
A
cura di
Riccardo
Chiaradonna
Per
ricostruire la biografia di Plotino possiamo ricorrere
alla Vita scritta dal suo allievo Porfirio.
Questi ordinò, dopo la morte di Plotino, i suoi scritti
in sei Enneadi, ossia gruppi di nove (in greco ennea)
trattati. All’edizione delle opere del maestro egli fece
precedere, seguendo una consuetudine ben stabilita
nell’antichità, uno scritto introduttivo in cui si
ripercorre la vita di Plotino e si fornisce il catalogo
delle sue opere. Plotino nacque nel 205 d.C. e visse la
prima parte della sua vita in Egitto. Qui, ad Alessandria,
fu allievo per undici anni del filosofo Ammonio Sacca. A
trentanove anni Plotino seguì l’imperatore Gordiano
nella sua campagna contro i Persiani, desideroso
com’era, a quanto ci dice Porfirio, di fare esperienza
del pensiero praticato tra i Persiani e gli Indiani. Nel
244 arrivò a Roma
dove rimase e insegnò fino alla fine della sua vita
quando, in seguito a una grave malattia, si ritirò in
Campania. Morì nel 270 d.C.
Plotino
è tradizionalmente considerato come il fondatore del
neoplatonismo e l’inventore della dottrina delle tre
“ipostasi”, i tre supremi principi della realtà (Uno,
Intelletto, Anima). La relazione di Plotino con il
neoplatonismo greco dei secoli III-VI d.C. non è però
semplice da determinare giacché filosofi come Giamblico,
Proclo, e lo stesso Porfirio,
su molti punti presero nettamente le distanze da lui. La
distinzione delle tre “ipostasi”, poi, è sì una tesi
centrale di Plotino, ma non esaurisce certo il suo
pensiero. I testi più celebri per ricostruirla
sono il primo trattato della V Enneade e il nono
della VI Enneade. Per Plotino l’Uno-Bene, il
supremo principio di tutto, va distinto dall’Intelletto
o Essere, che deriva dall’Uno e gli è subordinato.
Stabilendo questa distinzione Plotino riprende l’assioma
della Repubblica platonica secondo cui il Bene è
“al di là dell’essenza” (509 b).
L’interpretazione della Repubblica si fonde
inoltre con l’esegesi di un altro dialogo platonico, il Parmenide.
L’Uno per Plotino è principio di ogni realtà (anche
dell’Essere) proprio perché è diverso da tutto ciò
che viene dopo di esso. Per questo, ogni attributo che
applichiamo all’Uno è inappropriato, giacché la sua
natura eccede ogni classificazione e delimitazione (cfr.
VI 9, 6.10-15). In virtù di queste tesi, Plotino è stato
considerato come il fondatore della “teologia
negativa”. L’Intelletto, che per Aristotele
era la suprema causa motrice e finale di tutte le cose, ha
per Plotino soltanto il secondo posto nella gerarchia.
Come pensieri dell’Intelletto Plotino, riprendendo una
tesi già formulata nella tradizione precedente,
pone le idee, i modelli delle realtà sensibili teorizzati
da Platone.
Dall’Intelletto dipende l’Anima e, attraverso
l’azione dell’Anima sulla materia, prende forma il
mondo dei corpi che è subordinato all’intelligibile
come la copia è subordinata al suo modello.
Il
termine “emanazione”, tradizionalmente impiegato per
indicare la teoria plotiniana della causalità, può
suggerire erroneamente l’idea quasi fisica di uno
“scorrere” e di un “fluire”. Per Plotino, invece,
le realtà supreme e incorporee producono quello che è
loro posteriore in un modo peculiare e distinto da ogni
processo fisico e materiale. Il punto più rilevante e
difficile sta nel fatto che le realtà incorporee sono
prive di estensione e agiscono su
quello che deriva da esse pur non facendo nulla e
non subendo alcun cambiamento interno in virtù del loro
agire. Per cogliere questo modo di essere e di produrre
Plotino impiega spesso l’immagine della luce e della sua
propagazione. Essa ha un ruolo così importante che la
filosofia di Plotino è stata descritta come una
“metafisica della luce”.
Bibliografia:
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Il
testo greco delle Enneadi è stato edito per
ben due volte da P. Henry e H.-R. Schwyzer: Plotini
Opera, 3 voll., Paris-Bruxelles 1951-1973 (editio
maior) e Plotini Opera, 3 voll., Oxonii
1964-1982 (editio minor). Tra le molte
versioni in lingua moderna si segnala l’eccellente
traduzione collettiva italiana, corredata da
un’ampia introduzione, a cura di M. Casaglia, Ch.
Guidelli, A. Linguiti, F. Moriani, 2 voll., Torino
1997.
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Tra
le trattazioni introduttive si vedano: P.
Hadot, Plotin ou la simplicité du regard,
Paris 1967 e 1997 (trad. it. Torino 1999);
D.J. O’Meara, Plotinus. An
Introduction to the Enneads,
Oxford 1992 (trad. franc. Fribourg Suisse
1992); M. Isnardi Parente, Introduzione a Plotino,
Roma-Bari 1984
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Una
raccolta di studi su vari aspetti del pensiero di
Plotino è L.P. Gerson (ed.), The Cambridge
Companion to Plotinus, Cambridge 1996
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Sul
rapporto tra Plotino e i neoplatonici successivi
vanno letti gli studi: P. Hadot (Porphyre et
Victorinus, 2 voll., Paris 1968, trad. it. Milano
1993) ; H.D.
Saffrey (Recherches
sur le Néoplatonisme après Plotin,
Paris 1990, Le Néoplatonisme après
Plotin, Paris 2000).
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P.
Thillet e R. Dufour hanno redatto due bibliografie
plotiniane disponibili on line: http://www.aph.cnrs.fr/BiblPlotin/Titre.html
http://rdufour.free.fr/BibPlotin/Anglais/Biblio.html#c
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