano 1998.



120.         Abbiamo ritenuto utile suddividere le professioni in relazione al ruolo ad esso connesso, distinguendo tra ruoli 'impiegatizi' e ruoli 'dirigenziali'. Nella prima categoria abbiamo inserito le professioni di impiegata, insegnante, psicologa e sociologa, assieme alle studentesse e alle pensionate. Della seconda fanno parte le dirigenti (pubbliche e private), le docenti universitarie, le libere professioniste, le giornaliste e le parlamentari.



121.         E' un elemento importante il fatto che Berlino stia per tornare ad essere la capitale tedesca, sede del Governo e del Parlamento.
Il 67% delle intervistate infatti dichiara di vivere con un compagno, il 42% di avere un figlio ed il 33% di averne due, ma i dati, pur essendo nel numero equivalenti, non stabiliscono affatto una diretta correlazione tra i due elementi.
Il 64% dichiara di vivere sola e il 57% di non avere figli.
Ue, calano le nascite. Italia penultima, “la Repubblica” 13/2/99. A questi, ci pare utile aggiungere quelli di un'inchiesta condotta per il settimanale “noidonne”. Il sondaggio condotto su un campione di 520 ragazze tra i 16 e i 24 anni, mostra come il 52% delle intervistate escluda il fatto di avere in futuro figli, il 19% dichiari di volerne e il 29% risponda di non sapere. Anche le motivazioni a riguardo sono molto interessanti. Domani è un'altra mamma, “noidonne”, ottobre 1998.



122.         Per la comparazione di questi dati abbiamo costruito un ulteriore indicatore. Abbiamo fatto la media ponderata tra le classi di ore del questionario, assumendo per ogni classe il valore medio. Alla classe 'tra zero e due' abbiamo cioè attribuito il valore 'uno', a quella 'tra due e quattro' il valore 'tre' e a quella 'tra quattro e sei' il valore 'cinque'.



123.         Questi dati infatti mostrano come oltre la metà delle donne italiane lavori più di 60 ore settimanali e come ciò debba essere messo in relazione con il carico di lavoro domestico che si aggiunge a quello esterno, elemento che emerge con forza dal dato che mostra che una donna con figli e marito lavora al giorno in media due ore in più di una con figli e non sposata. Rispetto a questi dati recenti, non abbiamo ritenuto utile al fine della nostra comparazione mettere in rilievo il giudizio sull'aiuto del partner, anche perché avremmo voluto comparare le risposte in relazione alla convivenza con un/una partner e non ci è stato possibile farlo, per via del fatto che, come abbiamo spiegato, la domanda del questionario italiano è stata cambiata. Anche il rapporto ONU sullo sviluppo umano per la Conferenza delle donne di Pechino del 1995, ha messo in luce che le donne italiane sono quelle che, nell'ambito dei paesi industrializzati, lavorano più ore al giorno. “Dal rapporto si apprende che la giornata lavorativa media di una donna italiana è di 470 minuti, pari a circa otto ore, contro i 429 minuti delle francesi, i 413 minuti delle inglesi, i 376 minuti delle israeliane.” C. Valentini, Le donne fanno paura, Milano 1997, pag. 54.



124.         Le leggi per la tutela delle donne si sono via via stratificate a partire dagli anni 50. Confronta a questo proposito A. M. Galoppini, Il lungo viaggio verso la parità, Pisa 1998.



125.         Il 79% delle risposte alla prima domanda e il 77% di quelle alla seconda sono comprese nei valori 'scarso' e 'sufficiente'.



126.         Come scrive Barbera, “La Corte costituzionale italiana […] con la sentenza n. 422/95 ha dichiarato incostituzionale la riserva di una quota per l'uno e per l'altro sesso nelle liste dei candidati alle elezioni politiche e amministrative”. Confronta M. Barbera, Il principio dell'eguaglianza, “Il sole ventiquattrore” 22/3/98. Questo non ha comunque impedito al dibattito relativo alle 'quote', come dimostrano alcuni interventi recenti. Si vedano C. Di Gregorio, E l'assise delle donne riscopre le quote elettorali, “la Repubblica” 9/11/98; Il sogno in rosa: una donna al Quirinale, “la Repubblica” 19/1/99.



127.         I dati infatti mostrano che le donne sono il 12,6% nel parlamento europeo, 10% in quello italiano, l'11% nelle regioni e province, il 18% nei comuni, ed il 6,3% tra i sindaci. Una politica senza donne non costituisce che un potere debole, “noidonne” aprile 1998. Questo nonostante il dibattito sia acceso, soprattutto per quel che riguarda i vertici, come mostra la proposta avanzata da Giuliano Amato nel settembre 1998 di candidare una donna alla Presidenza della Repubblica. Vedi C. Di Gregorio, “Una donna al Quirinale” Provocazione di Amato, politica più moderna, “la Repubblica”, 7/9/98; M. Mafai, una donna al Quirinale, “la Repubblica” 8/9/98.



128.         Le impiegate donne nei ministeri, servizio sanitario, parastato, regioni ed enti locali oscillano tra 43,5% e 55,5%, La contrattazione si tinge di rosa, “noidonne” novembre 1998.



129.         “L'ultimo rapporto Censis, analizzando le dinamiche interne alla struttura occupazionale tra il 1994 e il 1996, inserisce sotto la colonna "lavoranti a domicilio per conto di imprese", con un aumento pari al 18,5% in un settore, quello dell'industria, che registra invece un calo dell'1,7%. Secondo i dati Istat del 1997, inseriti tra i dipendenti troviamo un migliaio di lavoratrici a domicilio nel settore dell'agricoltura, sedicimila per l'industria, seimila per altre attività; per un totale di ventiduemila donne a tempo pieno”. Non ce la faccio più, “noidonne” aprile 1998, pag. 14.



130.         Le coppie non sposate passano da 192 mila a 265 mila, a nuove forme di convivenza per il 16.6% del totale. E la formula tradizionale di famiglia passa dal 52,2 nel 1983 al 45,3 nel 96. A. Di Pietro, Nuove famiglie, “noidonne”, settembre 1998.



131.         Nonostante ci siano proposte di legge che prevedono la modifica dello stato sociale, con innovazioni a sostegno della maternità e della paternità per un ruolo che diventa pienamente doppio nella condivisione delle responsabilità, come quella del ministro Livia Turco. Vedi D. Canizzaro, Lo stato sociale e le sue riforme, “noidonne” luglio-agosto 1998.



132.         I ministri degli Interni dell'Unione stanno elaborando "una piattaforma che fornirà le linee guida per una serie di iniziative comuni in questo campo che dovranno essere all'ordine del giorno nei programmi dei governi europei. Per l'8 marzo - ha dettoil commissario europeo Anita Gradin - ci sarà in programma il tema della violenza entro le mura domestiche e la tratta delle schiave, le ragazze rapite dai paesi dell'est costrette alla prostituzione. […] Questi problemi saranno discussi in un summit che si terrà a Berlino entro marzo." "Strategia comune per combattere la violenza in Europa", la Repubblica" 13/2/99.



133.         Nei dati si distingue infatti tra quattro tipologie di associazioni: 1) Ecologiche, per i diritti civili, per la pace, 2) culturali, ricreative o di altro tipo, 3) professionali o di categoria e 4) organizzazioni sindacali. Istat, op. cit., Bologna 1998.



134.         Alle ultime elezioni politiche del settembre 1998, gli altri due partiti della sinistra, l'SPD e il PDS, hanno riservato una quota alle donne pari al 30%. Confronta E. Schmitter, Berlino cantiere elettorale, “noidonne” settembre 1998.



135.         Per esempio attraverso la creazione di luoghi che escludessero gli uomini tra cui quelli delle donne omosessuali, che si propongono l'acquisizione di pari diritti non senza “rumore” (un volantino dei Grünen titolava: “Lesben. Laut und Lesbisch? Na Klar!” , che significa “Rumorosa e lesbica? Certamente!”).



136.         I princìpi del mainstreaming (che significa inserire la problematica “al centro della corrente”) e quello dell'empowerment (accrescimento di potere), sono i princìpi guida emersi dalla Conferenza delle donne di Pechino. Confronta A. M. Donnarumma, Guardando il mondo con occhi di donna.Dalla dichiarazione dei diritti umani(1948) alla IV conferenza mondiale delle donne (1995), Bologna 1998.



137.         In Europa in particolare la teoria della differenza, negli Stati Uniti gli studi di gender, anche se abbiamo visto che le prospettive possono incrociarsi nelle teorie delle pensatrici postmoderne.



138.         Come abbiamo visto nella prima parte, in Germania hanno largo seguito le teorie essenzialiste di J. Butler.



139.         In questo quadro ci sembra che acquisti sempre maggiore importanza la disponibilità di dati sulla situazione di ogni paese disaggregati in base al sesso.






Torna alla home page