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a cura di Paolo Quintili - quintili@uniroma2.it
Ultimo aggiornamento: 9 agosto 1999





Hegel, l'Illuminismo e le origini dell’"ideologia"

Una lezione di Jacques D’Hondt indaga le filiazioni ideali tra politica della ragione illuminista e filosofia classica tedesca 


di Paolo QUINTILI


Parigi.Und ist kein Betrug in seine Münde erfünden worden , "e non fu trovata alcuna impostura sulla sua bocca" (1). Così, alla lettera, Lutero tradusse le parole dell'Apostolo Pietro, in riferimento all'interrogatorio di Gesù, "servitore" sofferente della Verità, da parte dei Farisei, "padroni" della Legge (2). Purezza di Verità contro "menzogna", "frode". L’Hegel critico dell’Illuminismo è il Fariseo, o il nobile Pilato, alla ricerca di... entrambe le cose, di verità e impostura, per indagarne le rispettive funzioni, conoscitiva, etica e politica. La nozione di Betrug e affini — "inganno", "travestimento", "millanteria", "frode" ecc. — la futura "ideologia tedesca", presa di mira da Marx ed Engels, compare già nella stessa opera del filosofo di Stuttgart sotto forme diversissime. Un caleidoscopio di concrezioni ideali che fanno dell'"Impostura" della/alla Ragione la cifra nascosta della Fenomenologia dello Spirito

Jacques D'Hondt (n. 1920), professore emerito dell’università di Poitiers, fondatore, in quella sede, del Centre d’études et documentation sur Hegel et Marx e autore di grandi testi su questo Hegel philosophe du débat et du combat (Paris, 1984), ha sconcertato l'uditorio della Salle Cavaillès, in Sorbona, con la modestia dell'investigatore sulle tracce di una vecchia controversia. La comunicazione: Hegel e l'Illuminismo francese. Dall'impostura all' ideologia, presentata nel quadro dei seminari del Groupe de recherche sur l’histoire du matérialisme (Université de Paris I), già diretto da O. Bloch,  ha dato modo di ascoltare un Hegel lontanissimo dalla figura scolastica che tutti conoscono. D'Hondt ha poi confessato: "A suo tempo proposi, ad uno dei miei maestri, d'intitolare la tesi complementare di Dottorato: Hegel, filosofo in maschera. Lui mi rispose allargando le braccia: ah no! non lo sa che c'è un precedente? Descartes. Le philosophe au masque: ha avuto un pessimo successo". E concordammo sul titolo più inoffensivo di: Hegel segreto. Ricerche sulle fonti nascoste del pensiero di Hegel". 

Si tratta oggi di uno dei testi chiave della storiografia hegeliana: Hegel secret. Recherches sur les sources cachées de la pensée de Hegel, Paris, PUF, 1968 (trad. it. Napoli, 1989). Il valore della ricerca è tutto nella scelta d'approccio al testo. Dalla Préface : "Quasi sempre si presenta Hegel come il pensatore tedesco per eccellenza. Gli si attribuisce talvolta la qualifica di nazionalista, di sciovinista. Su questa traiettoria di lancio si crede di poter aggiungere: era reazionario . Tirando le somme: è il filosofo dell'assolutismo monarchico prussiano! Bisognava infrangere quest'immagine, per poter intraprendere le ricerche nella direzione che avevo scelto. Se la maggior parte degli studiosi precedenti non l'hanno fatto è perché, innanzitutto, la biografia e la storia, che riguardano una filosofia, non li interessava. Mostravano persino disprezzo nei loro confronti (...). La loro mente non era di costituzione tale da poter riconoscere qualche influenza possibile da parte di un Forster o dei piccoli autori massonici francesi su Hegel. Era per loro l'inimmaginabile. L'ostacolo epistemologico era in loro ideologico. Per superarlo bisognava ammettere che la grande storia dell'idealismo tedesco non è assolutamente autonoma e che, per di più, non è unicamente tedesca, né puramente contemplativa. Hegel appartiene al mondo. Quale che sia, d'altronde, la sua collocazione nell'ideologia del suo paese, l'ideologia tedesca, il filosofo vi importa qualcosa dall'ideologia francese. Ciò implica che si prenda sul serio una tesi di Hegel, della quale egli stesso, per altro verso, non riesce a rendere perfettamente conto: in ogni epoca storica un paese prende le redini del movimento politico ed intellettuale mondiale, mette in atto coraggiose innovazioni, influenza tutte le nazioni, a gradi diversi. Non v'è alcun dubbio: nel secolo di Hegel - e l'ha proclamato egli stesso - questo paese era la Francia" (3).

D’Hondt ha circoscritto la sua scelta di lettura ad alcune opere e a determinati eventi della vita del filosofo, per seguire le tracce dell'utilizzo della nozione di "impostura" alle fonti francesi, tentando infine di formulare un'ipotesi che dia conto dell'origine testuale delle maggiori figure dell' hegelismo: "l'astuzia della ragione", "l'ironia della storia" , "il tribunale del mondo" ecc. 

D'Hondt prende le mosse dallo studio che Hegel fece del Traité des trois Imposteurs, classico anonimo della letteratura libertina dei secoli XVII e XVIII (4), un testo che circolò manoscritto, clandestinamente, durante il secolo dei Lumi, summa dell'anticlericalismo ateo, nel quale Mosé, Gesù e Maometto vengono accomunati nel giudizio di "Grandi Impostori" della storia dell'umanità. Accanto al Traité Hegel lesse anche le annotazioni che Spinoza aggiunse al testo. Tra il 1802 e il 1803 il filosofo fu coinvolto, a Jena, dall'amico teologo "razionalista" Heinrich-Eberhard-Gottlob Paulus nel lavoro di edizione dell'Opera Omnia di Spinoza, della quale facevan parte anche le Annotazioni, e lesse perciò entrambi gli autori, l'anonimo del Traité e il commentario spinoziano. 

Paulus era allora "consigliere ecclesiastico" alla moda dei tempi: un irreligioso travestito da prete, un Betrüger, un trompeur. L'"impostore", con un fondo di spiritualità che riesce ad essere ad un tempo mistica e blasfema, dirige lavori eruditi, dà lezioni di teologia ecc. Goethe intanto, noto a tutti come il "Grande Pagano", è ministro a Weimar "del culto e dell'educazione", altro nobile "impostore". Figuriamoci, c'è aria di Rivoluzione e i Philosopher non nascondono le loro simpatie per la Francia repubblicana. I giovani Aufklärer tentano di accattivarsi le simpatie del "Ministro del Culto" di Weimar, per un posto di "consigliere ecclesiastico" o "professore di teologia" in un'università del Ducato. 

Hegel intraprende, a quel tempo, la propria formazione filosofica in un milieu permeato dall'influenza ideale del XVIII secolo francese. La facoltà teologica di Tübingen era il cenacolo tedesco dell’Illuminismo. Un'idea-base teneva saldamente unito l' "impeto" (Drang) ideale dei giovani studenti: l'anima della storia, della religione e della cultura umane è dominata dall'impostura, dall'ideologia dei gruppi, gruppi religiosi, politici, militari, di interesse e di potere. Hegel prende partito sulla questione, intervenendo attivamente nel dibattito. Il teologo condivide lo slancio antireligioso dei compagni di facoltà, dalla prospettiva di uno spinozismo illuminato. La tesi di laurea porterà sul tema dell'incredulità e dei suoi rapporti con la morale e l'agire etico. È il vecchio argomento di Pierre Bayle: è possibile che un ateo sia anche "virtuoso" ? persona di buoni costumi? La risposta è positiva, con qualche distinguo. 

Pochi anni dopo - il filosofo s'è già allontanato dal circolo delle discussioni di Tübingen - Paulus "compromette" l'amico nella grande impresa: l'Opera Omnia di Spinoza. Il filologo Von Murr pubblica le Annotazioni spinoziane al Traité des trois imposteurs, e Hegel dichiarerà di avere in quell'occasione "confrontato" (vergleichen) alcune traduzioni francesi. E' verosimile, secondo D'Hondt, che egli abbia fatto qualcosa di più del semplice confronto delle Annotazioni. Al tempo, un altro testo celebre della letteratura clandestina francese circolava tra le mani degli editori: la Réfutation des erreurs de Spinoza (1733) di Boulainvilliers. Si trattava di un dettagliato exposé della dottrina spinoziana, nel quale mancava una sola cosa: la confutazione! 

Esempio magistrale di "impostura" filosofica, Boulainvilliers dava conoscenza del pensiero di un autore "in odore di zolfo", quale era lo Spinoza del secolo XVIII (5), pubblicando una "confutazione" inesistente. Hegel ha forse tenuto conto anche di questo scritto, nel lavoro di edizione; e il suo intervento non si limiterà alle Annotazioni. Ha letto e assimilato, a giudizio di D'Hondt, l'Opera Omnia, ha dovuto confrontare il testo francese con le annotations, avendo avuto senz'altro occasione di reperire le citazioni del Traité des trois imposteurs negli altri scritti spinoziani. Paulus, nel commento al testo, e l'amico con lui, tennero a sottolineare che Spinoza "non ha nulla a che vedere con questo libro scandaloso", quando al contrario vi erano saldi e nascosti legami testuali sia in Spinoza che nei suoi editori tedeschi.

Da quanto osservato in tutta la vicenda, appare evidente donde Hegel abbia tratto il termine e la tematica stessa del Betrug, dell’impostura e dell’ideologia, avendo incontrato un po' ovunque il Betrüger, l'impostore, all'epoca sua: attorno a sé, "in sé", nell'opera di Spinoza, nella letteratura clandestina francese. "Die Verstellung" ("il travestimento"), sarà il titolo di un paragrafo centrale della Phänomenologie des Geistes: nozione che costituisce, secondo D'Hondt, il motore concettuale dell'intero cammino fenomenologico dello spirito umano (6). La coscienza, nel processo di innalzamento al Sapere Assoluto, è ad ogni istante Betrügerin e betrogene, "ingannatrice" ed "ingannata" (7); essa non sa, ad ogni stadio della sua formazione di essersi ingannata, di essere cioè in sé quello che non è ancora giunta a sapere per sé; ed in grazie, tuttavia, di tale inganno, conquista un grado più elevato della propria essenza (8). Così "si muove" tutta la Fenomenologia (9). 

Anche nella società civile dei Lineamenti della filosofia del diritto, l'impostura è ciò che caratterizza l'essere dei rapporti sociali. Gli uomini si cimentano nel reciproco commercio - persuasione "imposturante", osserva D'Hondt - ai fini del proprio interesse personale, concetto illuministico, quello dell'"interesse" (Helvétius, La Mettrie), ciascuno crede di fare, con ciò, solo quello, ma in realtà s'inganna e inganna altri: sta facendo, senza saperlo, il gioco del bene generale. La "mano invisibile" smithiana diviene, in Hegel, questo Betrug innalzato a regola dei conflitti socio-economici. Al fondo del discorso hegeliano la nozione di impostura conosce una rettifica di senso decisiva. L'inganno è necessario, legittimo nel dominio del particolare affinché nell'Universale possa incidersi il segno della verità. Hegel uscì, dalla lettura del Traité des trois imposteurs e di Spinoza, convinto che "per l'essenziale è impossibile ingannare un intero popolo" . 

Potente chiave di lettura, quella proposta da D'Hondt, a mezza voce, con dissimulata modestia, e con quell'ironia tanto cara ai suoi classici tedeschi. Vi si arriva a dar conto di molte più cose di quanto non creda il semplice lettore o il "filologo" di Hegel, se si scava alle fonti di una nozione di "impostura" il cui senso, nella storia delle idee, scivolerà lentamente dentro un nuovo campo semantico, altrettanto importante per la filosofia politica: quello legato ala nozione marxiana di "ideologia". Dicevo poc'anzi che la relazione ha disorientato l'uditorio. Si è troppo accostumati ad intendere le dottrine dei filosofi con l'attitudine disincarnata del théorein, della quale D'Hondt si prende gioco nel suo Hegel, philosophe au masque. "Le idee non cadono dal cielo": pare di riascoltare la vecchia lezione di Labriola; le grandi idee salgono, piuttosto, dal basso - ecco la lezione - da molto più in basso

Traduciamo qui il riassunto dell'intervento di J. D’Hondt: 

<< Hegel e l'Illuminismo francese. Dall'impostura all’ ideologia

Non v'è filosofo che riconosca tanto quanto Hegel un ruolo necessario all'impostura (Betrug), all'inganno (Taüschung), al travestimento (Verstellung) all'ipocrisia (Heuchelei). La promozione di tali nozioni al rango di concetti filosofici s'accompagna ad un cambiamento nel loro significato. 

L'illuminismo francese denunciò volentieri nei fenomeni religiosi e politico-religiosi il prodotto dell'impostura di alcuni individui dalle "intenzioni malevole". Ma alla fine del secolo XVIII prende corpo una nuova concezione di questa genesi. 

Se ne osserva una modalità interessante proprio in Hegel. In gioventù il filosofo adottò provvisoriamente, ma sotto molti aspetti, il punto di vista dell'Illuminismo francese; in seguito se ne allontanò rapidamente e decisivamente. Il rovesciamento avvenuto nel suo sistema di pensiero si distingue con maggiore nettezza dopo l'incontro con il Traité des trois imposteurs, testo di una radicalità esemplare (partecipazione di Hegel, nel 1802-3 alla pubblicazione dell'Opera Omnia di Spinoza da parte dell'amico, teologo "razionalista" Paulus). Il Traité testimonia di una proliferazione lussureggiante dell'impostura. E' possibile che la conoscenza di quel testo abbia contribuito a convincere Hegel, negativamente, che "per l'essenziale è impossibile ingannare un popolo". 

Questa svolta di concetto implica tuttavia non un'eliminazione dell'impostura ma piuttosto il suo innalzamento dal particolare e dall'individuale all'universale: è un regno di rappresentazioni e di idee che ispirano la coscienza e il comportamento degli individui senza che questi ultimi ne riescano a discernere la provenienza e la funzione. Una simile ideologia non può provenire da un inganno particolare ma, al contrario, l'eventuale riuscita di questo dipende dalla positiva affermazione di quella. 

Senza un simile cambiamento di prospettive l'idealismo hegeliano non avrebbe potuto forgiare i suoi miti più celebri: l'astuzia della ragione, l'ironia della storia, lo spirito mondiale ecc. Hegel non avrebbe potuto sostenere che l'arte, la religione e la filosofia "hanno lo stesso contenuto"; ma il filosofo, alla fine, integra o no l'impostura nella speculazione filosofica? Non si può scoprire, nell'opera di Hegel, una sorta di rivincita dell'impostura? Non si può arrivare a supporre che il filosofo - virtuoso di un linguaggio molteplice - si sia reso insieme colpevole e vittima di quella?>> (J. D’Hondt). 

* * * 

La domanda sollevata in conclusione da D'Hondt, al di là dei problemi storiografici che concernono la filosofia di Hegel, riguarda questioni che interessano la natura propria delle ideologie attuali, di cui con fretta sospetta, da più parti, si decreta la fine. Una delle caratteristiche dell’"impostura" ideologica, nei propositi dei gruppi storici d'interesse e di potere, ci indica D'Hondt, consiste nell’intenzione di celare, appunto, la propria origine ideologica, presentando gli interessi particolari che ne stanno a fondamento, come valori universali. Ma è proprio quest'operazione di impostura nell’universale che la filosofia di Hegel ha insegnato essere impossibile una volta per tutte, e lo studio della filosofia illuministica e della Rivoluzione francese lo indica: al di là di tutte le restaurazioni possibili, "per l’essenziale, non è mai possibile ingannare un intero popolo" e i popoli, presto o tardi, si prendono le loro rivincite!

La lezione si ripropone quanto mai attuale oggi, mentre le nuove ideologie, potentemente camuffate negli abiti linguistici di "Mercato Globale", "Imprenditorialità", "Flessibilità" ecc., rinascono più vive che mai . La lezione dell’analisi storica, tuttavia, non sembra confortare le ottimistiche speranze dell’Hegel ideologo della ragione universale. L’ideologia, insomma, come "impostura" morale, religiosa, etica, economica ecc. sembra suggerire D’Hondt, può riguardare - e lo può ancora senza troppi danni - il ristretto ambito particolaristico dei rapporti economici; ma tende, di nuovo, ad affermarsi universalisticamente (e adialetticamente) nel momento in cui l'ambito dell'economico "impuro"- ossia generale - rivendica per sé, con sempre maggiore violenza e con tutti i mezzi a disposizione (tecnici, mediatici, informatici), la propria, assoluta autonomia dal politico, cui, purtuttavia, deve il proprio affrancamento, giusto in epoca illuministica. E sarebbe, questa fallace "autonomia", questa si, l'ultima, ironica sconfitta della raison présente.

Paolo Quintili

 

Note bibliografiche (J. D'Hondt)

Spinoza, Opera omnia, pubblicazione a cura di Heinrich Ebherard Gottlob Paulus, Iena, 1802-1803. 

Traité des trois imposteurs, a cura di Pierre Rétat, Saint-Étienne, 1973. 

De tribus impostoribus magnis liber (Spinoza, Hobbes, Herbert de Cherbury), di Christian Kortholt, 1680. 

Von den drei Betrügern - 1598 ( in latino e in tedesco), a cura di G. Bartsch, Berlin, 1960. 

G. E. Lessing, Nathan le sage

K. A. Reichin-Meldegg, H. E.G., Paulus und seine Zeit, 2 vol., Stuttgart, 1853. 

O. Bloch et alii, Spinoza au XVIIIème siècle, Paris, 1990. 

H.-C. Lucas, Hegel et l'édition de Spinoza par Paulus, in "Cahier Spinoza", n°4, pp. 127-138. 

Bruno Bauer, La trompette du jugement dernier, pubblicazione a cura di H. A. Baatsch, Paris, 1972. 

Werner Kraus, Est-il utile de tromper le peuple?, Berlin, 1966. 

Hegel, Phénomenologie de l'Esprit, trad. fr. di Jean-Pierre Lefebvre, Paris, Aubier, 1991. 

Hegel, Introduction à l'Histoire de la philosophie, trad. fr. di J. Gibelin, Paris, Gallimard, 1954. 

Hegel, Leçons sur l'Histoire de la philosophie, trad. fr. di P. Garniron, 7 vol., Paris, Vrin, 1971-1991.

Hegel, Principes de la philosophie du droit, trad. fr. di R. Derathé, Paris, Vrin, 1975. 

Maurice Barres (Le Journal, 20 janvier 1893): " ... La bella teoria hegeliana che ha convinto le menti migliori di questo secolo che ogni evento, ogni istituzione - ad un certo momento della storia - ha rappresentato la verità, ed è stato né più e né meno razionale degli stessi modi di vedere ai quali oggi propriamente sacrifichiamo la nostra vita...".




N O T E


(1)Oudû e?rûqe d’loj ún to st’mati auto„. Cfr. Prima Epistola di Pietro, 2-22, in Novum Testamentum Grece, Stuttgart, Deutsche Bibelstiftung, 1979. Betrug è la traduzione tedesca del dòlos greco; per il traduttore francese è la "tromperie", l'"imposture", la "ruse" ecc. Il termine ricorre, nella versione luterana del Nuovo Testamento, a qualificare i nemici della Verità : i Betrüger e la stessa "natura umana". Cfr. Exegetisches Wörterbuch zum Neuen Testament, hrsg. von H. Balz und G. Schneider, Stuttgart, Verlag W. Kohlhammer, 1980, p. 830-832 : "Betrug (...) 2) Qualifizierung menschlichen Seins und Tuns".

(2) Cfr. Giovanni, 18, 13-24.; Matteo, 26, 57-68; Marco, 14, 53-64; Luca, 22, 54-71. Altri luoghi neotestamentari nei quali emerge l'opposizione Aløqhia-d’loj,Wahrheit-Betrug: Marco, 14, 1; Matteo, 26, 4; Apocalisse 1, 47 e 13, 8. 

(3) Cfr. Hegel sécret, Préface à la deuxième édition, pp. VIII-IX [trad. it. Hegel segreto, Napoli, Guida, 1989]. D'Hondt è autore, tra l'altro, di Hegel philosophe de l'histoire vivante, Paris, P.U.F. Epimethée, 1966 (Tesi principale di Dottorato) e De Hegel à Marx, Paris, P.U.F. 1972.

(4) Cfr. O. Bloch (a cura di), Le matérialisme du XVIIIe siècle et la littérature clandestine, Paris, Vrin, 1982, pp. 13 sgg.; gli articoli di F. Weil, La diffusion en France avant 1750 d'éditions de textes dits clandestins, p. 207 sgg. e di M. Fontius, Littérature clandestine et pensée allemande, p. 251 sgg. 

(5) Cfr. O. Bloch (a cura di), Spinoza au XVIIIe siècle, Paris, Klincksieck, 1990. 

(6) Cfr. Hegel, Fenomenologia dello Spirito, trad. it. di E. de Negri, Firenze, La Nuova Italia, 1979, vol. II, sez.VI , chap. C - "Lo spirito certo di se stesso. La Moralità", § b) "la distorsione", p. 149 sg.

(7) Cfr. Hegel, La Phénoménologie de l'esprit , trad. fr. de J. Hyppolite, Paris, Aubier, 1941, tome II, p. 156: Hyppolite traduce Verstellung con "le deplacement (équivoque)": "lo spostamento (equivoco)" - aggiungendo in nota: "È impossibile rendere con esattezza quest'espressione tedesca che significa sia spostare che dissimulare. Hegel gioca con i due termini insieme: aufstellen e verstellen . La coscienza cioè pone un suo momento che immediatamente sposta in altro luogo. Noi diciamo "uno spostamento della questione", ma al limite tale spostamento cosciente diviene qui un'ipocrisia".

(8) Cfr. Hegel, Phénoménologie de l'esprit, trad. fr. de Jean-Pierre Lefebvre, Paris, Aubier, 1991, p.408: La recente traduzione di Lefebvre rende Verstellung con "le travestissement", che può voler dire tanto "travestimento" quanto "travisamento" della verità. Lefebvre nota: "Si tratta qui del termine corrente che designa la contraffazione, il travestimento-travisamento o la mascherata sotto la quale è nascosto qualcos'altro, a tutto vantaggio di un'apparenza che ne simula la presenza". Cfr. anche una nuova traduzione francese, a cura di G. Jarczyk e P.-J. Labarrière, Paris, Gallimard, 1993.

(9) D'Hondt riconosce, infine, il proprio debito nei confronti dell'eccellente lavoro di Jean-Pierre Lefebvre, germanista fra i più attenti nella traduzione dei testi filosofici classici. Cfr. Hegel, op. cit., Avant-propos, p. 18: "La Phénoménologie, en effet, est un grand livre de traduction, un immense glossaire souple, adéquat à une mission de communication. Elle n'est pas uniquement ce trésor original et pur que les autres s'efforceraient de transporter dans leur langue, mais elle-même une anthologie dialectique du trésor des autres, la mise en dialecte de la philosophie universelle et du discours de l'Histoire".

© 1999 Paolo Quintili





 

 
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