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Kandinsky e la musica
di Matilde Battistini
1) L’attenzione di Wassily Kandinsky nei confronti
dell’universo musicale nasce da una profonda esigenza metodologica e, al
tempo stesso, espressiva all’interno della sua pratica artistica e teorica.
Kandinsky si serve, infatti, della musica come di un modello cui richiamarsi
nel faticoso processo di definizione di un’arte pittorica totalmente indipendente
dal referente naturalistico, o meglio, capace di ritrovare nella specificità
dei propri mezzi compositivi nuove possibilità formali ed espressive,
attraverso l’utilizzazione esclusiva dei mezzi pittorici, e senza fare
più leva sulla rappresentazione dell’oggetto.
Questa preziosa indicazione, che Kandinsky trae
dall’organizzazione interna del linguaggio musicale – anche se certamente
non solo da essa - è maturata attraverso alcune tappe fondamentali
della vita e dell’evoluzione artistica del pittore: l’incontro con la musica
di Wagner, di cui ascolta un’esecuzione del Lohengrin nel 1895,
che gli indica l’esistenza di forze analoghe nelle due discipline artistiche;
la constatazione della presenza di una dimensione temporale all’interno
dei quadri di Rembrandt, caratterizzati dal dispiegarsi di parti in successione
che debbono essere lette per gradi; la conoscenza dell’opera di Arnold
Schönberg, di cui ascolta a Monaco, nel 1911, il Quartetto per
archi op. 10 (1907-1908) e i Klavierstüke op. 11 (1909).
2) La vicinanza di Kandinsky alla dimensione musicale
rientra, tuttavia, in un orizzonte più ampio e riguarda essenzialmente
eventi di tipo percettivo e culturale. Si può dunque tentare di
stabilire un contatto creativo tra le due arti solo a partire da una serie
di considerazioni generali riguardanti il particolarissimo rapporto che
il pittore instaura con il proprio mondo circostante.
Ciò che immediatamente colpisce a una
prima lettura dell’opera teorica del pittore russo è la messa in
atto di una modalità esperienziale in
senso stretto sinestesica. La percezione della realtà è qui
di ordine
pittorico-musicale: le sue impressioni visive
si tramutano in canti e in sinfonie (per esempio nella visione del tramonto
moscovita percepito come “il fortissimo di un orchestra gigantesca”), oppure
viene operata una traduzione simultanea di impressioni musicali in elementi
pittorici e grafici (come durante il primo ascolto del Lohengrin di Wagner).
La ragione di questa modalità percettiva
sinestesica va ricercata nel principio chiave dell’intero lavoro
artistico di Kandinsky: il principio della necessità
interiore. Attraverso questa legge qualitativa che regola ogni aspetto
della realtà (sia materiale, sia psichico), il pittore giunge alla
giustificazione teorica della propria visione del mondo, che richiama aspetti
animistici e sciamanici. Egli ha infatti la capacità di trasformare
le proprie impressioni percettive in eventi psichici particolari, in vibrazioni
dell’anima, capaci di metterlo in comunicazione con le risonanze interiori
(i suoni) di ogni elemento naturale.
Questa estrema sensibilità percettiva,
questa capacità di sapersi predisporre all’ascolto dei fenomeni,
ha però un’ulteriore caratteristica fondamentale: la tensione verso
l’espressione formale. Se la percezione della realtà spinge immediatamente
l’artista alla ricerca di una costruzione formale adeguata al proprio suono
interiore, tuttavia egli deve fare i conti con la forza espressiva degli
elementi percepiti: in particolare questo accade quando egli percepisce
forme e colori. A partire da un accentuato soggettivismo, si passa a una
concezione della realtà di ordine essenzialmente spirituale, tale
da giustificare la sintonia di percepiente e percepito.
È in questo contesto teorico che la musica
assume una funzione esemplificativa importante: la comunicazione di tutte
le cose è resa possibile grazie all’instaurazione di uno spazio
psichico, elemento di ordine temporale e dinamico, tra le proprie impressioni
e la risonanza interiore degli elementi (siano essi naturali o pittorici).
L’obbiettivo di Kandinsky consiste proprio nell’esibizione pittorica di
questo spazio di comunicazione tra l’opera e lo spettatore: il dipinto
deve essere scoperto per passi successivi, seguendo una scansione temporale
come nella lettura di uno spartito musicale. La musica, l’arte che per
eccellenza ha saputo portare ad espressione il proprio contenuto interiore,
rappresenta allora per la pittura il modello da seguire per un radicale
rinnovamento in direzione dell’interiorità.
3) È soprattutto in due importanti scritti
teorici che il rapporto tra le due arti viene affrontato in maniera compiuta:in
Dello spirituale nell’arte e in Punto e linea nel piano. In Dello spirituale
nell’arte, pubblicato a Monaco nel 1912, la musica assume la funzione
di vero e proprio modello “spirituale” nei confronti della pittura: musica
è infatti per Kandinsky il dominio del non figurativo e dell’immateriale.
Essa è pertanto l’arte più adatta a parlare direttamente
all’anima umana, a influenzarne i comportamenti scavalcando l’accidentalità
del fenomenico. Per questo motivo l’attenzione dell’autore si concentra
sulla ricerca di analogie tra i principi della composizione musicale e
i mezzi pittorici (ritmo, ripetizione cromatica, movimento, ecc.) fino
a giungere all’elaborazione di una vera e propria “teoria armonica dei
colori” i cui diversi timbri vengono associati a vari strumenti musicali
(il giallo alla tromba, il celeste al flauto, ecc.).
Il valore esemplare assegnato alla musica si
spiega con la mancanza di un linguaggio pittorico svincolato dalla rappresentazione
dell’oggetto: la musica insegna alla pittura la necessità di far
uso esclusivamente dei propri mezzi espressivi per arrivare alla composizione
formale. L’analisi dei mezzi compositivi è condotta a partire da
considerazioni percettivo-emotive: a partire da esperienze sensoriali di
natura essenzialmente visiva e uditiva, si passa, a livello psichico, a
una serie di tensioni emotive che successivamente si “scaricano” in “idee
artistiche” inesprimibili a parole. In questa fase artistica il suo astrattismo
si basa sulla espressività emotiva del colore direttamente accessibile
ai sensi del fruitore: il colore assume addirittura una connotazione personalistica
e psicologica che gli garantisce l’assolvimento del compito principale
dell’arte, la comunicazione diretta ed efficace del proprio suono interiore.
Nel successivo scritto teorico Punto e linea
nel piano (Monaco 1926), l’approccio culturale e utopistico che caratterizza
Dello
spirituale nell’arte lascia spazio a considerazioni ben più
specifiche. Questo testo, che viene presentato dall’autore come “continuazione
organica” del precedente, si propone di analizzare i fondamenti scientifici
dell’arte pittorica fino a giungere alla costituzione di una vera e propria
“scienza dell’arte” tesa al superamento dei confini tra i diversi ambiti
conoscitivi e artistici. Concentrandosi in particolare sugli elementi formali
(punto, linea e loro interazione nel piano), Kandinsky abbandona presto
le considerazioni introduttive di carattere generale e si sofferma sull’analisi
specifica e dettagliata del comportamento dei singoli elementi pittorici.
In questo contesto interpretativo il rapporto
con la musica si fa più stretto ed entra a far parte integrante
della struttura dell’opera. La divisione tradizionale tra le due arti (la
musica come arte del tempo, la pittura come arte dello spazio) viene superata
dalla definizione programmatica del punto come “la forma più coincisa
dal punto di vista del tempo”. Il tempo (nel senso di misura del movimento)
diviene così, accanto allo spazio, l’orizzonte di possibilità
della creazione pittorica: l’attenzione per la grafia musicale, accostata
alle modalità dell’espressione grafica del punto pittorico; l’analisi
della linea musicale (altezza, colore) quale elemento dinamico in rapporto
al movimento della linea pittorica ne sono una chiara testimonianza.
L’interesse per la musica è dunque un
fatto significativo nella pratica artistica e teorica di Kandinsky (si
pensi anche alla stima e all’amicizia per il compositore viennese Arnold
Schönberg e alla ricerca espressiva in direzione dell’opera d’arte
totale nel lavoro teatrale Il suono giallo o nello scritto Sulla composizione
scenica). Tuttavia non deve essere inteso come relazione diretta e
biunivoca tra le due
discipline artistiche, nel senso di una traduzione
di fatti musicali in specifiche opere pittoriche o viceversa.
Il valore di questo confronto consiste, infatti, proprio nella consapevolezza
di una necessaria distinzione delle due dimensioni artistiche. In entrambe,
la creazione formale è conquistata e raggiunta solo attraverso il
mantenimento della specificità del proprio linguaggio espressivo:
“Un’arte deve imparare da un’altra in che modo quest’ultima proceda coi
mezzi che le sono propri e deve imparar ciò per usare poi nello
stesso modo i propri mezzi secondo il proprio principio, cioè nel
principio che a essa sola è peculiare” (Dello spirituale nell’arte).
Piccola
bibliografia:
Per l’opera completa di Wassily Kandinsky si veda
W. Kandinsky, Tutti gli scritti, Feltrinelli, Milano
1974.
Per quanto riguarda il rapporto tra musica e pittura
si veda J. Hahl-Koch (a cura di), W. Kandinsky - A. Schönberg, Musica
e pittura, Einaudi, Torino 1988;
Nilo Pucci (a cura di), W. Kandinsky, Scritti
intorno alla musica, Discanto, Fiesole 1979.
Il RILM contiene una vasta bibliografia sul rapporto
tra musica e pittura in Wassily Kandinsky.
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