Aristotele

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a cura di
Enrico Berti
Università di Padova

Aristotele (384-322 a. C) frequentò per vent’anni l’Accademia di Platone, fu precettore di Alessandro il Macedone e fondò una sua scuola ad Atene nel giardino chiamato Liceo.

Nel periodo trascorso nell’Accademia A. scrisse alcuni dialoghi, ad imitazione di Platone, che sono andati perduti. Le opere che di lui ci restano sono le relazioni dei corsi che egli tenne in parte forse già nell’Accademia, ma soprattutto nel Liceo, e che quindi non erano destinate alla pubblicazione. Esse furono pubblicate soltanto nel I secolo a. C., a Roma, da Andronico di Rodi, che le ordinò nel modo seguente: opere di logica, la cui raccolta fu chiamata Organon; opere di fisica (comprendenti cosmologia, psicologia e biologia), Metafisica (così chiamata perché posta dopo le opere di fisica), opere di etica (di cui la più celebre è l’Etica Nicomachea, scritta per il figlio Nicomaco), Politica, Retorica, Poetica.

Nelle Categorie Aristotele mostra come tutto ciò che esiste possa essere classificato in dieci categorie, cioè generi supremi di enti, che sono: sostanza, quantità, qualità, relazione, tempo, luogo, agire patire, fare e giacere. Mentre la sostanza esiste in sé, cioè non è attributo di altro, le altre categorie esistono solo come attributi della sostanza. Come esempio di sostanza Aristotele cita sempre “un certo uomo”, p.e. Socrate. Negli Analitici Aristotele espone la sua teoria del sillogismo, ragionamento valido in cui, poste due premesse, da esse consegue necessariamente una conclusione. Es: se tutti gli uomini sono mortali (premessa maggiore) e gli Ateniesi sono uomini (premessa minore), allora gli Ateniesi sono mortali (conclusione). Se le premesse del sillogismo sono vere, è vera anche la conclusione, e il sillogismo si chiama dimostrazione. La scienza, p. e. la geometria, è fatta appunto di dimostrazioni. Ma ci sono anche sillogismi che servono a prevalere in una discussione, e perciò sono detti dialettici, i quali hanno premesse che devono essere condivise da quanti partecipano alla discussione stessa.

Nella Fisica Aristotele mostra che tutti gli enti, in particolare quelli naturali, sono costituiti di materia e forma: quest’ultima è la loro struttura, il modo in cui è ordinata la materia. Tutti gli enti materiali sono soggetti a mutamento, il quale è possibile perché una stessa materia può assumere forme diverse. Il mutamento, che può essere locale (locomozione), qualitativo (alterazione), quantitativo (aumento e diminuzione) e sostanziale (generazione e corruzione),  richiede sempre una causa motrice, perché è un cambiamento di stato, e spesso ha come fine la piena realizzazione di una determinata forma (p. e. negli esseri viventi la completa maturazione e la riproduzione).

Nel De anima Aristotele definisce l’anima come la forma di un corpo vivente, cioè la sua capacità di svolgere determinate funzioni: essa può essere solo vegetativa, nel caso delle piante, o sensitiva, nel caso degli animali, o intellettiva, nel caso dell’uomo. La funzione intellettiva presuppone sempre il possesso di percezioni sensibili e consiste nel portare alla luce la forma universale presente nelle realtà particolari. Questo coglimento è reso possibile da quello che Aristotele chiama “intelletto agente”, il quale sussiste anche separatamente dal corpo. Nelle opere di biologia Aristotele descrive numerose specie di animali, mostra come le parti di cui gli animali sono costituiti servano a svolgere determinate funzioni e come il fine di ciascuna specie sia la propria conservazione attraverso la riproduzione.

Nella Metafisica Aristotele espone la sua “filosofia prima”, cioè la ricerca delle cause prime dell’essere in quanto essere. Queste sono le prime, cioè quelle non riconducibili ad altre, nel genere della causa materiale (materia), della causa formale (forma), della causa motrice e della causa finale. L’essere si dice in molti sensi, corrispondenti alle categorie, di cui la prima è la sostanza, perciò la filosofia prima ricerca anzitutto le cause prime della sostanza. La materia è detta anche “potenza”, perché può assumere forme diverse, mentre la forma è detta anche “atto”, perché realizza pienamente le possibilità della materia. La causa formale prima è, secondo Aristotele, la forma di ciascun individuo, per esempio negli esseri viventi è l’anima. La causa motrice prima è il primo motore immobile, cioè una sostanza immateriale, puro atto, attività di pensiero, che muove il primo cielo e attraverso questo muove tutti i corpi celesti, compreso il Sole, e in tal modo determina il ciclo della generazione e della corruzione dei viventi.

Etica e politica costituiscono quella che Aristotele ha chiamato “filosofia pratica”. Nell’Etica Nicomachea egli mostra che il fine dell’uomo è la felicità, la quale consiste in una vita secondo virtù, cioè secondo l’esercizio perfetto di tutte le proprie capacità, sia quelle del carattere (virtù etiche) che quelle della mente (virtù dianoetiche). Le virtù etiche sono il “giusto mezzo” tra due vizi opposti; quelle dianoetiche sono la prudenza, o saggezza pratica, e la sapienza, o filosofia prima. Nella Politica Aristotele mostra che l’uomo può realizzare la propria felicità solo nella città (polis), intesa come società perfetta, cioè autosufficiente, fondata sulla natura comunicativa degli esseri umani (la parola) e dotata della costituzione più adatta alla cultura dei suoi abitanti (regno, aristocrazia o “politìa”, cioè democrazia moderata). Nella Poetica Aristotele colloca la poesia ad un livello superiore alla storia e vicino alla filosofia, perché ha per oggetto l’universale, e definisce la tragedia come arte di suscitare le passioni (pietà e terrore) ed insieme di purificarle.

Il pensiero di Aristotele ha avuto una fortuna immensa, specialmente nel Medioevo e nel Rinascimento, ma ancora oggi è considerato un riferimento importante del dibattito filosofico contemporaneo, come dimostra la cosiddetta “rinascita della filosofia pratica”, verificatasi negli ultimi decenni del XX secolo.

 

Bibliografia:

  • Aristotele, Opere, Roma-Bari, Laterza;

  • W.D. Ross, Aristotele, Milano, Feltrinelli;

  • I. Düring, Aristotele, Milano, Mursia;

  • E. Berti, Profilo di Aristotele, III ed., Roma, Studium, 1994;

  • E. Berti (a cura), Guida ad Aristotele, Roma-Bari, Laterza, 2000.

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