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a cura di
Massimo
Parodi
Università
degli Studi di Milano
Agostino
nasce a Tagaste, nell’odierna Algeria, nel 354 e compie
i suoi primi studi in centri dell’Africa settentrionale
(Tagaste, Madaura, Cartagine). Si trasferisce
successivamente a Roma, quindi a Milano, divenuta sede
imperiale, compiendo una brillante carriera come maestro
di retorica. Dopo l’abbandono di queste attività e un
soggiorno a Cassiciaco, posteriore alla decisione di
aderire più decisamente al cristianesimo, torna in Africa
e a Ippona diviene prima sacerdote e quindi vescovo. Muore
nel 430 mentre i Vandali stanno invadendo la Numidia
Le
tappe fondamentali della sua vita sono raccontate da
Agostino stesso nella sua opera forse più bella, Confessiones,
composta negli anni della maturità, dopo la nomina a
vescovo di Ippona, che rappresenta la prima vera
autobiografia della letteratura occidentale. E proprio le Confessioni
forniscono una fondamentale chiave di lettura della
sterminata e complessa opera agostiniana, proponendo un
intreccio inestricabile tra vicende esistenziali,
formazione culturale, riflessione filosofica e
acquisizioni teoriche, che rappresenta sicuramente il
tratto più evidente del suo pensiero.
La
riflessione agostiniana pone al centro il ruolo del
soggetto che compie un percorso di ricerca attraverso
successive conquiste dottrinali che sono sempre al tempo
stesso esperienze esistenziali. Nella vicenda narrata
dalle Confessioni, la fede cristiana si viene
chiarendo e si delinea come scelta essenziale proprio nel
confronto continuo con le altre esperienze formative
rappresentate dalla filosofia di Cicerone, dal
manicheismo, dallo scetticismo e dal neoplatonismo. La
filosofia di Agostino continua la grande tradizione
neoplatonica, trasformandone aspetti fondamentali e
introducendone di nuovi che aprono una delle linee più
ricche nella lunga storia del pensiero cristiano
occidentale.
Un
secondo aspetto decisivo in Agostino è il meccanismo
dell’analogia, sia come modo di funzionamento della
conoscenza umana, sia come strumento per indagare la rete
di rapporti e armonie tra i vari livelli della realtà. La
riflessione sviluppata in alcune delle opere, per così
dire, più filosofiche, come il De ordine o il De
musica, che riprendono temi della tradizione
pitagorica per chiarire nessi e relazioni numeriche che
governano il mondo, trova un proprio saldo fondamento
nella riflessione successivamente approfondita nel De
trinitate.
Proprio
la concezione trinitaria di Dio consente infatti ad
Agostino di fare della categoria di relazione, e
non più di quella di sostanza, il riferimento
essenziale per parlare della struttura armonica della
creazione e delle modalità di conoscenza dell’uomo. Da
questo punto di vista, la portata filosofica decisiva di
una nuova concezione di Dio mostra anche come nel
neoplatonismo agostiniano sia difficile, se non
impossibile, distinguere in modo netto quei due
atteggiamenti del pensiero umano – la fede e la ragione
– che solo
in seguito entreranno talora in reciproco conflitto, nel
corso del pensiero occidentale.
Lo
strumento dell’analogia, fondato sulla sacralità
della relazione, conferisce al pensiero agostiniano
un aspetto caratteristico di costante dinamismo che
individua in ogni risultato apparentemente acquisito uno
stimolo per andare oltre, nella ricerca di nuovi e più
profondi rapporti fra le cose. Gli stessi obiettivi
fondamentali della ricerca si vengono chiarendo attraverso
il precisarsi della struttura cognitiva del soggetto che,
articolandosi in memoria intelligenza e volontà, tende a
realizzare la propria similitudine con il riferimento
assoluto – Dio trinità – perseguendo immortalità,
verità e felicità, sui rispettivi piani dell’essere,
del conoscere e del volere e attraverso la ricerca, si
potrebbe dire, metafisica, gnoseologica ed etica.
Se
il percorso agostiniano, proprio per i suoi caratteri
costitutivi, è destinato a rimanere perennemente aperto,
raggiungendo di volta in volta risultati che servono come
nuovi punti di partenza, non ha forse molto senso la
interminabile discussione, sviluppatasi nella tradizione
degli studi agostiniani, su continuità o frattura,
coerenza o incoerenza tra il primo Agostino, filosofo e
fiducioso nelle possibilità umane, e il secondo Agostino,
vescovo e dottore della grazia e della predestinazione. Da
un lato, è di nuovo l’esperienza esistenziale a segnare
la svolta, per il suo stretto e costante intreccio con i
modi e le vie della ricerca: la scelta di accettare
responsabilità istituzionali e politiche all’interno
della Chiesa porta Agostino a dovere inevitabilmente
abbassare talvolta la propria riflessione dal piano
dell’ordine metafisico a quello dell’ordine sociale
circostante. D’altro lato tuttavia, è la stessa
impossibilità di arrivare a conclusioni filosofiche
definitive a spingere il pensiero su un livello più alto,
quasi a cercare nuovi percorsi sul piano del modello,
dell’ideale, cioè di Dio.
Allora,
per un verso, il De civitate dei ricostruisce un
ordine provvidenziale della storia che affida al nuovo
pensiero cristiano il compito di difendere e portare a più
profonda realizzazione i valori della grande storia
romana, così come il De doctrina christiana aveva
indicato il compito di raccogliere e sviluppare la
tradizione culturale pagana. Per un altro verso, le opere
di polemica aperta contro manichei, donatisti e pelagiani,
rappresentano il necessario versante politico di un
pensiero che, attraverso opere come De natura et gratia,
De gratia et libero arbitrio, De correptione et gratia,
rinviano in un certo senso a Dio le questioni rimaste
inevitabilmente aperte sul piano della riflessione
specificamente filosofica.
In
realtà, neppure la riflessione sviluppata sul piano del
puro ragionamento ideale arriva a conclusioni definitive.
Anche in Dio ricompaiono incongruenze e contraddizioni,
tra grazia e merito, libertà e predestinazione, bontà e
giustizia divine. Solo la parzialità di molte
interpretazioni successive potrà bloccare in posizioni
talvolta opprimenti e radicalmente pessimiste un pensiero
come quello agostiniano che ha quale suo carattere
peculiare proprio quello di non poter essere mai bloccato,
ma di essere sempre teso a riprendere l’itinerario della
ricerca. |