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Numero monografico della rivista telematica «Filosofia moderna» anno 1, n°1, novembre 2004 Call for papersLa determinazione, il determinismo 1. Storia del concetto. Età moderna, filosofia, etica
È a Immanuel Kant (1724-1804) che si deve la prima, accertata utilizzazione del termine «determinismo» in filosofia, nel contesto delle discussioni sul libero arbitrio condotte nellopera La religione nei limiti della sola ragione (1794). Luso del concetto cade in unimportante osservazione a piè di pagina della Annotazione generale, dal titolo: «Del modo come loriginaria disposizione al bene si ristabilisca nella sua forza», che Kant pone a conclusione del capitolo 1: «Della coesistenza del principio cattivo accanto a quello buono o del male radicale nella natura umana». Contrariamente a gran parte degli Illuministi europei, il filosofo di Königsberg, cresciuto alla scuola del pietismo tedesco, parte dal presupposto che esiste nelluomo un «male radicale», ossia una tendenza radicata nellumanità in quanto specie, a deviare dalla retta massima della moralità e della coscienza morale, anche nei casi in cui il soggetto ne è perfettamente cosciente. Il «male» ha un fondamento soggettivo, umano esiste solo in quanto luomo può essere cattivo radicato nella costitutiva struttura ontologico/trascendentale della natura umana, la quale manifesta quindi, come caratteristica propria, quella di essere moralmente libera. Essa, in quanto specie, può determinarsi al bene come al male, ma anzitutto è spinta naturalmente al secondo piuttosto che al primo (la «radice» del «legno storto» dellumanità è malvagia). Il retaggio del rigorismo pietistico è evidente, nellinterpretazione filosofica che Kant offre qui del mito cristiano del peccato e della caduta. Nel momento, tuttavia, in cui si tratta, da ultimo, di ristabilire lincondizionatezza e limperatività della legge morale, Kant tiene ad affermare la priorità di questultima, malgrado tutto (malgrado il «male radicale»), sul piano della coscienza soggettiva, per cui la coscienza stessa della legge morale con la sua cogenza, vincolo, santità ecc. precede sempre il concetto della libertà dellarbitrio. In altre parole, la legge morale precede la libertà di fare il bene o il male. Le ragioni di tale primato della coscienza morale sulla libertà, afferma Kant, sono impenetrabili:
Bisognerà che ciascuno confessi che non sa se, capitandogli un tal caso [di poter sormontare tutti i moventi naturali che spingono a trasgredire la legge morale], non cederebbe nel suo proposito. Ma, ciò non di meno, il dovere gli comanda incondizionatamente: tu devi rimanere fedele alla legge; quindi ciascuno con ragione conclude chegli è nella condizione necessaria di potervi anche rimanere; ed allora il suo arbitrio è libero (Die Religion innerhalb der Grenzen der bloßen Vernunft; trad. it,. a cura di M. Olivetti, Laterza, Roma-Bari 1995, p. 53).
Kant conclude così che è inutile fare appello al «determinismo» per dar conto di questa «proprietà impenetrabile» di attenersi liberamente al comando della legge morale. Il determinismo è qui inteso come «espressione indicante la determinazione dellarbitrio mediante ragioni interne sufficienti», da non confondersi con
il predeterminismo, secondo il quale le azioni volontarie, in quanto avvenimenti, hanno le loro ragioni determinanti nel tempo anteriore (che, come ciò che in sé racchiude, non è più in nostro potere), possa essere conciliabile con la libertà, secondo la quale, tanto il fare quanto il non fare unazione, bisogna che sia in potere del soggetto, al momento del suo accadere (Ibidem).
La posizione del problema del determinismo etico e la nascita dell-ismo stesso non poteva essere più chiara e ha, dietro di sé una lunga storia, la storia della «cosa»: la determinazione (Bestimmung) o il determinare (Bestimmen) in quanto tale, come atto umano, logico, temporale, etico, di attuare e sottostare a leggi, norme, principi. Per Kant, alla scuola di Leibniz e fedele al «principio di ragion sufficiente», non è in questione il determinismo come insieme di cause o ragioni interne che bastano a spiegare un fenomeno, unazione ecc. ma piuttosto, nel caso dellazione morale, si tratta del potere del soggetto a compiere o meno una determinata azione. Questione di potenza e di forza morali presenti nel soggetto. Dietro Kant si staglia lombra enorme di Spinoza e dellEthica more geometrico demonstrata (1670, postumo) punto davvio della riflessione moderna sul determinismo, insieme alle precedenti formulazioni che del problema aveva dato Cartesio, nel Discorso sul metodo (II, la questione della «morale provvisoria») e i cartesiani «ortodossi» (Malebranche, Mersenne ecc.) ed «eterodossi» (Spinoza, Regius e i materialisti clandestini, autori, tra laltro, del Traité des trois imposteurs). A Spinoza verrà dedicato, in questo numero, unattenzione particolare. Tornando alla Religion, la minaccia alla libertà dellarbitrio e, conseguentemente, allequilibrio della coscienza morale e dei suoi (buoni) propositi, non starebbe, secondo Kant, dalla parte del determinismo ma piuttosto da quella del predeterminismo, per ovvie ragioni:
Non cè nessuna difficoltà a conciliare il concetto della libertà con lidea di Dio in quanto Essere necessario [che determina cioè i casi delle azioni umane]; perché la libertà non consiste nella contingenza dellazione (non dice che questazione non sia determinata da motivi), non consiste cioè nellindeterminismo (secondo il quale bisognerebbe che Dio potesse ugualmente compiere il bene o il male, affinché la sua azione dovesse essere chiamata libera), ma consiste nella spontaneità assoluta, che è in pericolo solo con il predeterminismo, nel quale la ragione determinante lazione è nel tempo passato, e perciò mi determina così irresistibilmente che lazione attuale non è più in mio potere, ma nella mano della natura. Ma siccome in Dio non si può concepire nessuna successione di tempo, questa difficoltà cade allora da se stessa (Ibidem, p. 54).
E nelluomo ? Se le ragioni sufficienti delle sue azioni stanno (come stanno sempre) dietro di lui, nella storia della sua esistenza, dei suoi dubbi, bisogni, passioni, dolori, piaceri ecc. che ne è della libertà dellarbitrio? Luomo, allora, non è così assolutamente, anche se contingentemente, predeterminato? Non è ogni vero determinismo, per luomo, un predeterminismo? La domanda resta taciuta, come unimplicita aporia che il testo kantiano non arriva a sciogliere, ma che ha saputo porre, con estrema coerenza, in modo veramente magistrale.
2. Età moderna e contemporanea, filosofia, scienze naturali
Secondo Kant conclusione del primo capitolo della Religion cè bisogno, ragionevolmente a seguire i dettami appunto di una «religione entro i limiti della nuda (bloße) ragione» della Grazia divina per sormontare le difficoltà del predeterminismo legate alla fragilità della natura umana, inficiata dal «male radicale». Invero, già una lunga tradizione di pensiero ateo e libertino, che può esser fatta risalire alletà rinascimentale di area italiana, su fino ai cartesiani eterodossi, aveva in molteplici modi rilevato «la cosa» in questione, che Kant stesso rileva: ossia il fatto che, in ambito etico, esiste una costitutiva predeterminazione delluomo rispetto alle forze 1/ della natura in generale e 2/ della storia particolare, dei condizionamenti, caratteri, tipi ecc. propri di ciascun individuo, assolutamente indipendente dal sentimento religioso. Kant lo sapeva bene, tantè che nel sistema della filosofia trascendentale, la branca della scienza fisica regno della natura e della necessità meccanica di cui si occupa la Critica della ragione pura teoretica, è accuratamente distinta dalla branca della morale regno dei fini e della libertà di cui deve occuparsi una Critica della ragione pura pratica. Il dovere morale, per Kant, non è sottoposto a leggi la cui necessità è di tipo meccanico. Il dovere, cioè, come la libertà, è un fatto della ragione e si esplica attraverso massime o imperativi soggetti sempre alla contingenza dellazione e ai limiti della soggettività morale. Il superamento della condizionatezza, biologica e storica, si attuerà, da ultimo e potrà attuarsi compiutamente solo sul terreno di una religione pura razionale che integri la Grazia e la libertà umana in seno al sistema delle cause contingenti, le quali spingono, possono spingere, luomo tanto sul versante della legge morale quanto sulla china del «male radicale». Con questa soluzione del problema del determinismo Kant il quale, in etica, era un convinto antideterminista e libertario compie un duplice balzo, insieme in avanti e indietro. In avanti, in quanto sancisce, sulla scia di Cartesio, la definitiva separazione del dominio della scienza della natura dalla morale, luna regno della necessità, laltra della libertà. Tuttavia, ciò facendo, di fronte al problema aperto dellunità dellesperienza e del sapere umani lunità dei due domini, natura e morale , Kant torna indietro rispetto al passo compiuto da Spinoza e dai materialisti riguardo il determinismo, consistente : 1/ o nel negare semplicemente la libertà umana come assoluta spontaneità (libero arbitrio) e, insieme, lesistenza di un suo garante metafisico (Dio), per ricercare le radici della libertà nella natura stessa, nella determinazione naturale e nella sua ratio; 2/ o nellidentificare Dio ovvero, in termini kantiani, il Principio incondizionato della catena (totalità) delle condizioni empiriche con la Natura stessa e le sue leggi (Deus, sive natura), rendendo immanente allesperienza il principio della sua condizionatezza. Kant riaffida al potere della Grazia e a una religione pura razionale il compito di saldare le «due nature» delluomo quella razionale e quella morale, la materiale e la spirituale e i correlativi ambiti di legalità, per non dover incorrere nella coerente conclusione spinozista monista: cè una sola natura, quella materiale e razionale, comunque si voglia intendere «natura» e «ragione» del problema del determinismo (o, nei suoi termini, del «predeterminismo»). In ambito scientifico si deve ad un altro grande pensatore e teorico francese della stessa epoca, Pierre Simon de Laplace (1749-1827), la formulazione dellipotesi cosmologica determinista sulla formazione del sistema solare che porta il suo (loro) nome, nellEsposizione del sistema del mondo (1796) lipotesi detta «di Kant-Laplace», che Kant formulò per primo nella Storia generale della natura e teoria del cielo (1755), sullorigine del cosmo dalla condensazione gravitazionale meccanica di una nebulosa originaria di materia interstellare , e la messa a punto, nel medesimo contesto di una spiegazione meccanica generale del mondo fisico, di una teoria deterministica delluniverso che ebbe gran successo nel corso dellOttocento, espressa da Laplace nel Saggio filosofico sulla probabilità (1814) : «Noi dobbiamo considerare lo stato presente delluniverso come leffetto di un dato stato anteriore e come le causa di ciò che sarà in avvenire. Una intelligenza che, in un dato istante, conoscesse tutte le forze che animano la natura e la rispettiva posizione degli esseri che la costituiscono, e che fosse abbastanza vasta per sottoporre tutti i dati alla sua analisi, abbraccerebbe in ununica formula i movimenti dei più grandi corpi delluniverso come quello dellatomo più sottile; per una tale intelligenza tutto sarebbe chiaro e certo e così lavvenire come il passato le sarebbero presenti». Il determinismo scientifico, in età moderna e contemporanea, dopo Kant e Laplace, concernerà prevalentemente il problema della determinabilità meccanica dei fatti di natura, secondo leggi e/o condizioni di possibilità che stabiliscono i limiti del loro essere oggetti di conoscenza razionale. Un altro fisico e astronomo francese, Jospeh J. Lefrançois de Lalande (1732-1807) sintetizzò in una formula più semplice il senso di questo determinismo nella pratica della scienze della natura : «è linsieme delle condizioni necessarie atte a determinare un fenomeno dato». La questione spinosa del determinismo etico, che pure è inseribile in questa stessa linea di problemi, sembrò, dopo la formulazione kantiana della Legge morale come imperativo categorico (Critica della ragione pratica, 1788) la cui proprietà originaria è impenetrabile (donde la necessità della Grazia), messa da parte come un retaggio di tempi antichi (Democrito, Epicuro ecc.) anche se risorto a nuova vita e di recente memoria. Spinoza, lo «spinozismo» ateo e il materialismo, daltronde, avevano conosciuto unefficace censura, anche da parte delle punte più avanzate della filosofia occidentale moderna. Rousseau, Condillac, Hume, Reid, Hegel ecc., nelle loro evidenti divergenze speculative, sono daccordo su un fatto: di ritenere il materialismo deterministico, in etica, pericoloso e, in ultima istanza, fallace. Dagli studi più recenti sul problema, infine, si ricava un quadro delle soluzioni proposte, anche in età contemporanea, che vede nel determinismo materialistico unipotesi sulla difensiva, di fronte al proliferare di teorie indeterministiche più à la page (vedi M. De Caro, Il libero arbitrio. Una introduzione, Laterza, Roma-Bari 2004, pp. 11-20, cap. II: «Libertà e determinismo», pp. 56-86). Su un altro versante è stato a ragione osservato: «La ‘crisi delle ideologie’ è destinata, secondo alcuni, a travolgere lo stesso spirito scientifico. L’irrompere del ‘Caso’ implicherebbe un esito fatale per la scienza, nata per prevedere, finita invece con l’evocare il non prevedibile. L’epilogo andrebbe salutato come liberatorio: l’emergere del ‘Caso’ vanificherebbe le mire di dominio della scienza, moderna metafisica. Un’analisi di queste posizioni condotta lungo le teorie storiche e sociali, la genetica, la termodinamica classica e dissipativi, i giochi d’azzardo, le ‘catastrofi’, la casualità logica, la meccanica quantistica e relativistica mostra però che di una vigenza di principio del ‘Caso’ non può a rigore parlarsi; l’evocazione del ‘Caso’ copre semplicemente problemi ancora aperti nella scienza moderna. Lungi dall’implicare effetti liberalizzanti, l’indeterminismo di principio rischia semmai di bloccare la ricerca, con esiti ‘tirannici’. Resta il problema della fondatezza delle verità scientifiche. Qualora non si pretendano criteri assoluti di demarcazione, la scienza può assumere ragionevoli connotati, congrui alle mondane faccende» (G. I. Giannoli, Il Caso, un tiranno. Elogio della curiosità, Milano, F. Angeli, 1986; vedi anche, nel sito, Bibliografia). Il proposito di questo numero monografico di «Filosofia Moderna» è di spezzare una lancia in favore di questa tradizione materialista minoritaria e 'perdente' anche in rapporto al senso comune, per rimettere in gioco la partita del determinismo e del suo oggetto: la determinazione da punti di vista diversi, talora critici: della filosofia morale, della storia delle idee, dellepistemologia, delle teorie e dei metodi scientifici in quanto tali, in una prospettiva unitaria.
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© 2004 Paolo Quintili
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